“A dangerous method” (UK 2011) di David Cronenberg – Recens. e trailer

La polemica tra Sigmund Freud e Carl Gustav Jung

(marino demata) Nel 2011, con A dangerous method, David Cronenberg, ormai maturo, con alle spalle una vastissima filmografia, sembra che abbia voluto provare il gusto di mettersi da un punto di osservazione opposto a quello che ha caratterizzato decine di suoi film precedenti. Gran parte dei quali avevamo, come temi fondamentali i fantasmi della mente, le ossessioni quotidiane, le allucinazioni e le costruzioni diaboliche a volte realizzate, altre volte solo immaginate. Anche i nostri lettori avranno avuto modo, oltre che di vedere alcuni film dei questo grande regista, di leggere qualche nostro commento ad alcuni di essi. Chi non ricorda la mente distorta di Ralph Fiennes in Spider, frutto dell’accumulo di eventi traumatici dell’infanzia, che fanno del film uno sconcertante, a volte disturbante, viaggio all’interno della mente umana? E che dire de Il pasto nudo, dal romanzo di William Burroughs, ove la mente del protagonista, anche per effetto della droga, continua a vedere esseri mostruosi aggirarsi intorno a sé?  E il senso accentuato di amore e morte che ritroviamo in Crash, ove le menti di un uomo e di una donna percepiscono come alta è l’eccitazione di sfiorare la morte in un incidente stradale? E che dire ancora degli oscuri poteri della mente di Christopher Walken, dopo essere stato a lungo in coma nel film La zona morta?
Gli esempi si potrebbero moltiplicare, scorrendo l’intera filmografia di Cronenberg, che, tutta insieme potrebbe essere definita un viaggio nella mente umana.  
Ebbene ecco che, in A dangerous method, il regista canadese, pur patendo ancora una volta da una mente alterata da i traumi infantili, concentra la sua attenzione sui due grandi studiosi della psiche, Sigmund Freud (Viggo Mortensen) e Carl Gustav Jung (Michael Fassbender), negli anni antecedenti alla Prima guerra mondiale. Sono gli anni delle prime grandi scoperte della psicologia, delle prime ardite analisi e terapie, che non mancano di scandalizzare il mondo dei benpensanti e che perciò suggeriscono anche cautele e strategie coerenti per poter andare avanti nelle ricerche senza eccessivi ostacoli.
Il film ci mostra una prima fase di fattiva collaborazione tra i due studiosi e si concentra sull’arrivo, presso la clinica psichiatrica di Zurigo, dove Jung è uno psicologo già affermato, di Sabina Spielrein. Il film ci mostra Jung felicemente sposato: un quadro famigliare idilliaco con la moglie in attesa del primo figlio. Sabina (Keira Knightley) è un’ebrea russa sofferente di attacchi isterici di particolare intensità. Jung non ha esitazioni ad applicare i metodi della psicoanalisi di Freud per scoprire le cause dell’isteria di Sabina, al fine di predisporne i rimedi. E parla frequentemente di questo caso anche con Freud, che sembra molto interessato agli sviluppi della applicazione del suo metodo.

Jung riesce ad individuare in episodi dell’infanzia e dell’adolescenza di Sabina le cause della sua isteria e  in particolare nei rapporti con suo padre particolarmente violento nei suoi confronti. Ma la variabile che interviene improvvisamente è l’innamoramento di Jung per la sua paziente. I due diventano amanti e Freud, allorché comprende ciò che sta accadendo,  non può che giudicare negativamente, nonché deontologicamente sbagliato, il comportamento di Jung. Sarà proprio questo, oltre che l’insorgere di profonde divergenze teoriche, la causa della rottura tra i  due scienziati.
I lunghi dialoghi tra i due studiosi, per merito dell’ottima sceneggiatura ed anche per merito dei due attori, Mortensen e Fassbender,  lungi dall’essere verbosi e prolissi, costituiscono invece la parte più interessante del film e mettono in condizione lo spettatore di  comprendere a fondo la dialettica tra i due studiosi e le ragioni che sostengono le due diverse posizioni. Molto interessante è anche l’evoluzione della Spielrein, che, da paziente, gradatamente diventa a sua volta psicologa affermata, la prima donna  a conseguire il dottorato in psicoanalisi. La sua interprete, la Keira Knightley,  riesce a farci comprendere le ragioni del grande salto, dal periodo della schizofrenia, ad un rimarchevole equilibrio emozionale ed alla sua notevole crescita intellettuale.
Come si è visto, i motivi del film sono numerosi e la trama si diparte in altrettante sotto-trame tutte ben funzionanti, tanto che non si ha mai l’impressione che si tratti di storie giustapposte, perché un collegamento logico le tiene saldamente coordinate, tanto che il film ha una propria coerenza e linearità senza inutili salti. In particolare, emerge la graduale divaricazione di quelle che saranno poi chiamate due scuole di pensiero, quella di Jung e quella freudiana. La disputa è radicale: Jung ritiene che nelle analisi dei pazienti non si debbano escludere gli aspetti antropologici e neppure il bagaglio delle  credenze teologico-metafisiche, mentre Freud concentra la sua attenzione sulla biografia di ogni singolo paziente, con le sue peculiarità e con il suo vissuto. Le divergenze teoriche si acuiscono e ad esse si aggiunge il comportamento di Jung verso la Spielrein a rendere non più possibile né la collaborazione, né l’amicizia. In una scena tipicamente cronenberghiana Freud, mentre fuma il suo  immancabile sigaro, chiude il rapporto riponendo in una scatola tutte le lettere di Jung e, alla fine, anche una sua piccola foto incorniciata, presa dallo scaffale sul quale era rimasta fino ad allora esposta.

Film di David Cronenberg su Rive Gauche – Film e Critica
Shivers (1975): https://wp.me/p3zdK0-4hD
Videodrome (1983): https://wp.me/p3zdK0-49b
La zona morta (1983): https://wp.me/p3zdK0-3AX
Il pasto nudo (1991): https://wp.me/p3zdK0-46w
EXistenZ (1999): https://wp.me/p3zdK0-14U
Spider (2002): https://wp.me/p3zdK0-14U
A dangerous method (2011): https://wp.me/p3zdK0-4Vg
Cosmopolis (2012): https://wp.me/p3zdK0-Fm