“Sciarada” (Usa 1963) di Stanley Donen

“Il miglior film di Alfred Hitchcock, che lui non ha mai diretto”. Peccato!

(marino demata) Sciarada è stato definito “il miglior film di Alfred Hitchcock, che lui non ha mai diretto”. E io aggiungerei che è un peccato che non lo abbia diretto perché sicuramente ne sarebbe venuta fuori un’opera forse meno divertente, ma sicuramente più profonda, più carica di suspense, di quanto non lo sia questo film diretto da Stanley Donen, regista in verità più avvezzo alla commedia brillante e ai film musicali che non ai thriller.
Diciamo subito che questo film del 1963 è un tripudio hollywoodiano. E se si considera che dopo pochi anni anche la Mecca del cinema sarà assalita dagli autori della cosiddetta New Hollywood, l’inglese John Schleisinger in testa con  Il piccolo grande uomo e Un uomo da marciapiede, seguito da tanti altri Autori, non possiamo non considerare Sciarada un film un po’ sopravvissuto agli eventi cinematografici esterni agli studios. Il più grande e importante di questi eventi era nato addirittura tre anni prima, nel 1960. Ci riferiamo al Manifesto del New American Cinema stilato a New York da Jonas Mekas, al quale aderirono decine di cineasti indipendenti e decisamente anti-hollywoodiani. E inoltre il primo e più importante esempio del nuovo corso, che a New York stava prendendo il cinema, è datato addirittura prima, e cioè nel 1959, allorchè John Cassavetes gira  Shadows/Ombre per le strade della metropoli con la macchina da presa sulle spalle.
Dal canto suo, Stanley Donen attinge a piene mani alle ricche risorse produttive degli studios di Hollywood per far diventare Sciarada un film “perfetto”, pieno di colori, di brio, di comica vivacità, di grandi attori. Non manca nessun ingrediente per creare il meglio. Neppure una famosissima firma di alta moda che ha fornito tutti gli abiti del film a Audrey Hepburn.
Addentrarsi brevemente nella trama del film non è molto semplice, perché, come dice anche il titolo, si tratta di un autentico rompicapo, che si scioglierà solo verso la fine, con gli immancabili colpi di scena chiarificatori. Diciamo allora che  film inizia con un assassinio.
Tornata a Parigi dalle sue vacanze in una delle località sciistiche più esclusive della Svizzera, Reggie Lambert (Audrey Hepburn) scopre che suo marito, Charles, è stato assassinato su un treno. Peter Joshua, uomo maturo, ma sempre affascinante (Cary Grant), che aveva conosciuto Reggie durante la vacanza, la aiuta a trovare una stanza d’albergo, dopo aver scoperto che la donna era rimasta senza un soldo ed aveva con sé solo una borsa della Lufthansa contenente alcuni insignificanti oggetti di suo marito. Trova inoltre il suo lussuoso appartamento completamente devastato e senza nessun mobile e perfino alcune pareti sfondate.

In realtà Reggie sa poco di suo marito: si sono conosciuti e sposati in pochi giorni e pochi giorni prima della sua morte. E addirittura apprende solo ora che il cognome è diverso da quello dichiarato al momento del matrimonio. Al funerale non c’è praticamente nessuno, se non tre strani individui che giureresti essere dei delinquenti: Herman Scobie (George Kennedy), con un artiglio d’acciaio al posto della mano destra, Tex Panthollow (James Coburn) e Leopold W. Gideon (Ned Glass). Al termine della cerimonia Reggie viene invitata a recersi all’Ambasciata americana, dove apprende da Hamilton Bartholomew (Walter Matthau) che suo marito e i tre amici visti al funerale, hanno rubato  250.000 dollari in oro destinati alla Resistenza francese durante la Seconda guerra mondiale.  La CIA si sta attivando per recuperare il danaro ed evitarne il furto. Alla vedova viene chiesto di collaborare alla ricerca del bottino.
I tre malfattori a turno cercano di fare pressione su Reggie, ritenendola informata su dove si trovino i soldi. Per fortuna Joshua, che poi si scoprirà avere varie identità e vari cognomi, la protegge dal peggio e la tira fuori dalle situazioni più incresciose ed anche più comiche. Fino ad arrivare ad altri assassini…
Il film è interamente girato a Parigi, naturalmente nei luoghi più eleganti e più celebri: allo spettatore toccherà di vedere una Parigi da cartolina illustrata, anzi da dépliant turistico, da Palais-Royale a les  Jardin des Champs-Elysées, dalla Comédie-Française ai Mercato generali, da Notre Dame alla Port de la Tournelle. Insomma, quanto di meglio esista nella capitale francese. E naturalmente non manca l’attrazione turistica per eccellenza, la gita in battello lungo la Senna, con gli improvvisi spot di luci abbaglianti e accecanti riversate sulle coppiette, per far divertire, in verità con dubbio gusto e scarso rispetto della privacy, i turisti americani.
Manca del tutto la vera Parigi, quella vissuta dai parigini tutti i giorni e non dai turisti in un week-end. Quella la scopriremo in un remake di Sciarada che un grande regista americano, Jonathan Demme (Oscar winner con Il silenzio degli innocenti) girerà nei vicoli e nei mercati per realizzare la discussa opera intitolata The truth about Charlie. E di quel remake di Sciarada parleremo la prossima volta. Promesso!