“She’s lost control” (Usa 2014) di Anja Marquardt

All’interno della psicologia delle “sexual surrogates”

(marino demata) She’s lost control (Lei ha perso il controllo) è un film indipendente americano che tratta di una professione poco conosciuta in Italia, ma abbastanza diffusa in America: quella della “surrogata sessuale”. Questa strana espressione esprime l’attività del terapeuta che, attraverso un percorso di conoscenza e di graduale avvicinamento fisico, riesce ad ottenere miglioramenti da  pazienti affetti da disturbi sessuali, che impediscono il raggiungimento della felicità nella vita di coppia. La protagonista di questo film, Ronah (Brooke Bloom), impegnata nello studio al fine di completare il suo master in psicologia comportamentale ha due pazienti che, per un motivo o per l’altro, non riescono a sbloccarsi sessualmente. Il compito della surrogata sessuale è dunque quello di instaurare un rapporto di fiducia basato sulla reciproca conoscenza anche fisica (un pazidente rifiutava assolutamente di togliersi la canottiera davanti a Ronah!).
Il gruppo delle “surrogate sessuali” è coordinato dal dottor Cassidy, al quale si relazionano periodicamente queste giovani professioniste, per comunicare i successi e le difficoltà incontrate nei rapporti con gli uomini affetti da problemi sessuali. Cassidy assegna un terzo paziente a Ronah, Johnny (Marc Menchaca), che ha caratteristiche ancora più complesse dei due precedenti pazienti, per il suo atteggiamento chiuso e impenetrabile. Per Ronah è una sfida con se stessa riuscire a far superare barriere di timidezza e di ritrosia al suo paziente. Comincia dal contatto fisico reciproco: uno è passivo e l’altra è attiva e viceversa. Si inizia col toccarsi le dita di una mano fino al gomito, con un movimento che dovrebbe far riacquistare a Johnny il senso della fiducia nell’altra e il piacere del contatto fisico. I risultati non sono incoraggianti e l’accanimento di Ronah presto si trasforma in simpatia e attrazione, che la spingono a letto col suo paziente. La professione non esclude a priori che i contatti fisici possano arrivare fino a questo punto. Ma quello che sicuramente è escluso da ogni forma di psicologia è il coinvolgimento emotivo e affettivo del terapeuta verso il proprio paziente: insomma quella perdita del controllo menzionata nel titolo stesso del film

C’è da aggiungere che, nel corso della narrazione, Ronah, a sua volta, mostra aspetti discutibili della sua personalità: ha congelato le proprie ovaie per una possibile futura maternità; interrompe le comunicazioni con suo fratello Andro, che vive in Canada, pur sentendo da lui che la loro anziana madre, probabilmente in preda a demenza senile, è scomparsa da casa; ha dei problemi con la sua vicina, dal cui appartamento arrivano perdite di acqua. Sono situazioni che Ronah non riesce a gestire alla meglio. Ma riuscirà alla fine ad avere successo col suo paziente più difficile e refrattario ad ogni tentativo di vera e autentica comunicazione?
Il film della regista esordiente di  origini tedesche Anja Marquart è interessante, perché ci fa conoscere una nuova professione e perché ci introduce nel mondo delle paure del sesso e dei rapporti umani, che è molto più vasto di quanto possiamo credere. Malgrado i problemi personali che, come abbiamo visto, anche la stessa terapeuta si porta dietro, è sicuramente interessante la dedizione con la quale svolge il proprio lavoro, redigendo di volta in volta degli interessanti report sui progressi riscontrati e sulle caratteristiche di ogni singola seduta.
Il film ha ricevuto un importante riconoscimento al Festival di Berlino del 2014, ma, a nostro giudizio, malgrado l’interesse che suscita l’argomento, lascia però nello spettatore un senso di incompiutezza, come un manufatto per il quale manca l’ultima mano di vernice e non si sa perché mai non sia stata passata. Attenzione: non perché la regista chieda al pubblico di ragionarci su e completare l’opera in solitudine. Questo è un lusso che poteva permettersi Kiarostami e tanti altri grandi registi. Qui non c’è nulla da completare, ma sarebbe stato necessario che il lavoro avesse presentato meno lacune di sceneggiatura, che è stata poi scritta dalla stessa regista. Queste lacune non inficiano l’interesse per gli argomenti trattati, ma reclamano una completezza delle tematiche che sembra ad un certo punto sfuggire di mano alla nostra giovane regista, che sembra dunque anche lei affetta dalla perdita del controllo.