“Family life” (Pol. 1971) di Krzysztof Zanussi

Zanussi osserva ed espone la dialettica passato-presente, padre-figlio, arcaico e moderno

(marino demata) Nel 1971, a distanza di due anni dal suo film di esordio, La struttura del cristallo, Krzysztof Zanussi gira il suo secondo lungometraggio dal titolo Family life, col quale ci conduce per mano in un microcosmo famigliare, dove la problematica principale è la difficile comunicabilità tra i diversi componenti. La primissima parte del film ci mostra il protagonista del film, Wit (Daniel Olbrychski), all’interno del suo posto di lavoro a Varsavia. Wit è un giovane e brillante ingegnere designer, che lavora in un’azienda modello, che richiama visitatori da tutto il mondo. È perfettamente  a suo agio nel suo ruolo, ha ottimi rapporti con i suoi colleghi tra i quali ha anche amici, e ci appare molto soddisfatto e realizzato.
Un giorno riceve una comunicazione urgente dalla sua famiglia, che vive a qualche ora di auto da Varsavia, che lo sollecita a venire urgentemente a causa dell’aggravarsi delle condizioni del padre.
Wit si fa accompagnare da un suo collega ed amico, Mareck (jan Nowicki) e riflette sul fatto che manca dalla antica casa paterna, teatro della sua fanciullezza e giovinezza,  da ben sei anni. Arrivati a destinazione, ci rendiamo conto che la residenza è una antica villa, che lascia intravedere le bellezze del passato, ma che in realtà è ormai ridotta male, col giardino poco curato e con un aspetto che lascia presagire una rapida rovina. Ma si tratta, tuttavia,  di una casa con un passato nobiliare, residenza di una famiglia un tempo benestante.
In realtà il padre non è in condizioni tali da giustificare una richiesta di intervento di urgenza per Wit: è alcolizzato ed è burbero e severo con gli altri e con se stesso. La moglie lo ha lasciato da tempo ed ora, dovrebbe accudirlo la sorella di Wit, Bella (Maja Komorowska), che subito  appare non proprio all’altezza di un simile compito, a causa di un fragile equilibrio mentale, che la rende incoerente e poco consapevole di quello che possa desiderare dalla vita. Per fortuna la casa è abitata anche una vecchia zia, che si incarica, alla men peggio, di portare avanti la residenza e i suoi abitanti.

Wit avverte un senso di costrizione e fastidio quando si rende conto che il telegramma e la sua chiamata di urgenza sono state una finzione per costringerlo a ritornare a casa, dove tutti i presenti nella casa vorrebbero che ritornasse. Psicologicamente Wit quasi subisce questo ricatto morale, perché è comunque preda di un senso di colpa verso il padre. Ma il conflitto verso la sua vita attuale a Varsavia e la sue brillante carriera è molto forte. L’unica cosa che Wit può concedere al suo senso di colpa è un colloquio molto intenso col padre, al quale finisce per offrire un posto nella sua futura casa, dopo che si sarà sposato. Il padre  intravede in questo discorso solo un gesto caritatevole privo di ogni solido fondamento e perciò rifiuta. Wit lo rivedrà successivamente quasi dormiente attaccato alla sua bottiglia, in una scena molto triste.
La sorella, Bella, appare molto incoerente ed è subito attratta dalla figura maschile che iol fratello ha portato con sé. E in effetti la giornata si trasforma in un lungo corteggiamento tra Mareck e Bella, pieno di allusioni erotiche. I due, inevitabilmente, finiscono per fare l’amore.
Ma il vero protagonista di questa giornata è la vecchia casa, che Zanussi fotografa in lungo e in largo dall’esterno, dove è maggiormente in mostra la sua decadenza, e dagli interni, ove ancora sono visibili alcuni mobili ed oggetti testimoni degli antichi splendori. È la muta testimonianza di un passato: proprio quel passato che Wit ormai ritiene di aver completamente superato.
In questo film ci sino molte analogie con il film di esordio di Zanussi, La Struttura del cristallo. Anche in questo film emerge la dicotomia vita di città – vita di campagna in modo dialetticamente inconciliabile, proprio come nell’altro film. Ed è anche qui presente il problema della scelta su come vivere la propria vita. Un problema che Wit, dopo l’offerta fatta al padre, risolve drasticamente intimando alla sorella e alla zia di non richiamarlo mai più, qualunque cosa possa succedere.
Dobbiamo anche dire però che questo film ci appare meno profondo e meno interessante del film precedente. Perché sembra un film da camera che gira su se stesso malinconicamente senza portare a nulla di più che ad un ripetersi della tensione tra padre e figlio, e tra passato e presente. Alla fine, il nervosismo di Wit si scaricherà sull’amico Mareck, al quale sembra non voler perdonare di essere andato a letto con sua sorella. Non lo caccerà via violentemente, ma lo inviterà ad andare via con risoluta eleganza: “Guida con cautela”. Sembra che questa giornata abbia distrutto anche una bella amicizia.
il film sta comunque a testimoniare, come ne La struttura del cristallo, il modo col quale un intellettuale come Zanussi vive il momento di transizione che la Polonia sta attraversando negli anni ’70:  le contraddizioni che emergono e si scatenano sono sentite  spesso con sofferenza dai suoi personaggi e vanno direttamente a rispecchiare la sensibilità del nostro regista, che, da attento osservatore,  già coglie molto bene gli aspetti politici e sociali di una realtà in divenire, più di quanto non possa superficialmente sembrare.

Film di Zanussi recensiti da Rive Gauche – Film e cirtica:

La struttura del cirstallo (1969): https://wp.me/p3zdK0-4Xy
Family life (1971): https://wp.me/p3zdK0-4Z2