“The man from UNCLE(UK 2015) di Guy Ritchie

Cosa può combinare un terzetto di spie internazionali per scongiurare la catastrofe nucleare

(marino Demata)  Il regista inglese Guy Ritchie gira, nel 2015, The man from UNCLE, un film di spionaggio internazionale ambientato negli anni della guerra fredda e di Kennedy. Chiariamo innanzitutto il significato dell’acronimo presente nel titolo: UNCLE sta per “United Network Command for Law and Enforcement”. Il film, così come una analoga serie TV è un omaggio ai thriller di spionaggio e alla cultura dell’epoca.
Guy Ritchie anche in questo caso riesce a coniugare azione frenetica con spruzzate di umorismo. E, in più, non ha la folle pretesa di tradurre questa storia, presa da una vecchia serie televisiva, in una vicenda dei nostri tempi, ma vuole invece trasformare noi spettatori in pubblico degli anni ‘60/’70.
Il film si apre mostrandoci tutta la sua frenesia in una scena di inseguimento a Berlino est, dove, in un’auto troviamo l’agente della CIA Napoleon Solo (l’attore britannico Henry Cavill) e la tedesca Gaby Teller (l’attrice svedese Alicia Vikander). Quest’ultima viene prelevata da Napoleon dalla propria officina meccanica clandestina per la riparazione delle automobili. Ad inseguirli, prima in auto e poi a piedi, c’è l’agente del KGB Ilya Kuryakin (Armie Hammer). Quest’ultimo l’unica cosa che riesce a ghermire è il cofano posteriore dell’auto, senza riuscire dunque a bloccare i due fuggitivi nella fuga  al di sopra del muro.
Il primo colpo di scena avviene poche ore dopo, allorchè i tre protagonisti dell’inseguimento vengono riuniti e apprendono di dover restare insieme a lungo, perché incaricati di scoprire il mistero della costruzione di micidiali armi distruttive a cui si starebbe dedicando lo zio di Gabi, ex punto di forza del regime nazista. La novità dunque è che, proprio come nella guerra mondiale, americani e sovietici si alleano contro il comune nemico, che minaccia di distruggere parte dell’umanità e di ritornare al passato nazista.
Zio Rudi si trova in Italia e lavora al  servizio di una organizzazione nazi-fascista che fa capo alla famiglia Vinciguerra e in particolare alla dinamica e spietata Victoria e il suo numerosissimo seguito.
Dunque smascherare l’organizzazione e distruggere gli ordigni micidiali che zio Rudi sta mettendo a punto è il compito fondamentale che il nostro terzetto deve portare avanti.

Ma, al di là della trama fantasiosa e improbabile, tra le parti più gustose del film registriamo i battibecchi tra i due agenti, dal carattere così diverso: Napoleon è molto diretto e trasparente nelle sue comunicazioni ed esternazioni, mentre il russo ha improvvisi impulsi di violenza ed interpreta il suo finto ruolo di marito di Gaby con eccessiva gelosia e nervosismo.
Una linea di umorismo è inoltre data dalla diversa collocazione che di volta in volta hanno i due agenti: dopo fasi concitate di inseguimenti, Ilia trova riparo in un camion, dove consuma la gustosa colazione del guidatore assente, proprio mentre il collega americano è alle prese con un furibondo inseguimento in mare e sta per annegare. L’aiuto di Ilia arriverà, ma solo dopo aver terminato il pasto. E, come questa, ci sono molte altre linee umoristiche veramente da non perdere.
L’umorismo presente nel film non nasce solo dai personaggi, ma soprattutto dalle situazioni nelle quali i personaggi finiscono per trovarsi: l’alleanza tra la spia del KGB e quella della CIA di per sé è un elemento umoristico per la sua alta improbabilità. La presenza della ragazza, dal fisico un po’ fragile, ma, a sua volta bene addestrata per parare ogni colpo a sorpresa crea, con i suoi uomini, un gruppetto ben assortito nelle loro dissimilitudini.
Un plauso il regista merita anche per la scelta delle canzoni, con particolare riferimento a quelle italiane, e alla fedele ricostruzione dell’epoca, curatissima in ogni dettaglio, da apparire maniacalmente affettuosa.
Il film sembrerebbe promettere un sequel, perché c’è un accenno finale ad un necessario e imminente soggiorno in Turchia per le tre spie. La cosa viene promessa da un Hugh Grant, dirigente dello spionaggio inglese, al quale il connazionale Guy Ritchie affida il compito del coordinamento dei tre terribili spioni.
E veramente, in questo caso, saremmo veramente favorevoli al sequel, per restare ancora un po’ in compagnia dei tre simpatici protagonisti, metà 007 e metà furfanti. A condizione, naturalmente, che a dirigerli sia ancora Guy Ritchie. E ci mancherebbe!

Film di Guy Ritchie su Rive Gauche – Film e critica:

Lock, Stock and Two Smoking Barrels (1988): https://wp.me/p3zdK0-4YD
Snatch (2000): https://wp.me/p3zdK0-4Wl
The man from UNCLE (2015): https://wp.me/p3zdK0-51y
The gentlemen (2020): https://wp.me/p3zdK0-4Ow