“Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey” (UK 2018) di Mike Newell

Dal libro di Annie Barrows e Mary Ann Shaffer

(antonia del sambro) La Seconda Guerra Mondiale continua a essere uno scrigno infinito per scrittori, sceneggiatori, registi e novellieri perché pur nella sua assoluta tragicità ha realmente in sé infinite storie accadute e che si sono succedute nei quattro angoli del mondo senza che nessuno potesse conoscerle tutte. O senza nessuno che fosse, poi, in grado, in qualche modo di raccontarle. Alcune di esse sono del tutto vere, accadute sul serio, altre sono solo frutto della fantasia di narratori ispirati, altre ancora vere solo a metà. Ma tutte hanno lo stesso intento: raccontare ai posteri l’importanza di scansare sempre e a qualsiasi costo l’Orrore. Perché l’orrore una volta che intuisce che può penetrare anche in un piccolo spiraglio, lo fa, e allarga e perfora lo spiraglio fino a impadronirsi di anime e di cuori e a fagocitarli in un solo boccone. E tra le mille e più storie accadute in tutto il mondo c’è anche quella accorsa agli abitanti dell’isola di Guernesey, un’isola dominata per lungo tempo dai tedeschi durante il secondo conflitto mondiale. Una dominazione oscura, buia, terribile che ha lasciato dietro di sé, a guerra finita, macerie familiari, morali ed esistenziali molto più forti e insanabili di quelle fisiche e architettoniche. Gli abitanti dell’isola, una vera comunità unita, solidale, affiatatissima, per lenire il dolore dell’occupazione, la fame mordente e il senso di impotenza persistente che segnava tutte le loro giornate, una sera si riunirono nell’abitazione di uno di loro e si ubriacarono con alcolici fatti in casa di nascosto accompagnati da una terribile e immangiabile torta fatte con le bucce di patata e niente altro, dato che la farina, le uova e lo zucchero erano ad appannaggio dei soli tedeschi invasori. Ma nel ritornare a casa, dopo la serata tra amici della stessa comunità, una pattuglia di ronda tedesca scopre gli abitanti dell’isola e dato che le riunioni e i momenti di aggregazione erano di fatto vietati, il gruppo di amici per non incorrere in punizioni si inventa su due piedi un fantomatico club del libro e della torta con le bucce di patata. I militari tedeschi decidono di non approfondire e di lasciare andare tutti.

Ma il club ormai è fondato e la guerra sta per finire. E così, nel 1946 un abitante dell’isola, Dawsey Adams, ad occupazione terminata scrive una toccante lettera all’astro nascente della narrativa di quel momento: Juliet Ashton. Bella, giovane, fidanzata con un ricco americano, e ad un passo da una nuova vita che l’attende al di là dell’Oceano. Nella lettera Dawsey racconta di avere una copia ormai consunta di un suo vecchio romanzo, copia che di fatto, compone lo smunto tesoretto del club del libro e della torta di patate di bucce di patata di Guernesey. Juliet un po’commossa, un po’ lusingata risponde alla prima lettera e tra i due inizia una fitta corrispondenza attraverso la quale la giovane scrittrice impara a conoscere l’isola, la sua storia, i suoi abitanti e parte della tragedia subita durante l’occupazione tedesca. E allora, un bel giorno decide che a Guernesey lei ci vuole proprio andare, nonostante la promozione in corso del suo ultimo libro e le forti perplessità del suo fidanzato. Quello che Juliet Ashton troverà in quell’isola è molto di più di ciò che poteva immaginare, molto di più della sua vita da scrittrice di successo e di fidanzata di un giovane benestante.
Il club del libro e della torta di bucce di patata Guernesey è quello che io definisco un film completo. Una pellicola in cui la sceneggiatura si snoda perfettamente su più piani inclinati e coincidenti e che vanno dalla storia alla società, dalla ragione al sentimento, dagli uomini alle donne. Si piange, si ride, ci si commuove e ci si arrabbia. Il tutto in una straordinaria e riuscitissima regia del grande Mike Newell e una meravigliosa e incantevole fotografia, che insieme alla ricostruzione pressoché perfetta delle ambientazioni e dei costumi dà vita a una delle pellicole più godibili di Netflix della scorsa stagione. Ma voglio essere pignola comunque e dire che io, personalmente, non avrei mai messo Lily James come protagonista di un ruolo così intenso e toccante. Ma il mio parere sull’attrice non inficia di una virgola la spettacolare bellezza del film. E allora buona visione rivegaucherini. Alla prossima.