“La calda amante”/”La peau douce” (Fr. 1964) di François Truffaut

Dopo Jules et Jim, un capitolo meno efficace del l'”amour fou”

(marino demata)  Il titolo italiano di questo film – il quarto di Truffaut – è un vero e proprio falso, o, se preferite, “una patacca”. Non esiste nel film la calda amante promessa dal titolo italiano. Il film, infatti, è la storia di un adulterio tra un celebre scrittore di saggi letterari e direttore di una rivista, Pierre Lachenay (Jeanne Desailly) e una hostess, Nicole (Françoise Dorléac). Ebbene in questo rapporto non si intravede nulla che possa evocare il caldo o la passione. Entrambi gli interpreti hanno grossi problemi da affrontare per portare avanti un rapporto che ha molti aspetti negativi e appare assolutamente privo di ogni passionalità. Lo stesso Autore ha definito il suo film come “la storia di un adulterio senza passione”. Col titolo originale, La peau douce (traduzione letterale: La dolce pelle) Truffaut ha voluto evocare soltanto qualcosa di epidermico, in un clima di realismo gelido. Altro che caldo! D’altra parte, lo stesso Truffaut è stato malamente bersagliato dal malcostume di alcune case di distribuzione italiane, che, senza ombra di rispetto, hanno stravolto nei titoli i suoi film, fino al caso più clamoroso, nel quale il film Domicile coniugale è diventato in Italia Non drammatizziamo: è solo questione di corna.
Prima di iniziare a pensare a questo film, Truffaut stava lavorando a Farhenheit 451, ma si rese presto conto che le difficoltà di questo film gli avrebbero preso più tempo del previsto. Per questo motivo, dopo il successo di Jule et Jim del 1962, e in attesa di Farhenheit 451, decise di scrivere, assieme a Jean-Luis Richard, la sceneggiatura della storia di un classico triangolo amoroso. Ma, attenzione: anche Jules et Jim tratta di un triangolo amoroso, ma di ben altra natura: c’è una donna contesa, alla luce del sole tra due uomini che sono amici fra loro. Da queste premesse nasce il capolavoro che tutti conosciamo. In questo caso invece Truffaut ci descrive un triangolo classico, quello tra un marito, sua moglie e la sua amante. Truffaut sembrò subito voler prendere le distanze dalla storia narrata nel suo film, definendolo “indecente, completamente impudico, abbastanza triste, ma molto semplice”. E poi affermerà che i film, “era il meno sentimentale di tutti. C’è come una specie di autopsia, di aridità, e ne ho sofferto perché mi impediva di essere caldo, partecipe, o di far entrare del calore nel film”.
La semplicità è data dal modo col quale nasce l’adulterio: Pierre Lachenay si reca in aereo a Lisbona per tenere una conferenza, e lì rimane colpito dal fatto che una delle hostess lo riconosce. I fotografi, mentre sta per scendere i gradini della scaletta, lo invitano a fermarsi un attimo per una fotografia accanto all’hostess. È in questa occasione che il nostro Pierre rimane affascinato dalla ragazza. Che rincontra in ascensore: lei, piena di pacchetti, è diretta all’ottavo piano e lui al terzo. La sua scelta è di andare prima all’ottavo e poi di ritornare al terzo. Ma una volta nella sua camera, Pierre telefona all’hostess trovando una banale scusa: il suo rincrescimento per  non averla aiutata a portare i pacchi nella sua camera. Da questo nascerà la storia dell’ adulterio

Pierre, a Parigi, ha una moglie italiana, bella e intelligente, e una graziosa bambina. Ma si infila nel tunnel di questa storia, che appare subito senza vero amore e senza passione per entrambi. Sembra come se per tutti e due fosse un atto dovuto!
L’altro episodio che vale la pena di citare è la gita in auto a Reims: Anche in questo caso c’è una minuziosa organizzazione di Pierre per portare con sé Nicole e trascorrere la notte con lei. Ma in questo caso si rivela tutta l’imperizia, la timidezza e la goffaggine dell’uomo, che veramente non ne azzecca nessuna. A Reims deve presentare un film di Marc Allegret  su Andrè Gide, ma non lascia alla cassa il biglietto di ingresso per lei, che non potrà neanche acquistarne uno per il tutto esaurito. Dopo l’introduzione al film, si lascia trascinare da uno degli organizzatori in un bar a prendere una birra Dalle vetrate del bar vede Nicole per strada ripetutamente molestata da un ruvido passante, senza che lui trovi il coraggio di intervenire. Il suo ritorno all’albergo sarà la prima resa dei conti con la delusa Nicole.
Il film fu presentato al Festival di Cannes, ma fu una delusione per il pubblico: troppo fresco era il ricordo di Jules et Jim, con la sua carica innovativa, per accettare una banale storia di un tradimento di stampo decisamente borghese e tradizionale. Eppure, riscontriamo alcuni aspetti interessanti di questo film che vale la pena segnalare.  Il primo riguarda una sorta di autobiografismo a posteriori: due giorni dopo la fine delle riprese del film, Truffaut scrive ad una sua amica di volersi separare dalla moglie. Si è innamorato di Françoise Dorléac, l’attrice del suo film, che ha solo 21 anni e la storia d’amore nasce proprio durante le ripese! Il giovane Truffaut era fatto così: si innamorava facilmente delle attrici protagoniste dei suoi film. Questa non sarà l’ultima volta.
La scena dell’ascensore nell’Hotel a Lisbona è importante per la cosiddetta dilatazione del tempo. Al contrario che nella realtà. il cinema è capace di dilatare il tempo, o accorciarlo, nel caso. Il tragitto in ascensore fino all’8° piano è più lungo di ogni possibile aspettativa. Truffaut lo sa ed aveva imparato questo accorgimento dai film di Hitchcock. Far rimanere i due futuri amanti più a lungo in ascensore aveva una funzione essenziale. Il regista aveva bisogno del tempo necessario per fare incrociare più volte lo sguardo dei due protagonisti, per mostrare le dita di Pierre che indugiano sui pulsanti dei vari piani, per mettere in luce la sua timidezza, che gli impedisce di accompagnare Nicole  almeno fino alla porta della propria camera. La riprova? Il tempo della discesa dell’ascensore è un terzo di quello della salita! Truffaut stesso ammetterà: “drammatizzare una scena con la dilatazione, con l’insistenza, è una cosa interessante da fare e io ci ho provato per la prima volta”.
Altra osservazione: la scena nella quale Nicole è stanchissima e, sdraiata sul letto, si addormenta. È l’occasione per il timido Pierre di accarezzarle le gambe fino ad arrivare al reggicalze che  slaccia per poter abbassare le calze stesse e poter gioire del contatto diretto. È sicuramente la scena più spinta del film ed è la prima e unica che lascia intravedere una vera e propria allusione erotica.  
Il film è lontano dalle reali tematiche della Nouvelle vague, della quale è privo della freschezza e della spontaneità, che è data sempre dai personaggi. E invece il limite di questo film è costituito proprio dai personaggi. È un film che si sofferma sempre sulle cose e non sulle persone E sono le cose che decidono la trama. Le fotografie dei due amanti durante la catastrofica gita di Reims vengono trovate per caso dalla moglie. Può sembrare strano che una persona maniacalmente attenta a non farsi scoprire, come Pierre, commetta una tale leggerezza. Ma succede sempre così. Un mio caro amico si separò dalla moglie, che aveva trovato nella giacca del marito la ricevuta dell’albergo dove era stato con l’amante. Sulla ricevuta era scritto il numero della camera e “Signor Rossi e signora”!



Film di François Truffaut recensiti su questo magazine:

Tirate sul pianista (1960): https://wp.me/p3zdK0-4Vt
La peau douce / La calda amante(1964): https://wp.me/p3zdK0-52h
Farenheit 451 (1966): https://wp.me/p3zdK0-29v
Baci rubati (1968): https://wp.me/p3zdK0-3O1
La sposa in nero (1968): https://wp.me/p3zdK0-136
La mia droga si chiama Julie (1969): https://wp.me/p3zdK0-1E7
La signora della porta accanto (1981): https://wp.me/p3zdK0-OA