“La costante” (Pol. 1980) di Krzysztof Zanussi

Possono esistere principi costanti nella realtà caratterizzata dal contino fluire e dall’impermanenza?

(marino demata) Il titolo di questo film di Krzysztof Zanussi è La costante, con riferimento alla matematica. Il mondo della matematica è infatti l’unico mondo nel quale esistono delle regole permanenti e dei valori costanti, come quelli che governano le equazioni. La vita invece è dominata dalla impermanenza, che è un concetto orientale e soprattutto buddista, che mette in luce il continuo fluire della realtà, dominata dalla trasformazione, quasi sempre del tutto casuale, o da quello che alcuni chiamano “destino”. Il bellissimo film di Zanussi mette l’uno di fronte all’altro l’ansia di principi costanti del protagonista con la casualità e la mutevolezza della realtà. È perciò un film molto profondo che ha avuto grandi riconoscimenti al Festival di Cannes, dove ha ottenuto il Gran Premio della Giuria e il Premio ecumenico. Ha fatto inoltre parte della rassegna dei capolavori del cinema polacco organizzata da Martin Scorsese a Chicago al Gene Siskel Flm Center, e su di esso il grande regista americano si è pronunciato con toni entusiasti.
È la storia di Witold (Tadeusz Bradecki), un uomo che fin da giovane crede e lotta per il rispetto della morale e delle leggi. Siamo nel 1980 durante il regime comunista, anche se si sentono gli scricchiolii del sistema, sotto forma di proteste operaie e di manifestazioni di piazza. Di lì a poco il regime cadrà. Ma questo contesto storico non influisce minimamente sul rigore morale del ragazzo. Un rigore che sarebbe presumibilmente il medesimo anche se la storia si svolgesse nel mondo occidentale, o in quello orientale, o in America Latina, ecc. La strabiliante capacità di Zanussi è sempre quella di trovare situazioni e principi che trascendono la società entro la quale narra le sue storie, che hanno quindi valore universale e non possono mai essere interpretate, neanche dai censori più accaniti, come accuse al regime comunista. Come accade in uno dei film precedenti, Camouflage del 1977, a proposito del quale proprio io ho scritto, nella recensione di una decina di giorni fa, che  “ Il valore del film va al di là dell’immediato e del contingente. Le riflessioni sono sempre valide e questo fa la grandezza del film”.
Alla luce di queste affermazioni, è veramente interessante seguire la storia del protagonista. Pur non avendo tutti i requisiti necessari, al momento del servizio militare chiede ed ottiene di fare il paracadutista volontario. Allo spettatore si presenta subito come una persona tutta di un pezzo, un esempio ideale di giovane comunista. In realtà, come abbiano già affermato, prevale sulla contingente forma di governo del Paese, il senso etico di Witold. Il quale è come ossessionato dal “caso” che gli ha portato via il padre alpinista, ottimo scalatore, che solo per qualche centimetro, per aver messo un piede in fallo mentre scalava l’Himalaya muore improvvisamente. Questo episodio basta per far radicare nel pensiero di Witold il concetto della casualità, dell’impermanenza, della mancanza di ogni costanza che caratterizza le nostre vite. Alla quale dovremmo opporci, secondo Witold, col metodo di non lasciarci trascinare dal flusso degli eventi, ma costruendo dentro di noi principi etici permanenti. Si tratta  appunto di quella costanza che giustamente dà il titolo al film.

La madre di Witold si ammala di cancro. Avrebbe bisogno di cure specialistiche, ma viene invece da medici poco scrupolosi, tenuta in un letto in un corridoio. Perché possa essere portata in una camera decente è semplice. Basta pagare una tangente. Questo urta i principi morali di Witold, ma la madre è madre per tutti. Ma Witold non sa neppure come si fa ad offrire una tangente in cambio di una situazione più decente per la propria madre. E chiede al dottore: “va bene, quanto vuoi?”, rischiando anche una denunzia penale. L’infermiera presente all’episodio gli rimprovera di aver agito nel modo sbagliato. “Non si parla. Dovevi solo dargli una busta con i soldi”. Con disarmante Ingenuità Witold chiede: “ma il dottore ha bisogno di soldi?” “Certo che no” è la risposta!
Quando diventa elettricista di una ottima società Witold ottiene anche la possibilità di compiere dei lavori all’estero. Trascorre un periodo in India, non lontanissimo da quell’Himalaya, che gli ha tanto condizionata la vita ed il pensiero. Al ritorno a Varsavia potrebbe anche partire per una serie di lavori specialistici negli Stati Uniti, ma entra in rotta di collisione col suo capo ufficio, che, nei conteggi, sovrastima continuamente le spese fatte dai suoi operai, per intascare la lauta differenza. Witold va a muso duro col suo datore di  lavoro rinfacciandogli di far pagare più tasse ai contribuenti perché lo Stato possa rimborsare tutte le spese non realmente effettuiate, ma intascate dal capo stesso.
In questa casualità, in questa assenza di regole costanti, Witold cerca rifugio nella matematica: frequenta le lezioni di un importante professore, al termine della quali fa anche delle obiezioni molto sensate, al punto che il prof lo invita ad iscriversi alla Facoltà. Ma Witold sa bene che la cosa è impossibile, perché non avrebbe mai il permesso per farlo e neppure i soldi sufficienti.  Oltre che alla matematica Witold si affaccia anche verso il mondo della religione. Ad un prete chiede soccorso spirituale per la madre morente, ma si sente rimproverare che l’ultimo rito religioso della vita ha cambiato nome. Si chiama ora il Sacramento annunciatore della morte ai malati. Dunque, anche la religione non è in grado di conservare con costanza nè i principi nè le definizioni.
E’ un mondo scomodo per Witold e per tutte le anime oneste come la sua. Viene di chiedersi: ma è proprio impossibile costruire una realtà o società priva di corruzione e di ingiustizie? È proprio impossibile vivere secondo principi di eticità e di solidarietà? A quarant’anni dalla prima uscita di questo film ancora ce lo chiediamo in tanti. Ma sono troppi quelli che, invece di rispondere preferiscono cambiare discorso.

Film di Zanussi recensiti da Rive Gauche – Film e critica:

La struttura del cristallo (1969)https://wp.me/p3zdK0-4Xy
Family life (1971)https://wp.me/p3zdK0-4Z2
Illuminazione (1973)https://wp.me/p3zdK0-50v
Camouflage (1977)https://wp.me/p3zdK0-525
La costante (1980): https://wp.me/p3zdK0-540