“Che-l’argentino” e “Che-guerriglia” (Usa 2008) I due film di Soderbergh su Che Guevara

“Un popolo che non sa leggere e scrivere è facile da ingannare.”

(marino demata) Steven Soderbergh, e, con lui, Benicio Del Toro, che interpreta Che Guevara, hanno fortemente voluto quest’opera, sulla quale hanno lavorato per anni. I punti di partenza sono stati gli scritti dello stesso Che Guevara, il diario della rivoluzione cubana e il diario, scritto giorno dopo giorno, del tentativo rivoluzionario in Bolivia. Il tutto è stato tradotto da Peter Buchman in una asciutta ed efficace sceneggiatura. Cuba e Bolivia sono proprio i due epicentri sui quali si concentra il lavoro del regista, che dà vita in tal modo a due film, per un totale di oltre quattro ore: Che-L’argentino e Che-Guerriglia.
L’eclettico Soderbergh ha voluto quest’opera e l’ha portata avanti, come sempre, nella massima indipendenza da canoni e mezzi del cinema tradizionale, come è costume della sua intera filmografia. E per giunta i due film sono parlati interamente in spagnolo, cioè nella lingua dei personaggi e dei luoghi reali. Anche per questo, ma non solo, i due film hanno trovato l’ostilità di una parte della critica americana.
Lo scopo del film appare subito quello di descrivere non tanto la storia delle due rivoluzioni, quella riuscita e quella fallita, ma la storia dell’uomo nella sua unità, attraverso il successo e la propria caduta.
E quando si imbocca questa strada il grosso rischio è quello dell’agiografia, della santificazione dell’uomo, della sua esaltazione. Dobbiamo dire, invece,  che Soderbergh è bravissimo a tenersi lontano tanto dal dimostrare un proprio coinvolgimento emotivo verso a figura di Che Guevara, tanto dal fare una sorta di freddo e anonimo documentario. L’operazione portata avanti dal regista per tenersi lontano da quei due rischi è quella di mettersi da parte, e, in certo senso, far diventare la sua opera non tanto il film di Soderbergh, ma il film di Che Guevara, mettendosi nei suoi panni, parlando e pensando come se fosse proprio il “Che”. In questo modo Soderbergh evita ogni suo giudizio esplicito sui singoli avvenimenti e sulle scelte del protagonista, per il quale però vengono messe in luce le qualità umane e del rivoluzionario, tra loro strettamente interconnesse e per le quali il regista – lo si avverte – prova un grande interesse.
L’intera opera è dunque suddivisa in due tronconi che si concentrano rispettivamente sulla rivoluzione cubana e sul fallimento di quella boliviana. Soderbergh ha operato questa scelta e di conseguenza trascura tutto il resto della vita del “Che”, ad esempio la sua attività, una volta salito al potere Fidel Castro, di statista e di ministro nel governo cubano, di ambasciatore e di rappresentante del Governo in molte delegazioni all’estero, ecc. Con la sola eccezione dei giorni trascorsi a New York, come rappresentante di Cuba alle Nazioni Unite, impegnato nei rapporti con la stampa e poi in un famoso discorso all’ONU per accusare gli Stati Uniti di imperialismo nei confronti di tutti i Paesi dell’America Latina. La scelta di Soderbegh è che nel primo film (Che-L’argentino) la progressiva avventura della rivoluzione, la sua costruzione e il suo svolgimento vengono intervallati da filmati d’epoca che ritraggono appunto Che Guevara all’ONU o in varie conferenze stampa, in una sorta di flash-forward rispetto all’azione principale. È una scelta che serve al regista per spezzare frequentemente una narrazione che rischia di diventare ripetitiva, anche se pure presenta momenti memorabili.

Il film si apre con lo storico incontro a cena in Messico, a casa di comuni amici, tra Che Guevara e Fidel Castro (Demián Bichir). Da questo incontro nasce una simpatia reciproca e il riconoscersi in ideali simili. Guevara arriva a Cuba, allorchè sono già in atto azioni rivoluzionarie finalizzate a rovesciare il regime dittatoriale di Batista, nato da un colpo di Stato appoggiato degli Americani. Inizialmente Guevara mette a servizio della causa la sua professione di medico: cura i feriti, assiste i contadini ammalati, è prodigo di consigli sulle condizioni di salute di chiunque abbia bisogno di cure. Gradatamente però Soderbergh ce lo mostra conquistare l’ammirazione di Fidel Castro nei panni di stratega della guerriglia, di grande organizzatore dell’avanzata rivoluzionaria, capace di attrarre, con la sua simpatia e dialettica, moltissimi aderenti tra i contadini e i giovani. A questi ultimi, che vogliono aderire a movimento, chiede sempre se sanno leggere e scrivere. In caso contrario vuole che imparino da subito: “Un popolo che non sa leggere e scrivere è facile da ingannare.”
Fidel Castro riconosce le doti straordinarie dell’uomo e del rivoluzionario e lo nomina sul campo “Comandante”. E il Comandante guiderà il suo manipolo di uomini a vincere nella battaglia decisiva per il successo della rivoluzione: la presa di Santa Clara.
Il secondo film, Che-Guerriglia, inizia nel 1965, allorchè il Che lascia Cuba, gli incarichi politici e di Stato, Fidel e i suoi amici cubani e si prepara ad una nuova avventura rivoluzionaria, dopo aver fatto sentire il suo sostegno nei confronti dei rivoltosi a Santo Domingo e nel Congo. È anche il periodo del silenzio di Che Guevara. Il mondo si interroga dove sia finito. Soderbegh, naturalmente, sceglie di non fare congetture e si limita a mostrare Fidel Castro in TV che rende di dominio pubblico la lettera con la quale il Che rassegna le proprie dimissioni dal Governo cubano e rinuncia perfino alla cittadinanza che le era stata assegnata.
Il film non concede nulla alla vita personale del Che. Solo per pochi minuti lo vediamo a casa sua in Messico, prima della partenza per la Bolivia, truccato così bene da non essere riconosciuto dai suoi figli. Un momento di tenerezza con la moglie (Franka Potente) è l’unica concessione di Soderbergh a Guevara uomo, su un insieme di oltre quattro ore di film.
Il secondo film è l’apposto del primo, perché si passa dall’ascesa del protagonista nella rivoluzione cubana, alla sua discesa agli inferi della foresta boliviana. Dal film lo spettatore non si rende pienamente conto come un uomo dell’acume e dell’esperienza di Che Guevara abbia potuto commettere un errore così clamoroso: credere che le condizioni di indigenza e di ingiustizia nelle quali viene tenuto il popolo boliviano possano di per sé far scattare la voglia di cambiamento e di rivoluzione. Lo spettatore si rende subito conto della differenza rispetto al primo film, dove il popolo si unisce con entusiasmo agli uomini del “Che”, perché c’è voglia di profondo cambiamento e di rivoluzione. In Bolivia invece, anche nel popolo più immiserito e oppresso, c’è diffidenza verso i cubani che vengono a fare la guerriglia, le adesioni sono poche, e spesso non mancano delazioni e tradimenti.
Memorabili sono le scene della cattura di Che Guevara e poi della sua uccisione ad opere di due volontari del commando antirivoluzionario. Una scena da vedere e rivedere, dove la camera inquadra le gambe e le scarpe di Che, mentre si sentono gli spari che lo colpiscono in varie parti del corpo, simulando uno scontro a fuoco, per non dare l’impressione che sia stato giustiziato.
Sul piano tecnico il film rappresenta un ennesimo gioiello di Soderbegh, che, come sempre, non perde l’occasione di sperimentare nuove tecnologie di ripresa, un nuovo modello di redcam, coniugato alla tecnica da lui sperimentata in altri film, dei filtri davanti all’obiettivo (chi non ricorda i filtri verdi nel film Underneath / Torbide ossessioni?). Qui usa filtri azzurrini, che a volte diventano più scuri, nelle scene girate nella foresta soprattutto nel secondo film, che danno un senso di soffusa malinconia al paesaggio. Ricordiamo che, come spesso è suo costume, Soderbergh si occupa non solo della regia,  e del montaggio ma è anche direttore della fotografia, per il quale incarico utilizza il nome di suo padre, Peter Andrews.
Il film è stato proiettato per intero al Festival di Cannes, che ha a lungo applaudito e riconosciuta la bravura in particolare di Benicio Del Toro, premio come migliore attore protagonista.

Steven Soderbergh su Rive Gauche – Film e Critica:

Sesso, bugie e videotape (1989): https://wp.me/p3zdK0-22l
Piccolo, grande Aaron (1993) https://wp.me/p3zdK0-4gq
Torbide ossessioni (1995): https://wp.me/p3zdK0-4a7
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Che-l’argentino (2008): https://wp.me/p3zdK0-4Yg
Che-guerriglia (2008): https://wp.me/p3zdK0-4Yg
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