“L’immortale” (Fr. 1063) di Alain Robbe-Grillet

L’incontro, l’amore, la scomparsa, la ricerca ostinata.

(nicola raffaetà) Un professore di nome Andrea (Jacques Doniol-Valcroze) si trova a Istanbul in Turchia per motivi di lavoro. Lungo il molo della città incontra una donna, Laila (Francoise Brion), i due si innamorano, passano un po’ di tempo assieme, fanno l’amore, poi lei scompare misteriosamente, lui la cerca, riesce a ritrovarla per poi avere un incidente stradale in cui la donna muore. Andrea ripercorre mentalmente (o realmente?) tutta la storia, passo dopo passo, per poi alla fine, quasi karmicamente, morire nello stesso identico incidente stradale in cui è morta Laila.
Pressappoco possiamo riassumere così “L’immortale”, opera prima del grande scrittore, nonché massimo teorico ed esponente del Nouveau roman (Nuovo romanzo) francese. Il film procede con grandi salti temporali, come si può già vedere nel precedente L’anno scorso a Mariembad, capolavoro di Alain Resnais sceneggiato da Grillet, e condivide con quest’opera una fotografia di primo livello, un bianco e nero che porta lo spettatore al di là della realtà, in una sorta di viaggio mentale ed esistenziale nella mente di Andrea. Istanbul sembra fuori tempo e fuori storia, tutta l’opera si può definire a-temporale e frammentata, come la mente, che si aggrappa al tempo e alla storia nella sua linearità per non perdersi o impazzire,ma in realtà è frammentata e tende a frammentare il Tutto esistenziale, dalla materia che ci circonda ai nostri pensieri e ricordi, facendo perdere la nostra essenza, la nostra anima, il nostro essere. Provate a stare un solo minuto a pensare a una sola cosa, con gli occhi chiusi, non è per niente semplice se non si è allenati un poco, e un minuto è un’eternità, così la mente come una scimmia impazzita che salta da un ramo a un altro, comincia a passare irrimediabilmente da un pensiero a un altro, da un’emozione a un’altra, ad andare avanti e indietro nel tempo, nei ricordi, proprio come accade nell’opera di Grillet. E così, semplici timori si tramutano in paranoie, in angosce, in fissazioni, del tipo “Ho conosciuto una donna, l’ho persa, la devo trovare, a tutti i costi”, e questo forzare le cose che accadono, volerle piegare a tutti i costi al nostro volere, cosa tipica dell’Ego, in particolare quello occidentale, quando questo non è possibile, può portarci alla sciagura, alla disgrazia, alla morte.

Andrea fa di tutto per ritrovare Laila, interroga amici, persone che hanno visto la donna, come ad esempio il venditore turco di statuette, ma nessuno riesce a dargli una risposta che possa aiutarlo nella sua ricerca, il sospetto si insinua in lui, le “malelingue” fanno il loro gioco, sembra che Laila faccia parte di un brutto giro, forse prostituzione? Ma Andrea non demorde, continua la sua ricerca e alla fine ritrova la sua amata con la quale non ha solo condiviso semplice amore, ma pratiche sado-erotiche appena accennate nella pellicola. Ma il voler forzare innaturalmente questa ricerca, come detto, porta alla disgrazia e la donna muore in un incidente stradale con a fianco Andrea che ne esce incolume. Tuttavia la sua mente non ha intenzione di arrendersi, ripercorre nuovamente tutta quella storia e di nuovo forzando gli eventi, ormai paranoici, anche Andrea muore nello stesso identico modo di Laila.
Ma in realtà chi è che muore? Maschio e femmina, l’Unità? L’integrità?
E’ il primo film di Grillet che vedo, purtroppo un regista rimasto un po’ nell’ombra rispetto ai grandi autori di quel meraviglioso periodo storico che cavalca tutti gli anni ’60 e non solo in Francia, nonostante la sua collaborazione a quel capolavoro che è L’anno scorso a Mariembad. Spero con la visione degli altri film di entrare più a fondo nella sua poetica, perché già a questa prima esperienza, l’ho sentito familiare e in linea con le mie corde.
L’ho conosciuto perché il direttore della fotografia con il quale spesso lavoro e che ha collaborato con me anche nel mio film “10”, riguardo alla scena iniziale del film girata nella splendida spiaggia della Lecciona di Viareggio, mi disse che gli ricordava non so quale film di Grillet, da allora ne sono sempre stato incuriosito e infine per Natale mia moglie mi ha regalato un favoloso cofanetto con 7 opere del grande regista francese e, dal profondo del cuore, questo film mi ha colpito e catturato, un film bellissimo e profondo, esistenziale, tecnicamente bellissimo.
Che dire, grazie a Marco Rosati che me ne ha parlato, grazie a mia moglie Anna del bellissimo regalo. Appena possibile mi guardo il secondo film, “Trans-Europ-Express (A pelle nuda)”, e vi farò sapere.