“Layer cake ” (UK 2004) di Matthew Vaughn

Daniel Craig interpreta XXXX, che odia le pistole.

(marino demata) Matthew Vaughn, il regista di Layer cake, pur essendo un esordiente alla regia, ha abbastanza dimestichezza con il genere gangster inglese, per essere stato il produttore di alcuni film di Guy Ritchie, come Lock, stock and two smoling barrels e Snatch. In questo caso Vaughin mette le mani su questo ennesimo gangster movie britannico, per farne un film che può ben competere con i due esempi citati. Tra l’altro Vaughn ha il merito qui di aver creato un personaggio / gangster a tutto tondo e di avergli scelto l’interprete migliore possibile senza uscire dalla sua Inghilterra, Daniel Craig, nella sua ennesima interpretazione strepitosa.
Craig interpreta un ponderato e flemmatico tipo di gangster che si è costruito dal basso, guadagnando gradatamente uno degli strati più alti e ambiti della “torta a strati” di cui ci parla il titolo del film. Il personaggio non viene mai nominato nel film: per tutti non ha un nome e anche per lo spettatore è così. E se lo spettatore vuole togliersi la curiosità e aspetta i titoli di coda, resterà deluso perché accanto al nome di Danile Craig troverà il personaggio XXXX. Meglio che noi lo chiamiamo Craig d’ora in poi! Come il personaggio di Craig si comporta e quali sono le regole che si è dato e la sua filosofia, ce lo dice lui stesso all’inizio del film, in una sorta di autopresentazione con la voce fuori campo, mentre ci fa vedere i suoi ambienti di lavoro. “Un tempo le cose erano semplici – ci dice – Si trattava di ladri e poliziotti. Non era per me. Poi hashish e LSD arrivarono sulla scena. Le droghe cambiarono tutto. Un giorno diventeranno legali. Ma fino alla fine del proibizionismo approfittiamone finchè dura.” E aggiunge: “Io non sono un gangster, sono un uomo di affari il cui prodotto è la cocaina.” Ed ecco i famosi principi a cui attenersi: “Lavorare sempre in piccole squadre. Mantenersi piccoli. Non imbrogliare, così la gente ritorna da te a comprare. Mai essere troppo avidi. Rispetta il nemico (La legge, la polizia). Ed evita come la peste aspiranti gangster chiassosi.” E oltre a questo, XXXX ha anche una quota azionaria in una società immobiliare, che gli serve per la dichiarazione dei redditi: le tasse vanno pagate!
Con questa filosofia tutto fila liscio e il nostro eroe può anche pensare a breve di ritirarsi dagli affari con un gruzzolo che ha messo da parte per la propria pensione.

Tutto va bene. A meno che non ci siano imprevisti. Ed eccoli dietro l’angolo: l’aspirante gangster Duke (Jamie Foreman) ha rubato migliaia di pillole di ecstasy ad un sanguinario assassino serbo e alla sua banda. Il nostro Craig viene convocato dallo strato a lui superiore della torta a strati. In una riunione, in una saletta appartata di un ristorante di lusso, gli viene chiesto, dall’intermediario rispetto allo  strato superiore, Gene (Colm Meaney), il passaggio di tutte le pillole in mani sicure. E, in aggiunta gli viene chiesto un favore personale da parte del “superiore” Eddie Temple (Michael Gambon): rintracciare e riportare a casa la propria figlia, preda delle droghe più pesanti e pericolose.
Odio le pistole, aveva esclamato Craig/XXXX all’inizio del film. Ebbene questo doppio incarico tra capo e collo, proprio mentre pensava al pensionamento, lo obbliga a rivedere le sue preferenze e a procurarsi una pistola, una Luger vintage.
A queste due dure incombenze si aggiunge una novità di carattere personale: Craig si invaghisce di una femme fatale (Sienna Miller), sulla quale vanta i propri diritti il gangster di turno.
Dunque, tirando le somme, tre grossi problemi che daranno una decisa sterzata alla vita di Craig e metteranno in moto un girandola di azioni ed emozioni che terranno lo spettatore legato alla poltrona.
Si tratta di un esordio veramente godibile da parte di Vaughn. Inevitabile è il paragone con i film di gangster targati Guy Ritchie: siamo su due dimensioni diverse. Ritchie sceglie l’humor britannico e trasforma i suoi gangster movie in gradevolissimi film ad alto tasso di umorismo. Vaughn appare più sobrio nelle sue sequenze, per le quali a volte si concede ad un sano umorismo, che però non conserva sempre. A volte, infatti, sembra volersi prendere più sul serio, guidato, come è, dalla vena del suo unico protagonista, Daniel Craig, apparso qui in forma veramente smagliante. Lo stesso mondo dei gangster è descritto in maniera più sobria, con scarso spazio lasciato al sottobosco o sottoproletariato dei malviventi alla Snatch, per intenderci. In definitiva Vaughn appare più misurato  rispetto allo sfrenato Ritchie. Comunque, i due autori si servono anche di ingredienti comuni, come la musica pop (in Layer cake ascoltiamo una lunga serie di veri e propri classici).  C’è da aggiungere che Vaughin si serve di una sceneggiatura il cui autore, J. J. Connoly, è anche l’autore dell’omonimo romanzo, E tale sceneggiatura è poco incline alla risata facile. I risultato è più che buono: il film è ricco di ironia e cinismo e ti sollecita non tanto alla fragorosa risata, ma al sorriso british.