“Disturbia” (Usa 2007) di D.J. Caruso (recens. e trailer)

Un film godibile con gli ultimi 20 minuti da dimenticare

(marino demata) Per quanto lontano sia ormai nel tempo, non credo che ci sia qualcuno dei nostri lettori, anche se giovani, che non abbia mai visto o sentito parlare del capolavoro di Alfred Hithchcock La finestra sul cortile, con un cast stellare formato da James Stewart, Grace Kelly, Raymond Burr. James Stewart, per la frattura ad una gamba in seguito ad incidente, è costretto alla immobilità per un lungo periodo di tempo. Essendo a quel tempo privo di Netflix e Amazon, nonché dei social network, non ha altra possibilità di impiegare il suo tempo che osservare la vita dei vari abitanti i cui appartamenti affacciano sul suo medesimo cortile. Distrubia non è altro che La finestra sul cortile portato ai giorni nostri, dove al voyerismo obbligato di Stewart si sostituisce il guardonismo di un giovane studente, Kale (Shia LaBeouf) costretto a restare chiuso in casa e entro pochi metri quadrati di giardino da una condanna di tre mesi di arresti domiciliari.
Cosa ha determinato tale condanna (oltre che la necessità dello sceneggiatore di tenere chiuso in casa il protagonista del film per esigenze narrative)? Il nostro giovane aveva semplicemente preso a pugni in faccia il suo professore di spagnolo all’interno della sua classe, reo di aver nominato suo padre. Un’attenuante la possiede: pochi mesi prima era in auto col padre ed aveva assistito alla sua morte in seguito ad un violento incidente automobilistico, del quale si sente in qualche modo  responsabile.
La polizia gli mette un braccialetto alla gamba che segnalerà alla centrale eventuali sconfinamenti del ragazzo dalla zona assegnata. Il resto lo fa la madre (Carrie Ann Moss), che gli taglia i fili di collegamento con i suoi giochi elettronici. Cosa altro resta da fare se non trascorrere le giornate osservando i suoi vicini nella zona  dove è situata la sua casa con giardino?
il novello James Stewart ha tre punti di osservazione: un gruppo di giovanissimi che, in assenza della madre, trascorrono gran parte del loro tempo a guardare canali porno in TV, una bella coetanea: Ashley (Sarah Roemer), che vede spesso in bichini fare il bagno in piscina e, dall’altro lato, uno strano individuo, Robert Turner (David Morse), che attira la curiosità del ragazzo per i grandi pacchi, a grandezza di essere umano, trasportati con la sua auto non si sa dove.

Certo il povero Jamest Stewart aveva solo un binocolo per dare sfogo al suo obbligato voyerismo, mentre il nostro Kale ha strumenti di alta precisione, oltre a telecamere portatili e, in più, un fedele amico, Ronnie (Aaron Yoo), che gli darà una mano nelle sue indagini.
Sì perché c’è molto da indagare: quando Kale non si fa distrarre dalla bella Ashley, si concentra sul suo misterioso vicino e ha la sensazione che possa essere proprio lui il pericoloso omicida di cui parla la TV. A tal proposito non c’è nessun mistero da scoprire alla fine, perché lo spettatore sa già fin dall’inizio che è lui il misterioso assassino di donne, sul quale la polizia vorrebbe mettere le mani. E allora la suspense non è nella ricerca del serial killer, ma nelle modalità della scoperta da parte di Kale, e nella possibilità che il “mostro” possa fare del male proprio ai suoi vicini troppo curiosi e intriganti.
Il corpo essenziale del film è piacevole e abbastanza godibile, nonché costruito con intelligenza. La cosa più piacevole è costituita dall’insieme delle indagini di Kale e Ronnie, inframezzate dalle distrazioni offerte dalla bella vicina, che diventa il polo femminile di un trio di investigatori  bene assortiti. Purtroppo, però, sceneggiatori e regista decidono di dare agli ultimi venti minuti del film un andamento frenetico: il film cambia completamente registro e diventa un horror. Insomma, il regista, DJ Caruso, intende spargere adrenalina a piene mani, ritenendo che questa possa essere la chiave del successo. Successo che, naturalmente viene soprattutto dal pubblico giovanile USA. E allora, avranno forse pensato i produttori capeggiati dalla grande (e un po’ decaduta) firma di Spielberg, chi se ne frega se in questo modo il film assume toni lontani da ogni verosimiglianza?
Circa la somiglianza con La finestra sul cortile, la società detentrice dei diritti del film di Hitchcock ha intentato causa per plagio e portato alla sbarra Spielberg e gli altri produttori. Questi ultimi però vinceranno la causa. Ma la vera causa avrebbe dovuto intentarla il pubblico più consapevole e più attento per gli ultimi tremendi venti minuti.