“Offret”/”Il sacrificio” (Sv. 1986) di Andrei Tarkovsky

Con scena in versione italiana

(marino demata) Il sacrificio è l’ultimo film di Andrei Tarkovsky, prima della sua morte, che ha troncato la sua vita a soli 54 anni ed anche una serie di altri progetti cinematografici ai quali pensava da tempo. C’è in questo film un ideale passaggio del testimone tra due grandi registi cioè Ingmar Bergman e lo stesso Tarkovsky. Quest’ultimo infatti ha girato Il sacrificio in Svezia, nell’isola dove ha vissuto prevalentemente Bergman e dove ha girato una serie di film. Tarkovsky si è inoltre servito della Filminstitueteven, la casa di  produzione di Bergman, che ha finanziato il film. Inoltre, il prestigioso direttore della fotografia dei film di Bergman, Sven Nykvist, il direttore artistico Anna Asp e l’attore protagonista del film Erland Josephson hanno fatto parte di questo grande progetto.
Il film si apre con la visione dell’opera, non completata, di Leonardo Da Vinci, L’adorazione dei magi e dalla pregevole esecuzione di Erbarme Dich di Bach e si svolge in una ampia e lussuosa villa non lontano dal mare. Sono da rimarcare gli ampi spazi non solo degli esterni, ma anche dei saloni della stessa villa, che, agli occhi dello spettatore, sembrano un vasto scenario di una rappresentazione teatrale. E in effetti tutta la prima parte del film ha i caratteri del teatro, essendo, in certi senso, dedicata alla presentazione o autopresentazione dei personaggi, ciascuno dei quali ha l’opportunità di esporre, in una serie di battute, il proprio carattere e la propria personalità.

Il film copre circa 24 ore della vita dei vari personaggi, tra i quali spicca la figura di un professore in pensione Alexander (Erland Josephson), uno scrittore, critico e filosofo, che celebra, in maniera molto sobria, il suo sessantesimo compleanno, e viene festeggiato da parenti ed amici con alcuni regali. Tra questi ricordiamo la moglie Adelaide, la figliastra Marta, il figlio, che ha perso la parola, la donna delle pulizie, un postino in bicicletta, molto colto e chiacchierone, un medico, Victor (Sven Wollter), che è anche l’amante della moglie e una sorta di strega, Maria.
Tutto sembra procedere tranquillamente e lo stesso Alexander sembra gioire della sua festa e della compagnia. Ma, improvvisamente, la TV informa che è imminente una guerra nucleare. Subito dopo un blackout interrompe l’erogazione della corrente. Alexander è visibilmente angosciato e si rivolge a Dio e fa un voto solenne: se il mondo riuscirà a superare quel momento di grave crisi e se sarà scongiurata la distruzione dell’umanità, lui vivrà in solitudine separato da tutti, distruggerà ogni suo bene, rinuncerà a tutto. Il mattino successivo Alexander sente esauditi i suoi desideri e i suoi voti. Il mondo esiste ancora e lui è pronto al sacrificio e al pagamento del suo debito verso Dio.
All’interno di questo complesso itinerario spirituale, Tarkovsky ci fa assistere a scene di grande poeticità e suggestione. Nella parte iniziale del film troviamo Alexander e suo figlio piantare un albero piuttosto malandato. Il padre spiega il grande valore di un albero piantato e l’impegno, in certo senso  dovuto, di portare ogni giorno due secchi d’acqua per alimentare la speranza che l’albero possa riprendersi. Ebbene, nella parte finale del film, ritroviamo il ragazzo che mantiene l’impegno e porta due secchi d’acqua verso l’albero.
Ma la scena più memorabile è quella dell’incendio della villa da parte di Alexander, al fine di pagare il suo sacrificio nei confronti di Dio. È una scena di grande suggestione che dura ben sette minuti. Purtroppo, per un disguido tecnico, la scena è stata girata una seconda volta e la villa è stata perciò ricostruita, per poi abbandonarla di nuovo alle fiamme.
Il sacrificio, il settimo ed ultimo film di Tarkovsky, è forse il più denso e ricco di valori morali e spirituali: ed anche per questo sembra un passaggio del testimone da Bergman al regista russo. Ma, al di là della complessa problematica spirituale di cui si fa portatore il protagonista, resta la possibilità di una lettura perfino “laica” della sostanza del “sacrificio” di Alexander. Un sacrificio che vede il singolo uomo mettersi al servizio della società, della intera umanità, nella consapevolezza che si possa anche rinunciare ai propri beni e alle proprie vanità, se questo serve per il bene di tutti. Non dimentichiamo che il sacrificio di Alexander è un sacrificio condizionato. E la condizione che Alexander pone è la sopravvivenza della società e dell’intera umanità. Solo dopo essersi reso conto che il mondo ha vissuto l’alba di un nuovo giorno e che l’umanità è salva, Alexander paga il suo debito, il suo sacrificio per il bene dell’umanità.