“Illuminazione” (Pol. 1973) di Krzysztof Zanussi

Illuminazione della mente è vedere le verità salde e incrollabili

(marino demata) Che cos’è l’illuminazione, che dà il titolo a questo film del regista polacco Krzysztof Zanussi? Ce lo spiega opportunamente il prof. Tatarkiewicz nella prima scena del film, allorchè fa risalire il termine e il concetto di Illuminazione al filosofo medioevale Agostino (meglio conosciuto come Sant’Agostino). Termine e concetto furono mantenuti per lungo tempo, in tutta la filosofia scolastica medioevale, in base alla quale “noi otteniamo la conoscenza da una illuminazione della mente. Quindi nel momento stesso dell’Illuminazione la mente vede la verità, come i nostri occhi vedono il mondo fisico. La mente la vede direttamente, senza ragionamenti. Tuttavia, ciò non significa che sia un prodotto dell’estasi, o cose del genere, ma è un accrescimento del pensiero. Per raggiungerla bisogna vere un cuore puro. La purezza del cuore è più importante della mente”.
Tutta la storia del protagonista di questo film è un’aspirazione all’Illuminazione, cioè alla conoscenza della verità, ovvero delle verità  certe e incrollabili, di fronte al fluire e alla fragilità delle cose umane.  Franciszek (Stanislaw Latallo) è uno studente di Fisica. Ed ha scelto questa facoltà perché la Fisica si basa su leggi sicure e  incrollabili, che è quello di cui sente il bisogno in tutti i campi, dalla natura della conoscenza e della vita, alle scelte che la vita di volta in volta ti impone di fare e per le quali Franciszek aspirerebbe a dei criteri di scelta che ti impediscano di sbagliare.
Zanussi, nel descrivere le aspirazioni e poi la vita reale di Franciszek usa un linguaggio cinematografico sciolto e scevro da ogni preoccupazione, quasi a voler contraddire il suo stesso personaggio: il cinema dopo tutto non è, come la fisica, una scienza esatta, e gli stili cinematografici possono essere tutti ugualmente validi se ben utilizzati.
Sarà illuminante la presenza di Franciszek, per un periodo di tempo, presso un ospedale psichiatrico, dove si renderà conto che anche lo spirito che aspira all’illuminazione deve fare i conti con la materia, col proprio cervello, che può funzionare male o smettere del tutto di funzionare, come succede ad un paziente dopo un’operazione al cervello stesso.
E soprattutto Franciszek dovrà farei conti con la vita materiale, con la pigione da pagare, col cibo da acquistare e con scelte da dover compiere senza alcuna…illuminazione.  Ad esempio, la sua ragazza rimane incinta e vorrebbe abortire, ma lui prende una decisione: vuole che questa vita nasca e sposa la stessa ragazza. Il che significa notti insonni che lui vorrebbe dedicare ai suoi studi, ma che deve dedicare alla sua famiglia. Anche all’Università viene il tempo della scelta: all’ultimo anno di studi dovrà scegliere la materia nella quale specializzarsi e lui non si sente pronto a tale scelta. E dice a se stesso: perché devo scegliere se non conosco bene i contenuti delle varie possibilità di scelta? Ed ogni scelta significa una strada, un indirizzo che costituirà la propria vita. Dopo aver scelto probabilmente si dirà che se avesse scelto diversamente la sua vita sarebbe stata diversa, e tutto questo influisce sul suo futuro.

insomma, Franciszek si rende conto che il tempo non ci dà tregua e che ci costringe ad imboccare una delle tante strade che si si aprono davanti a noi. Per ogni scelta che facciamo, altre decine di scelte alternative avrebbero potuto dare un corso diverso alla nostra esistenza. Spazio e tempo sono conetti molto diversi, anche se noi spesso li associamo. Noi siamo liberi di andare in un qualsiasi spazio, ma non in qualsiasi tempo. Esistono tante macchine per cambiare luogo, ma non esiste la macchina del tempo, Non si può tornare indietro e rimettere le cose a posto. Il tempo  è inesorabile e, in ogni momento, ti impone delle scelte ineludibili. Franciszek si rende conto che il tempo passa e lui vorrebbe fare molto di più, raggiungere delle verità, offrire possibilmente il proprio contributo alla scienza.
Il personaggio di Franciszek è attivo e dinamico e lotta contro il tempo che fugge. Sembra quasi non rendersi conto che non tutto dipende dalla volontà o dalla scelta degli uomini. C’è anche una componente di casualità, o di  fato, o di destino: chiamiamolo in qualsiasi modo, esso incide sulla direzione che prende la nostra vita rispetto a cento altre direzioni.
Un altro regista polacco, Krzysztof Kieślowski girerà un film  nel 1987, Destino cieco, nel quale la posizione del protagonista di Illuminazione di Zanussi viene completamente rovesciata. Lo svolgimento della vita di Witek, il protagonista, avrà un corso e uno sviluppo diverso a seconda se riuscirà o meno a prendere in tempo il treno per Varsavia dal suo piccolo paese. È una corsa affannosa sul marciapiede del treno! Il regista ci fa vedere le tre diverse vite che il protagonista avrebbe potuto avere, riuscendo a prendere quel treno o meno. Il film, dunque, plasticamente e con l’ausilio di bellissime immagini, si scinde in tre sezioni, quante sono i possibili sviluppi della vita di Witek in conseguenza di quanto succede alla stazione. E perciò si tratta di un film che riproduce le varie possibilità che la realtà porta con sé, solitamente negate da tutti gli altri film, le cui sceneggiature hanno naturalmente già individuato ab initio un possibile sviluppo della realtà, e solo quello.
La differenza tra Franciszek (Illuminazione) e Witek (Destino cieco) sta dunque nel fatto che i primo fa molto affidamento sulla sua attività e sulle sue scelte, di cui riconosce però la precarietà e la difficoltà nella costruzione di una linea di vita, mentre il secondo lo vediamo del tutto in balia del caso: a scegliere per lui è il destino cieco, che gli potrebbe riservare una, e solo una, delle tre possibili vite che potenzialmente potrebbe vivere.
Anche in questo strano dibattito a distanza tra Zanussi e Kieslowski si manifesta tutta la incredibile vitalità della scuola cinematohgrafica polacca della cosiddetta seconda generazione, dopo quella del grande Andrzej Witold Wajda.

Film di Zanussi recensiti da Rive Gauche – Film e critica:

La struttura del cristallo (1969): https://wp.me/p3zdK0-4Xy
Family life (1971): https://wp.me/p3zdK0-4Z2
Illuminazione (1973): https://wp.me/p3zdK0-50v