“Red dot” (Sv. 2021) di Alain Darborg

Thriller-Horror che stupisce andando avanti

(antonia del sambro) L’incipit di Red dot di Alain Darborg, visionario, inquieto e geniale regista svedese, fa immaginare agli spettatori di trovarsi di fronte all’ennesimo film di genere, un po’ thriller, un po’ horror in cui i due protagonisti sono inseguiti e terrorizzati dai pazzi assassini di turno. E questa cosa dura per un po’ intanto che la pellicola va avanti, con tutti a pensare: poverini per una volta che vogliono andare in vacanza e staccare un po’. E sì perché oltre ad amarsi e a progettare di sposarsi con tanto di dichiarazione pubblica di lui a lei, Nadja e David sono in piena crisi matrimoniale, con desideri e ambizioni del tutto dissimili, recriminazioni da sputarsi in faccia a ogni occasione, anche la più banale come la rottura della lavatrice, e una gravidanza in corso di cui la donna neppure vuole parlare per lasciarsi una eventuale exit strategy senza che il compagno sappia nulla. Ma David in ogni caso ci vuole provare, è innamorato della bella Nadja e desidera poter ricucire in ogni modo, almeno provarci. E allora organizza un fine settimana nel nord della Svezia, tra pace, silenzio, squarci di natura spettacolari e l’aurora boreale da guardare stando sdraiati e abbracciati in tenda. Ma il viaggio comincia malissimo. Due balordi razzisti e attaccabrighe in una stazione di servizio prima li provocano e poi lasciano un biglietto da fanatici della supremazia bianca sul parabrezza dell’auto della coppia. A quel punto, Nadja che è una mulatta di grande fascino e bellezza, reagisce e riga il camper dei due uomini. Da quel momento in poi la tensione della pellicola di Darborg sale all’impazzata e regala agli spettatori pagine di vero thriller con sospetti, imboscate, minacce velate e inseguimenti che trasformano la vacanza in tenda tra i boschi della Svezia in una spietata caccia all’uomo dove Nadja e David devono lottare per la sopravvivenza.

Sono loro le vittime e le prede e i cacciatori sono i due uomini che hanno provocato e da cui sono stati provocati. Oppure no? E mentre il thriller diventa a mano a mano un horror con spargimento di sangue in una sequenza di violenza che vede tutti contro tutti, la sceneggiatura prende anche una piega inaspettata, una piega da film sociale che sottolinea quanto essere uniti nella sciagura e nell’orrore possa far riscoprire i veri sentimenti che legano le persone. Ma il thriller/horror stupisce andando avanti con la narrazione ancora di più quando gli spettatori comprendono che in realtà la pellicola di Darborg è anche uno di quei film dove gli istinti primari degli uomini, quelli che nessuna società e nessuna educazione potrà mai debellare, vengono prima di tutto. E tra i sentimenti e gli istinti primari dell’essere umano c’è senza dubbio la Vendetta. Quella con la maiuscola che si nutre di odio, che diventa più forte e potente giorno dopo giorno, quella che diventa per chi la soffre, vera e unica ragione di vita. Pertanto, Red Dot non va guardato come film di autore, come capolavoro di Darborg a livello stilistico, ma come capolavoro di scrittura cinematografica. Una scrittura che sovrasta tutto e che inganna lo spettatore fino all’ultimo fotogramma. Per questo il film piace, per questo resta impresso, per questo è da considerarsi a suo modo un lavoro da grande regista.
Anche Red Dot è disponibile su Netflix.
Buona visione a tutti miei amati rivegaucherini.