“Dietro i suoi occhi” (UK 2021) Serie TV di Steve Lightfoot

Dal romanzo di Sarah Pinborough

(antonia del sambro) Netflix è una piattaforma a pagamento, è vero, ma ha un costo contenibile e soprattutto chi la dirige ha un enorme rispetto nei confronti degli spettatori e lo dimostra sfornando produzioni da lasciare letteralmente incantati e stupefatti. Una di queste meraviglie è appunto Dietro i suoi occhi. Una miniserie dal sapore del thriller psicologico e dalle ambientazioni da film di Kennet Branagh. Forse proprio un omaggio al grande attore e regista da parte del regista norvegese Erick Richter Strand che nella miniserie targata Netflix ci mette, però, moltissimo del suo, arrivando anche in alcuni passaggi a rivoluzionare il romanzo di Sarah Pinborough. Ovvero l’astro nascente della narrativa di genere di questo millennio. E quindi, partendo da una base che è un libro straordinario e adattissimo per tempi e personaggi a una riduzione in sceneggiatura, da una produzione che vede coinvolta la Left Bank Pictures, cioè coloro che hanno realizzato The Crown, e da un talento vero come quello di Stand, Dietro i suoi occhi non poteva che avere il successo che si è meritato, con milioni di spettatori in tutto il mondo. La trama poggia essenzialmente su un triangolo amoroso con lui, lei, l’altra. Ma attenzione, perché in questa miniserie niente, e dico niente, è come appare. E infatti miei cari rivegaucherini io non vi parlerò affatto della trama, perché il gusto di assaporarvela da soli non potrei mai levarvelo.

Così come non vi parlerò affatto del finale: vi dirò solo che io personalmente non vedevo nulla di simile da I soliti sospetti o da The Skeleton Key. Tensione, ritmo, tempi giustissimi, flash back indovinatissimi, dialoghi essenziali per non sciupare la suspense, e un cast che fa venire i brividi, ma solo per la assoluta bravura dei tre protagonisti, tra i quali spicca per bellezza e doti interpretative Eve Hewson, la figlia di Bono Vox, leader degli U2.Incantevoli tutte le location e superba la fotografia dalle tinte pastello che fa tanto commedie sociali americane anni ’70. Senza parlare dell’uso che Strand fa dei primi piani e dei dettagli dove bocca e occhi diventano la sua personale penna a sfera per raccontare stati d’animo, emozione e pathos.Insomma, una miniserie da guardare assolutamente per tanti, tantissimi motivi.
E magari anche guastando un buon rosso in un bel bicchiere di cristallo.
Buona visione rivegaucherini e alla prossima.