“Camouflage/Colori mimetici” (Pol. 1977) di Krzysztof Zanussi

Un’appassionata e sempre attuale riflessione su scienza, linguistica, ideologia, potere e burocrazia.

(marino demata) Nel corso di un’intervista Krzysztof Zanussi ha confessato di aver scritto il soggetto di Camouflage (nella versione italiana  Colori mimetici) durante il suo viaggi aereo dall’Australia a Francoforte, così come ci riferisce Eric Cotenas, un profondo conoscitore del meraviglioso universo costituito dal cinema polacco.
Il regista definisce il tema del film con una frase lapidaria: “come affrontare il mondo e mantenere i propri ideali senza diventare un Don Chisciotte”, e l’affermazione è perfettamente calzante. Ma il dato più interessante dell’intervista è rappresentato, a mio giudizio, da un’affermazione di Zanussi, che suona come critica e autocritica, ma che in realtà va letta in maniera estremamente lusinghiera per il valore del suo film. L’affermazione è quella della sua delusione per il fatto che il pubblico contemporaneo si possa relazionare con le discussioni e con le ansie dei personaggi del film, come se non fosse passata poi tanta acqua sotto i ponti. Insomma, Zanussi, con Camouflage ha creato scenari e dibattiti che egli pensava fossero contestualizzati nell’ambito della crisi del sistema comunista in Polonia (siamo solo tre annni prima dalla nascita di Soidarnosc). E invece il regista sembra quasi sconvolto dal fatto che il film piace ancora moltissimo e che i dibattiti in esso contenuti sono tuttora validi in un contesto tanto diverso dal regime comunista. Forse Zanussi fa finta di non capire che il suo film è un capolavoro e che, nel suo insieme, si staglia ben al di sopra del contesto politico e sociale nel quale la storia è maturata in quel suo famoso aereo dall’Australia. E che, in definitiva, molte delle criticità del sistema comunista, esposte nel film, sono riconoscibili, mutatis mutandis, anche in un contesto così diverso come quello di oggi. Insomma, Zanussi sembra rammaricarsi della grandezza del suo film, e della sua capacità di riuscire a scavare nelle corde degli esseri umani ben al di là dell’immediato, del sistema politico, che fa da sfondo al film.
Il film si svolge in aperta campagna, in un campo estivo di linguistica: da un lato un gruppetto di professori, dall’altro gli studenti, che subito mostrano di stare più avanti  rispetto ai docenti: hanno molte occasioni per protestare o per dire la loro. In questo modo Zanussi vuole mostrarci il malcontento che serpeggia tra le giovani generazioni e che noi ci aspettiamo che possa esplodere da un momento all’altro. Ma in realtà il taglio del film non è il contrasto generazionale che poi diventa casomai politico. Tutto sommato gli studenti fanno da sfondo e da pretesto per le discussioni che avvengono tra due professori: il più giovane, Jaroslaw (Piotr Garlicki) e Jakub (Zbigniew Zapasiewicz), più anziano e più avvezzo ai compromessi del sistema universitario, inteso come metafora dell’intera società polacca

Ma anche sul confronto tra le idee dei due professori non c’è da essere schematici: il giovane Jaroslaw si dimostra molto vicino alle esigenze dei giovani, ma è anche preoccupato della sua possibile carriera universitaria, anche se non lo lascia intendere con chiarezza. E la figura di Jacub non si identifica con quella di un burocrate del sistema, come all’inizio sembrerebbe, ma le sue idee hanno molte sfaccettature, che riescono a far riflettere anche Jaroslaw.
I due discutono di scienza, di linguistica e, talvolta, di sofismi, nonchè di materialismo dialettico e di ideologia, ma anche di potere e di burocrazie, anche se i discorsi non sono mai diretti in tal senso, piuttosto sono evocativi di tali problematiche.
La riflessione di Zanussi, che passa attraverso e discussioni dei due professori, riguarda dunque il mondo accademico (cioè, in senso metaforico, la Polonia in generale), la filosofia, e la politica. E mentre all’inizio sembra scontato che si tratti di un confronto tra passato e avvenire, successivamente emergono sempre più, come si accennava sopra, le sfaccettature dei due personaggi e in particolare del professore più anziano. Questi cerca di manipolare Jaroslaw e di confondergli le idee, ma , dal suo canto, non è affatto il burocrate piegato davanti all’autorità, ma solo un uomo estremamente disilluso dalle tempeste della vita che gli sono passate sul capo. Di fronte ad un certo entusiasmo mostrato dal giovane professore, sorride non per prendersi gioco del suo avversario, ma per l’amarezza che è il risultato di mille episodi che ha visto intorno a lui.
L’arrivo del rettore dell’Università, che dovrà consegnare i premi per i migliori saggi scritti dagli allievi, crea un’atmosfera, questa sì, sicuramente di stampo burocratico. Gli stessi preparativi per l’arrivo della massima autorità accademica contemplano un’accurata pulizia della piscina, per consentire al rettore di poter fare un tuffo e la cosa suscita una riflessione tra il divertito e il meravigliato da parte di una studentessa inglese ospite dell’Unversità polacca. Ma la visita dell’ospite illustre raggiunge il suo punto più alto allorchè uno degli studenti, nel ritirare il proprio premio, dà un morso sull’orecchio del rettore. Da quel momento nasce un putiferio che serve a vanificare tutti i tentativi di fare della cerimonia della premiazione un momento di grande solennità.
Zanussi ci ha abituati a questi repentini cambi di registro e di scrittura: c’è sempre nei suoi film un personaggio che non si lascia irregimentare né omologare agli altri. Il rettore chiamerà la polizia per cacciare lo studente ribelle, ma l’episodio del morso  rende completamente diversa la giornata così minuziosamente predisposta.

Film di Zanussi recensiti da Rive Gauche – Film e critica:

La struttura del cristallo (1969): https://wp.me/p3zdK0-4Xy
Family life (1971): https://wp.me/p3zdK0-4Z2
Illuminazione (1973): https://wp.me/p3zdK0-50v
Camouflage (1977): https://wp.me/p3zdK0-525