“Kicking and screaming” (Usa 1995) di Noah Baumbach

Il primo film di Baumbach ci porta in un college di studenti più inclini a pensare che a fare.

(marino demata)  Ho visto solo recentemente Kicking and scraming /Scalciando e urlando,  il primo film di Noah Baumbach, allora venticinquenne, e l’ho trovato molto inferiore ai film successivi. Questo perché, a mio giudizio, è un film prevalentemente monotematico e dove non succede granché, al di là dei continui colloqui, conditi con battute a volte anche intelligenti, da parte di un gruppo di ragazzi di un college. Il dato comune al gruppo è che i ragazzi hanno grande indolenza e sono più inclini a pensare di fare qualcosa, che non a farlo effettivamente.  Sono praticamente fermi sui loro passi a giudicare non solo gli altri, ma, per la verità anche se stessi. Hanno e fanno molti progetti per quando definitivamente lasceranno il college, ma sostanzialmente nessuno ha voglia di lasciarlo e di vedere come è fatto il mondo reale, quello fuori dai cancelli. In queste condizioni, quella che dovrebbe essere una festa di fine college, sembra piuttosto un funerale. Come si fa a lasciare il certo per l’incerto? Come si fa ad abbandonare l’atmosfera ovattata alla quale si è abituati, per andare tra la folla alla ricerca della propria realizzazione?
Baumbach si focalizza in particolare sulle vicende di quattro ragazzi tipo, ma noi abbiamo subito la consapevolezza che la maggior parte degli altri non è molto dissimile, nei modi e nelle idee.
Vediamo il caso di Grover (Josh Hamilton): dichiara di essere pronto ad andare a Brooklyn a fare lo scrittore, ma entra in profonda crisi quando la sua ragazza Jane (Olivia d’Abo) gli comunica di aver vinto una borsa di studio a Praga ed ha quindi intenzione di partire. Da cosa nasce la crisi? Evidentemente dal fatto che una persona a lui vicino non si limita a programmare qualcosa, ma…la fa! E così Grover resta a ciondolare al college, parlando appunto della sua ragazza che si trova a Praga (e chiama questa città la capitale della Cecoslovacchia senza rendersi conto dell’anacronismo! Anche questa è manifestazione di pigrizia.

Il caso limite forse è Chet (Erik Stoltz), al suo nono anno di permanenza al college: un vero e proprio recordman. Per sostenersi lavora al bar e di tanto in tanto parla dei suoi piani per un futuro del tutto nebuloso e vago! Skippy (Jason Wiles) per la verità qualcosa la fa, si attiva e…si iscrive nuovamente al college, malgrado le pungenti critiche della sua ragazza.
L’unica vera interazione con un personaggio di un’età diversa è quella tra Grover e suo padre (Elliot Gould) in visita al college. Il loro colloquio è, a mio giudizio, la cosa più gradevole del film, perché finalmente  uno dei ragazzi, così omologati tra loro, trova una persona diversa, il proprio padre, col quale deve misurarsi e col quale pare che non riesca proprio ad orientarsi. Perché non si tratta del vecchio padre che non parla, ma borbotta, al contrario, appare molto più dinamico e ricco di vitalità che non il figlio. Ha divorziato ed è pieno di appuntamenti con l’altro sesso e vorrebbe ricevere anche dei consigli “tecnici” dal figlio, che invece dice che a stento riusciva ad immaginarlo vicino alla madre, figuriamoci ora con una donna ignota!
Il fatto che l’incontro tra Grover e suo padre appare come tra le cose più gradevoli del film la dice lunga sull’atmosfera di forte omologazione che traspare nel resto delle scene. È appunto quello che si intendeva dire all’inizio di questo film: appare eccessivamente monotematico e giocato su un’unica idea, il terrore, da parte dei ragazzi, di uscire al di fuori dell’ormai abituale ambiente del college, che appare loro come qualcosa di confortevole e ovattato, e di affrontare l’altra vita, quella nella quale devi cimentarti con gli altri e con i problemi. Alla fine, ti resta, dopo questo film, un senso sgradevole di noia e di assuefazione a vedere chi continuamente programma di fare qualcosa, ma alla fine non fa nulla.
Non ricordo dove ho letto che un film che parla di personaggi che si annoiano, alla fine ti annoia sul serio.

Film di Baumbach recensiti su Rive Gauche – Film e critica:

Kicking and screaming (1995): https://wp.me/p3zdK0-51i
The squid and the whale (2005): https://wp.me/p3zdK0-48n
Greenberg (2010): https://wp.me/p3zdK0-4ZQ
The Meyerowitz stories (2017): https://wp.me/p3zdK0-3zM
Storia di un matrimonio (2019): https://wp.me/p3zdK0-41c