“The hunt” / “Il sospetto” (DK 2012) di Thomas Vinterberg – Recens. e trailer.

Quando la macchina del fango si mette in moto…

(marino demata) Thomas Vinterberg è stato il cofondatore del movimento Dogma 95 assieme a Lars Von Trier. Il movimento prende una posizione decisa contro tutte gli artifici che il cinema contemporaneo mette in campo, a partire dalla sovrabbondanza di effetti speciali. I primi anni ’90 infatti sono stati quelli della creazione, del lancio e dell’uso smisurato di essi, se si pensa che Jurassik park, nel 1993, era stato in certo senso il battesimo del cinema basato sui costosi artifici e le nuove tecniche . Esse furono accolte ad Hollywood con grande entusiasmo, come si può accogliere la nascita di una nuova era.
Per i teorici di Dogma 95 l’uso degli effetti speciali snatura completamente il concetto di cinema e il suo rapporto con la realtà. Ne verrà fuori un manifesto attraverso il quale tutti gli aderenti al movimento si impegnano a ripudiare gli effetti speciali, non facendone mai uso, ma si impegnano anche a praticare severe regole di comportamento che confermino l’aderenza del cinema alla realtà. Nemmeno la colonna sonora è consentita perché crea emozioni artificiose e aggiuntive rispetto alla storia narrata in un film. Bisogna inoltre, per il movimento, girare un film con la luce naturale ed evitare false scenografie.
Il movimento avrà una funzione positiva soprattutto nel tentare di ristabilire, contro gli eccessi di Hollywood, un più autentico e stretto legame tra cinema e realtà.
Il movimento fu giudicato, da molti critici, eccessivamente punitivo verso la creatività dei registi e le dieci regole  (o dogmi, come provocatoriamente vennero battezzati dagli stessi fondatori) esagerati e paragonati alla imposizione della verginità da salvaguardare ad ogni costo. Cionondimeno, aderirono al movimento molti registi e furono prodotti in circa dieci anni 35 film, che esplicitamente si richiamavano al movimento stesso. Il movimento ritenne esaurita la sua funzione nel 2005,atttraverso un nuovo documento che ne sanciva le fine.
Il primo e sicuramente uno dei prodotti più interessanti di Dogma 95 fu sicuramente Festen di Thomas Vinterberg (Premio speciale della Giuria al Festival di Cannes). Il film è tutto incentrato sullo svolgimento della festa del 60° compleanno di un grande magnate della finanza, che invita parenti e amici, tranne il figlio primogenito, che invece si presenta ugualmente. In un discorso di brindisi il figlio accusa il padre di aver abusato di lui e di sua sorella quando erano bambini. In un successivo discorso il figlio, di fronte ad amici e parenti increduli, mostra una lettera della sorella nella qual spiega i motivi del suo suicidio.
Abbiamo ricordato questo bellissimo film, che apre la stagione di Dogma 95, perché Vingerberg, nel 2012 gira The hunt, cioè La caccia (tiolo italiano Il sospetto), che ci racconta di una problematica esattamente opposta, e cioè di una falsa accusa che rischia di rovinare la vita ad un uomo decisamente per bene, in una piccola comunità danese.

Lucas, interpretato da uno strepitoso attore come Mads Mikkelsen, era un insegnante di asilo, fino a che la scuola dove insegnava non aveva chiuso definitivamente i battenti. Molto stimato e ammirato in paese, si adopera nell’ intrattenere i bambini dell’asilo, che lo adorano, nel giardino della loro scuola e nel fare dei lavoretti per guadagnare qualcosa, col pieno consenso della Preside. Molto legata a lui appare Greta, la figlia del suo migliore amico, che prepara anche un regalo per il suo maestro di giochi, che però Lucas rifiuta garbatamente. Greta, toccata dal rifiuto, confida alla maestra di essere stata molestata da Lucas.
Va detto che qui non si rivela nulla di nascosto al pubblico, perché, dallo svolgimento delle prime sequenze appare del tutto evidente la menzogna della bambina, che potremmo definire una sorta di dispetto. Non c’è dunque suspense e non c’è da aspettare la fine per sapere la verità, che è già del tutto palese.
Il film è invece incentrato sul dramma di questo quarantenne, già abbastanza provato dalla vita e con un divorzio molto tormentato alle spalle e con difficoltà a vedere il proprio figlio. Ed è incentrato anche sulla reazione del villaggio alle accuse cui viene sottoposto Lucas. Sembra che nessuno, dalla polizia che apre  un’inchiesta, alla Preside e a tutti i cittadini del Paese, abbia il minimo dubbio sulle accuse lanciata dalla piccola Greta verso Lucas. La cui vita diventa un inferno: dal proprietario del supermercato che lo caccia e non vuole che etgri più nel suo negozio, a tutti  i genitori, che lo vedono come una minaccia e sospettano che qualcosa possa essere successo anche ai loro figli. Di qui la validità del titolo originale del filma, La caccia, perché di questo si tratta: della caccia nei confronti di un uomo assolutamente innocente, che viene braccato da una intera comunità, in preda alla paura e all’isteria collettiva.
La situazione descritta da Vinterberg in Festen qui viene ribaltata completamente. Se in Festen abbiamo assistito alla storia della denuncia di abusi verso i minori sempre tenuti nascosti e poi improvvisamente venuti alla luce, qui è il contrario: il protagonista viene accusato di abusi mai commessi e lontani dalla propria personalità e dal proprio vissuto.
Per questi motivi, The hunt è un film provocatorio che vuole coraggiosamente smentire alcuni luoghi comuni, come quelli legati ai bambini, che non mentirebbero mai, perché innocenti. E l’innocenza è sinonimo di verità e schiettezza. Non sempre è così, dice Vinterberg, anche se potrebbe far male sentire queste affermazioni.
Vinterberg ci mostra anche, con molti esempi, la reazione di un intero paese, compreso quella del suo migliore amico. Ad un certo punto sembra che tutti debbano girargli le spalle. La macchina del fango, sembra dire Vingerberg, quando è messa in moto, sa diventare inarrestabile. E noi aggiungiamo che chiunque potrebbe trovarsi nella medesima situazione.
Che Mads Mikkelsen fosse un grande attore lo sapevamo da tempo. Ma qui, nel ruolo dell’innocente braccato e che non si piega di fronte alle ingiustizie umane, supera se stesso e dimostra di aver pienamente meritato il premio di migliore attore protagonista al Festival di Cannes.
Da sottolineare che il film è stato anche candidato all’Oscar quel migliore film straniero.