“Inside man” (Usa 2006) di Spike Lee (trailer in italiano)

Una rapina in banca veramente singolare, Non è “Un pomeriggio in un giorno da cani!”

(marino demata) La prima notizia, diquesti ultimi giorni, è che Spike Lee è stato confermato Presidente della Giuria dle Festival di Cannes, ruolo per il quale era stato nominato lo scorso anno, nel quale il Festival non si è potuto svolgere per il COVID-19. Un ricnoscimento meritato alla serietà del regista!
Per Inside man Spike Lee trova un soggetto accattivante, una sceneggiatura ben scritta dall’esordiente Russell Gewirtz e la ossibilità di reclutare attori di primo piano.Si dirà: come fa ad essere accattivante un soggetto basato su una rapina in banca? A quante cifre è arrivato il conteggio dei film che hanno come soggetto la rapina alla banca? Siamo ancora ad un numero a due cifre? No, forse siamo ai numeri a tre cifre, direi. Eppure, non si è mai vista una rapina più originale di questa e non spiegherò ai miei cari amici, appassionati lettori e frequentatori della sale cinematografiche e di Netflix il perché, altrimenti potrei ricevere qualche busta da lettere contenente una pallottola, giusto per ricambiare il favore di aver rivelato il finale.
Invece soffermiamoci su quanto è possibile affermare, cioè il concitato inizio del film. Dopo i movimenti della camera a cui si dedica il regista per esplorare l’ambiente entro il quale si svolgerà in gran parte l’azione del film, e cioè un austero, attempato e maestoso palazzo che ospita la banca in questione, entriamo all’interno di essa. C’è la folla delle ore di punta e gli sportelli sono molto indaffarati. A un certo punto sentiamo urlare quanto abbiamo ascoltato in cento altri film del genere: “tutti a terra, mani dietro la nuca”. La voce è quella di Clive Owen, nella parte di tal Dalton Russell, che rivedremo per l’intero film nascosto dietro una maschera, per il dispiacere delle sue numerose ammiratrici. Lui compreso, sono quattro i rapinatori mascherati di tutto punto, che tengono sotto tiro, con minacce e voce grossa, l’intero popolo degli occasionali clienti di quella banca.
Ci rendiamo subito conto che quattro uomini possono tenerne in scacco i cinquanta, tra clienti e impiegati, o forse più, se ci sanno veramente fare. E che ci sappiano fare lo dimostra già un particolare: dopo un po’ di tempo viene intimato a tutti di indossare un camice e una maschera esattamente identici a quelli indossati dai quattro. Una mossa astuta per confondere le acque nel caso di telecamere nascoste, riprese dall’esterno o altre diavolerie tecnologiche. La mossa di omologare nel guardaroba rapinatori e clienti della banca e gli stessi impiegati si rivelerà in seguito molte importante.
Ben presto i rapinatori vengono raggiunti via telefono dagli investigatori della polizia e in particolare da Keith Frazier (Denzel Washington), un personaggio molto ben costruito da Spike Lee. Il detective si staglia, tra tutti gli altri personaggi, per avere alcune caratteristiche che lo rendono particolare: recrimina almeno dieci volte al giorno per alcuni torti subiti in servizio, che gli hanno impedito avanzamenti di carriera i quali dice, con la stessa frequenza, di meritare. È meticoloso e flemmatico e, quando si tratta di correre dagli uffici di polizia al quartier generale allestito proprio di fronte alla banca, con calma calza una paglietta sulla testa si ferma a guardarsi allo specchio, mentre tutti gli altri si precipitano verso le auto con sirene spiegate.
Memorabili sono anche i suoi faccia a faccia col capo della polizia della zona, un irascibile Willem Dafoe, che non vede l’ora di entrare in banca a pistole puntate. E infine, per completare la caratterizzazione del protagonista, Frazier si sente frequentemente con la sua compagna: i due si promettono vicendevolmente momenti indimenticabili d’amore al rientro di Frazier a casa.

È naturalmente una questione di ostaggi e di richieste impossibili: auto e jet in attesa all’aeroporto in cambio della vita degli ostaggi. Ci sarà un faccia a faccia tra Frazier e Dalton. La prassi, che il detective tenti di convincere il rapinatore a interrompere un’avventura che rischia di finire veramente male, viene rispettata. Nulla di nuovo. Dalton è molto sicuro di sé e afferma di voler uscire, a cose compiute tranquillamente con le sue gambe, dalla porta principale. Ma in questa sicurezza c’è qualcosa che non va e che viene immediatamente percepita da Frazier: al contrario di situazioni analoghe, i rapinatori sembrano non avere fretta. Non sentiamo mai la solita minaccia: uccideremo un ostaggio alla volta se non ci darete questo o quello. L’unica cosa che chiedono è cibo: il pasto per tutti i mascherati, rapintori, impiegati e malcapitati clienti. E, tra una richiesta e l’altra,  i due “nemici” trovano il tempo di parlare insieme di un celebre film, un classico della rapina, Un pomeriggio di un giorno da cani, e quindi si salutano.
Facciamo conoscenza  col Presidente della Banca, Arthur Case (Christopher Plummer), che, appresa la notizia di quello che sta accadendo,  convoca uno strano personaggio, Madeline White (Jodie Foster), che non si capisce bene che mestiere faccia, se non quello che potremmo definire di “facilitatrice di situazioni impossibili”. Madeline è una persona molto sicura di sé, molto conosciuta: è la tipa che ha (o si è data) licenza di entrare nell’ufficio del sindaco senza farsi annunciare. A Madeline il Presidente confida di essere preoccupato non certo dei soldi dei risparmiatori, né della possibile strage dei clienti, ma del contenuto per lui molto compromettente di una sua personale cassetta di sicurezza, contenente le prove di malefatte che lui, ebreo, ha compiuto nei confronti di ricchi personaggi della sua stessa razza durante la Seconda guerra mondiale. Qui sono d’obbligo due considerazioni (nessun timore: non c’è spoiler in quello che abbiamo detto finora e neppure in queste considerazioni). La prima: è mai possibile che, una volta anziano Christopher Plummer sia stato condannato a recitare ruoli di traditore o aguzzino degli ebrei? Succede nel film di cui stiamo parlando e poi in Remember, il film di Athom Egoyan che abbiamo recensito qualche tempo fa. La seconda considerazione ci fa chiedere: ma in quale periodo è ambientato questo film?
Se fosse ambientato  più o meno nel periodo nel quale il film è stato girato (e ci sono tutti i segni e le prove della contemporaneità) quanti anni dovrebbe avere questo arzillo Presidente di banca? Novantacinque? Cento anni? L’anacronismo sembra veramente palese.
In ogni caso, a parte gli anacronismi ed altre superficialità riscontrate qua e là, siamo in presenza di un buon film, degno della fama di Spike Lee, che non risparmia battute polemiche sul trattamento in genere riservato alle minoranze in America. E, a proposito di battute, il film ha il merito di cogliere un aspetto che abbiamo trovato in tanti gangster movie di oggi, americani (la serie Ocean di Soderbergh) o inglesi (i movimentati film di Guy Ritchie) e cioè un umorismo, certo molto più smorzato e più tenue rispetto ai due esempi che abbiamo fatto, ma pur sempre umorismo.

Film di Spike Lee recensiti su questo magazine:

La 25a ora (2002): https://wp.me/p3zdK0-1hT
Inside man (2006): https://wp.me/p3zdK0-53I