“Snatch” (UK 2000) di Guy Ritchie

Uno dei gangster movie più divertente prima di The gentlemen.

(marino demata) Venti anni prima del brillante e pirotecnico The gentlemen, del quale ci siamo occupati in termini molto positivi meno di due mesi fa, il regista inglese Guy Ritchie era stato l’artefice di un altro film che ne rappresenta idealmente quasi il prologo, per sfrontatezza, intrico di rapporti trasversali tra i vari (e numerosi) personaggi coinvolti, e, in generale, brillantezza dell’opera. Ci riferiamo a Snatch:
Snatch ha una trama quasi indescrivibile per quanto è ingarbugliata e contorta e lo spettatore non riesce a padroneggiarla alla prima visione del film. Per me è andata meglio perché – devo confessare – ho visto il film due volte: quando è uscito, nel 2000 e qualche settimana fa, in concomitanza con l’uscita di The gentlemen. Alla seconda visione tutto è stato più chiaro e scorrevole. Nulla più di arcano o misterioso. E perciò possiamo offrire il servizio più corretto ai nostri fedeli lettori: una sinossi che rifletta, in termini il più semplificato  possibile, l’insieme della storia e delle sotto-storie di cui è ricco questo film, che può essere inteso come lo sviluppo del film precedente di Ritchie, Lock, Stock and two Smoking Barrels (in italiano Pazzi scatenati).
Intanto diciamo subito che il complesso dei gangster che incontriamo in questo film è di livello sociale abbastanza più basso di quello che ritroviamo invece in The gentlemen, e questo condiziona in parte il tipo di svolgimento della storia. Insomma, di gentlemen ce ne sono ben pochi (anche se poi The gentlemen è ovviamente un titolo ironico!). Il centro scatenante di tutto è un grosso diamante rubato ad Anversa, in Belgio, da un gangster dal nome emblematico, Frank Four Fingers (Benicio Del Toro). Basta solo questa notizia perché il  variegato e variopinto mondo dei gangster londinesi entri in fibrillazione. Tutti hanno lo stesso desiderio e sono quindi d’accordo: vogliono lo stesso diamante. Per dirla con un esempio desunto dalla storia, sono come Francesco II, re di Francia, e Carlo V, imperatore e re di Spagna: erano d’accordo, perché, per motivi strategici,  volevano entrambi impossessarsi del Ducato di Milano. Eppure, non trovarono niente di meglio che farsi una sanguinosa guerra e darsele di santa ragione. Proprio così succede a Londra. Tutti alla conquista del diamante e a caccia di Frank Four Fingers, a partire dall’affarista americano Abraham “Cugino Avi” Denovitz (Dennis Farina), e il suo amico Doug “La zucca” Denovitz (Mike Reid), nonché l’altro amico “Pallottola al dente” Tony (Vinnie Jones). Insomma, uno schieramento bene assortito come si comprende anche dai nomi di battaglia. Tra i pretendenti non manca un ex agente del KGB, Boris The Blade (“Lametta”) Yurinov (Rade Šerbedžija), il boss del crimine Testarossa Polford (Alan Ford), per non parlare dei loschi ladri ebrei e dei neri veri e propri aftisti della truffa. C’è insomma di tutto.

E, dulcis in fundo, l’irlandese, cioè un pugile a mani nude, leader della comunità degli zingari Mickey O’Neil (Brad Pitt), che diverrà uno l’epicentro per arrivare alla soluzione dell’intricata problematica, anche se ha un accento irlandese così marcato che neanche gli inglesi riescono a comprenderlo. A tale proposito, sarebbe superfluo raccomandare ai nostri lettori di vedere questo film in lingua originale sottotitolata, per evitare i purtroppo sicuri scempi che il doppiaggio può produrre a proposito dei vari dialetti che si accavallano nel film. Ma, per come la pensiamo noi di Rive Gauche, questa raccomandazione vale per tutti i film che recensiamo.
Superfluo sarebbe anche affermare che uno degli elementi più divertenti del film è offerto proprio dalla sfrenata interazione dei sopra citati pretendenti alla pietra preziosa. Insomma, se ne vedono di tutti i colori.
Si diceva di Brad Pitt, vero e proprio epicentro della storia. C’è da aggiungere che mai si era visto prima un Brad Pitt così a posto nel ruolo che gli è stato assegnato e così felice di recitare, tanto che lascia trasparire più volte il suo palese divertirsi. Questa scelta è veramente un indubbio merito del vulcanico regista inglese, a quell’epoca ancora marito di Madonna.
I gangster che sopra abbiamo citato si inseguono, si braccano, si sparano con larghi schizzi di sangue sui muri, o vengono dati come pasto a poveri porci affamati. In tutto questo non dimentichiamo l’arrivo del turco (Jason Stratham), che organizza combattimenti di boxe. Nella fattispecie viene organizzato un combattimento tra il braccio destro del turco e Mickey, cioè Brad Pitt. Il Turco fa convergere le scommesse sulla vittoria di questo, ma Mickey si rivela del tutto inaffidabile e riesce, per dispetto, a perdere.
Ritchie ha inventato uno stile, per il gangster movie umoristico, tutto suo, bisogna dargliene atto. E questo è un gran merito. E se proprio si volesse trovare un precursore della sua sfrenata brillantezza, beh l’unico nome che mi viene in mente è quello di Quentin Tarantino di Pulp fiction e gli altri film a seguire. Perché Tarantino? Per il “pulp”, per le clamorose interazioni tra i vari personaggi, per gli imprevisti tagli e risvolti della trama e per la indubbia brillantezza stilistica. E forse, in aggiunta a tutto ciò, c’è in Ritchie una maggiore velocità di esecuzione, per cui non hai il tempo di metabolizzare gli sbandamenti nelle lotte per il diamante, che ti arriva addosso Brad Pitt perdente nell’incontro di boxe, e così via. E’ tutta una frenesia, c’è poco da fare. E nessuno può negare la bravura del regista inglese nell’organizzare tutto questo…casino.

Film di Guy Ritchie su Rive Gauche – Film e critica:
Snatch (2000): https://wp.me/p3zdK0-4Wl
The gentlemen (2020): https://wp.me/p3zdK0-4Ow