“Broken flowers” (Usa 2005) di Jim Jarmusch

Il movimento che è alla base del cinema di Jarmusch

(marino demata) Il movimento (il più delle volte nella versione del viaggio) è la caratteristica fondamentale del cinema di Jarmusch; esso però si può distinguere in movimento voluto e cercato e in movimento obbligato, a cui un personaggio è costretto dalle circostanze o dalla volontà altrui dalla quale non sempre ci si può sottrarre.
Il movimento, nei film di Jarmush esprime, il più delle volte, la ricerca verso qualcosa di nuovo, di diverso, anche se poi, a volte, si configura come movimento illusorio o addirittura “falso movimento” alla maniera wendersiana.
Broken flower (2005) , oltre ad essere un film meraviglioso, è quello che forse illustra meglio di ogni altro questa voglia di andare in cerca di qualcosa. In questo caso il qualcosa è di estrema importanza ed induce il protagonista, l’eccellente Bill Murray, a vincere la propria pigrizia, la propria immobilità e vocazione alla “permanenza” dovuta all’età matura e al proprio carattere, per intraprendere un viaggio faticoso, in quattro diverse città lontane l’una dall’altra in quattro angoli degli States.
Don è una persona agiata, vive in una bella casa, ha un lavoro molto redditizio nel campo dei computer ed ha trascorso la propria vita facendo il playboy. Ha avuto moltissime donne e la cosa gli ha procurato molta soddisfazione ed autostima. Ma da un po’ di tempo questo tipo di vita comincia ad essere meno funzionale ad un ultracinquantenne, quale egli è ormai. Don comincia a porsi molte domande sul senso della propria vita, sul proprio passato e sul suo futuro. Un senso di noia mista a malinconia si impadroniscono di lui e quasi lo immobilizzano a volte impedendogli perfino di alzarsi dal suo divano davanti alla TV, ove vede ripetutamente il suo film preferito: guarda caso, il Don Giovanni di Alexander Korda! E in un’altra occasione lo vediamo sempre seduto sul solito divano ad ascoltare musica e a sorseggiare champagne, brindando probabilmente alla sua solitudine. 
Vive con la sua ultima fiamma, Sherry (Julie Delpy) che ha preparato le valige per andarsene via e glielo comunica in modo alterato aggiungendo di non voler più vivere con un playboy ormai immobile e sulla via del tramonto. Vedendola avviarsi all’auto, Don è incapace di dire altro che il suo nome.
Eppure quella vita, che ha preso la strada della monotonia e della noia esistenziale, riceve un improvviso scossone dall’arrivo di una lettera anonima in busta rosa e con i  caratteri rossi di una macchina da scrivere. La lettera è di una delle sue ex fiamme, che gli comunica di aver avuto, dalla relazione con lui, un figlio, oggi ventenne, che si è voluto mettere sulle sue tracce. Don confida il tutto a Winston, il suo vicino ed amico, che ha l’hobby del detective ed è non privo di capacità e di felici intuizioni. Secondo Winston, Don deve fare la lista delle donne da lui avute in passato poco più di venti anni prima, tutte quelle che potrebbero essere la madre di suo figlio, rivederle, trovare indizi e così arrivare al ragazzo.

Don mostra di essere molto riluttante a smuoversi dalla sua apatia. Ma in realtà l’arrivo della lettera rosa ha smosso qualcosa nel suo animo. E quando il suo amico detective, a sorpresa, gli porta il piano di viaggio, i biglietti aerei delle varie località, le auto affittate e gli hotel prenotati, le carte stradali con le direzioni da seguire per arrivare alle abitazioni delle sue donne di un tempo, e perfino un CD da ascoltare in auto nei vari spostamenti, a Don non resta altro da fare che iniziare il suo pellegrinaggio nelle quattro diverse località americane. Tante sono le possibili madri, più una quinta che però è morta.
Don inizia dunque questo volontario movimento e il film diventa subito decisamente l’ennesimo  road movie targato Jarmush. E, come nei road movies precedenti, esso è anche l’occasione per mostrarci un’America ben lungi dall’essere da cartolina illustrata: le quattro località visitate, delle quali il regista ritiene del tutto inutile dirci i nomi, sono diverse e lontane tra loro, e riflettono la visione di Jarmush dell’America: paesaggi malinconici e una varia umanità accomunata dalla disillusione del sogno americano.
E,  per ciò che riguarda il protagonista, come sempre il movimento non è solo uno spostamento da un luogo a l’altro, ma è un movimento che smuove qualcosa di profondo dell’animo. Per Don si rivela una rivisitazione del proprio passato, un fare i conti con se stesso, con quello che è stata la propria vita, con i personaggi che la hanno accompagnata e in qualche modo arricchita. Proprio per questo è un viaggio un po’ malinconico, in qualche caso una vera e propria “recherche du temps perdu”, che lascia una traccia triste e a volte perfino straniante. Ma la posta in gioco del movimento è molto alta: trovare il proprio figlio vuol dire dare un senso diverso alla propria vita ed una direzione nuova fino a quel momento insperata. Don è consapevole che il suo viaggio può portargli questo risultato ed anche quando si rende conto del fallimento della sua ricerca e ritorna a casa, con caparbietà pensa che sarò proprio il  figlio che prima o poi verrà a cercarlo. Come minacciato, ma in realtà, nella sua visione, promesso nella lettera anonima,
In questo caso il ritorno al punto di partenza senza risultati apparenti non configura un “falso movimento”. Don è cambiato ed ora ha uno scopo nella sua vita e pensa di vedere in ogni ragazzo che incontra il possibile figlio arrivato in città sulle sue tracce. Creando anche dei grotteschi malintesi, attraverso i quali Jarmusch, come in ogni film, arricchisce l’ordito anche drammatico con un sottile senso di umorismo.

Film di Jim Jarmusch recensiti su Rive Gauche – Festival:
Permanent vacatio (1980): https://wp.me/p3zdK0-3db
Stranger than paradise (1984): https://wp.me/p3zdK0-3ey
Down by law (1986): https://wp.me/p3zdK0-3jW
Mistery train (1989): https://wp.me/p3zdK0-3mz
Night on Earth / Tassisti di notte (1991): https://wp.me/p3zdK0-3np
Dead man (1995): https://wp.me/p3zdK0-3pc
Coffee and cigarettes (2003): https://wp.me/p3zdK0-3uO
Broken flowers (2005): https://wp.me/p3zdK0-4V1
The limits of control (2009): https://wp.me/p3zdK0-20M
Solo gli amanti sopravvivono (2013): https://wp.me/p3zdK0-154
Paterson (2016): https://wp.me/p3zdK0-1VA
I morti non muoiono (2019): https://wp.me/p3zdK0-3X5