“Greenberg” (Usa 2010) di Noah Baumbach

La non-storia tra due persone complesse e confuse del territorio Baumbach

(marino demata) Greenberg è il sesto film di Noah Baumbach e il primo girato fori New York, in Los Angeles. Non che questo crei problemi: non vive affatto in questo film la competizione/polemica fra le due situazioni, che aveva alimentato molti film e battute di Woody Allen. D’altra parte, come fra poco vedremo, il protagonista, Roger Greenberg (Ben Stiller) ha trascorso un lungo periodo a New York, prima di fare ritorno in California.
Il film non potrebbe iniziare in modo migliore: per i titoli di testa Baumbach ci riserva un primo piano in profilo di Greta Gerwig, che ci appare mentre guida l’auto lungo il Sunset bouevard. Chi è Greta Gerwig, per chi non la conoscesse?  E’ una sceneggiatrice, attrice e regista che ha collaborato in molte occasioni con Baumbach e con sua moglie (fino al 2013) Jennifer Jason Leigh. Brillante e spigliata, ci appare come una autentica visione mentre guida l’auto, sorridente verso il traffico che scorre e verso l’autista che le consente di effettuare un sorpasso e verso poi la commessa della lavanderia e la venditrice di frutta al mercato. A voler poi trovare il pelo nell’uovo, la troveresti forse un po’ troppo robusta, ma né il personaggio, né l’interprete pare soffrire di nessun complesso per questo. Perchè Greta Gerwig non può non piacere: è la persona che potresti incontrare or strada o in un qualsiasi negozio. Ne resteresti comunque affascinato. Interpreta Florence Marr, l’aiutante tutto fare della famiglia Greenberg, la persona che risolve ogni problema, sempre presente quando la chiami e capace di offriti sicurezza e serenità.
Florence arriva a casa Greenberg, mentre fervono i preparativi per la partenza della famiglia (marito, moglie e due bambini) per le vacanze in Vietnam: le telefonate saranno quotidiane; Florence si occuperà di tutto e in particolare del cane, Mahler, e di Roger, il fratello del capofamiglia, proveniente da New York, dove ha trascorso un brutto periodo culminato in un soggiorno in un ospedale psichiatrico.
Intrerpretato da un Ben Stiller finalmente lontano dagli stereotipi del film comico di cassetta e in un ruolo dai toni molto bassi e dimessi, Roger Greenberg è un quarantenne alla ricerca di se stesso e degli elementi che gli facciano intuire cosa… farà da grande. Del suo passato a Los Angeles non ha lasciato tracce indelebili: era infatti un musicista rock, membro di una promettente band, che lui stesso aveva poi inspiegabilmente smembrato per fuggire verso New York. Nessuno della Band glielo perdona, tranne uno dei membri, Ivan (Rhys Ifans), un suo affezionato amico, a sua volta depresso e con un matrimonio fallito alle spalle

Lo schema del cinema classico alla Hollywood lascerebbe prevedere un promettente amore tra Roger e chi dovrebbe prendersi cura di lui, la brava aiutante di famiglia Florence. Ma, per fortuna, Baumbach è un estraneo ad Hollywood e col cinema classico ha ben poco a che spartire. Il suo Roger ha come progetto di vita, al ritorno da New York, quello di non fare nulla. Tranne qualche lavoretto di falegnameria, l’attività che lo ha tenuto un po’ impegnato a Manhattan. Per il resto rifiuta anche di guidare l’auto e preferisce restare a casa a scrivere lettere di protesta nei confronti di vari enti (la compagnia dei taxi, Starbucks, American Airlines, ecc) per tutto quello che non funziona.
Ha un rapporto altalenante con Florence, che le deve stare vicina soprattutto quando il cane Mahler sembra aver assunto una grave malattia, che lo rende depresso come il suo attuale padrone.
Un giorno, a casa di Florence, c’è una avance audace di Roger. Florence è uscita da poco da una storia d’amore e confessa a Roger di non voler passare dal fare solo sesso, al sesso, al sesso. Al che Roger chiede Chi è il terzo sesso a cui non vorresti passare? Sentendosi rispondere: tu! Il tentativo di Roger finisce a metà, con l’affermazione di Florence “Ho un reggiseno strano”.
Comunque, anche per una mente aperta come Florence, Roger si comporta in modo inspiegabile: si ricorda di telefonare un attimo alla sua donna di 15 anni prima (Jennifer Jason Leigh), nel momento in cui incontra di nuovo Florence. Insomma, il rapporto fra queste due anime è goffo e l’atteggiamento di Roger potremo definirlo da imbranato.
E’ territorio proprio di Baumbach descrivere le interazioni tra personaggi difficili e contorti. Lo abbiamo visto nel The squid and the whale (Il calamaro e la balena) e lo rivedremo all’opera in altri film successivi, già qui recensiti, come The Meyrowitz stories, più che in Storia di un matrimonio (Usa 2019) di Noah Baumbach. I suoi film hanno sceneggiature brevi e regie intense, perché l’azione si svolge prevalentemente nell’interiorità dei personaggi. La non-storia tra Roger e Florence è una delle tante non-storie che, lungi dall’impoverire la filmografia di Baumbach, gli conferiscono più che curiosità, un profondo interesse e un alto livello di gradimento.

Film di Baumbach recensiti su Rive Gauche – Film e critica:
The squid and the whale (2005): https://wp.me/p3zdK0-48n
Greenberg (2010): https://wp.me/p3zdK0-4ZQ
The Meyerowitz stories (2017): https://wp.me/p3zdK0-3zM
Storia di un matrimonio (2019): https://wp.me/p3zdK0-41c