“Widows” / “Vedove” (Usa 2018) di Steve McQueen (ital. trailer)

Un thriller tutto al femminile: Dove è scritto che quattro donne non possano fare quello che facevano quattro uomini?

(marino demata) Steve McQueen è un regista inglese molto interessante. È appassionato di film corti, e ne ha girati in quantità notevole, ed ha esordito nel lungometraggio con Hunger, nel 2008, un film sugli anni di piombo della questione irlandese e sulle lotte, anche in prigionia, del leader nordirlandese Bobby Sands. Poi ha girato due film di successo, Shame (2011) e 12 anni schiavo (2013), premiato con due premi Oscar.  I suoi primi due film hanno congtribuito all’affermazione di quello che sarebbe diventato un attore di grande successo come Michael Fassbender.  
Con Widows, tratto de un rimanzo thriller di Lynda La Piante,  e da una serie dallo stesso titolo, siamo su un piano completamente diverso, perché qui McQueen si cimenta col thriller e con una storia di rapine. Ma si tratta di qualcosa di molto diverso dai tanti film di rapine che abbiamo recensito negli ultimi tempi, perché, se la rapina in sé dura pochi minuti, la storia ha così tante implicazioni e affronta così tante importanti problematiche, che ti avvincono in sé e ti fanno addirittura dimenticare tutti gli altri aspetti che il genere puntualmente ti offre. La Capacità di Stve McQueen è quella di rovesciare completamente alcuni aspetti de genere – in primis la mascolinità e di creare incursioni e contaminazioni in altri generi filmici. E tutto questo, quando è sorretto da una ottima regia e una sapiente sceneggiatura, è sempre una operazione di grande interesse, o che comunque interessa molto chi vi scrive.
Harry Rawling (Liam Neeson) è a capo di una banda formata da altri tre malviventi, ed è così preciso e meticoloso, che conserva in un taccuino tutti gli appunti e i particolari delle proprie rapine passate, presenti e future. Quando inizia il film, assistiamo a quella che sarà l’ultima delle rapine dei quattro uomini. Le cose vanno pessimamente, prima col mortale ferimento di uno degli uomini e poi con l’esplosione devastante dell’auto che uccide gli altri tre.  Alla fine, la banda lascia quattro vedove, tutte nei guai: tre di loro son in condizioni economiche precarie, sono Amanda (Carry Coon), Linda (Michelle Rodriguez) e  Alice (Elizabeth Debicki). La quarta, Veronica (Viola Davis) la vedova del Herry, il capobanda, starebbe meglio di tutti, vive in un pregevole appartamento sul Lago Michigan e sembra non mancarle nulla, tranne il marito, al quale era legata da un profondo amore e da un legame sensuale molto solido. Ma, poco dopo l’incedente, si presenta a casa sua uno strano figuro, Jamal Manning (Brian Tyree Henry) che vuole la restituzione di dei due milioni di dollari che Harry gli ha trafugato. Le dà tempo un mese per mettere insieme il danaro, altrimenti darà l’incarico di finire il lavoro a suo fratello, affetto da grave sociopatia, Jatemme (Daniel Kaluuy).

Ma la migliore eredità che possa vantare Veronica è il possesso del taccuino del marito. In esso sono contenuti i dettagli del colpo successivo. Non ha altra scelta: con ferma determinazione contatta le altre tre vedove, le convince vincendo sulla loro riluttanza e le loro riserve, e organizza meticolosamente il colpo. Dunque, il film diventa un thriller tutto al femminile, che ricorda Ocean eight, del quale non ha tutto il suo aspetto divertente, ma ha una serie di implicazioni assi importanti. Dove è scritto che quattro donne non possano fare quello che facevano quattro uomini? Il film tende a dare una risposta al femminile al paradigma che esistano mondi e attività esclusivamente di pertinenza degli uomini. E in questo  il regista è sorretto e aiutato non solo dal romanzo al femminile di Lynda La Piante, autrice di celebri thriller, ma anche dalla ottima sceneggiatura di un’altra scrittrice, Gillian Flynn, dalla cui penna è nata la storia di Gone Girl / L’amore bugiardo portata sullo schermo dal geniale David Fincher.
Un’altra implicazione importante in questo film è quella politico-sociale. Jamal Manning, il losco personaggio che vuole la restituzione dei 2000 dollari dalla vedova di Herry, è candidato alle elezioni della zona dove si svolge la storia, situata alla periferia di Chicago. A opporsi a questa elezione è l’altro candidato, Jack Mulligan (Colin Farrell), figlio del potente Tom Mulligan (Robert Duvall). Di quest’ultimo, costretto a rinunciare alla sua poltrona per malattia e limiti di età, Jack vorrebbe prendere il posto. Ma, ci fa capire McQueen, se Jason è sfacciatamente un lestofante, i Mulligan, padre e figlio, dietro una patina perbenista, vogliono il potere per curare i propri affari di famiglia e per estendere la propria influenza. E, tra l’altro, nella zona ci sono molti problemi sociali irrisolti e molte persone che faticano ad arrivare alla fine del mese.
L’intreccio con la vicenda di Veronica è dato anche dal fatto che il vecchio Mulligan aveva rapporti di amicizia e di affari con Herry. E Colin Farrellquesto è un altro punto che rende la sua vedova, Veronica, invisa ai fratelli Manning.
Widows, come avrete capito, non è un semplice divertissement e non è stato costruito per questo. Non si ride. Ma è un film che affronta questioni molto serie e che fa pensare lo spettatore, al quale lascia molta materia su cui riflettere: in primis si opera un deciso e polemico rivolgimento del ruolo della donna. Poi c’è il problema del potere politico che, gestito da un notorio lestofante oppure da un ladro in guanti gialli, comunque va a danno dei ceti meno abbienti, ai quali potrebbero restare solo le briciole del lauto pasto dei potenti, chiunque essi siano.  
Aggiungiamo che il film ha un ritmo frenetico, che le interpretazioni, a partire da quella veramente rimarchevole di Viola Davis, sono tutte di alto livello e senza alcuna sbavatura e che il finale ci riserva un doppio e inimmaginabile colpo di scena. Tutto questo fa di Widows un film più che ottimo e sicuramente da vedere. Un altro importante tassello della finora più che positiva filmografia di Steve McQueen.