“The truth about Charlie” (Fr. 2002) di Jonathan Demme

Demme rifà Sciarada coi modi e alla maniera della Nouvelle Vague

(marino demata) Nel 2002, cioè quasi quarant’anni dopo che Stanley Donen aveva finito di girare Sciarada con Audrey Hepburn e Cary Grant, a Jonathan Demme viene in mente di rifare quel film e ambientarlo nella Parigi più vissuta e autentica possibile, tra i vicoli bui e sporchi, i mercatini, la gente comune che urla nelle strade.
Tutti sanno che Jonathan Demme è un regista dotato di grande curiosità e grande senso dell’innovazione. Cioè tutto quello che mancava all’establishment para-industriale di Hollywood. Il grande Jonathan Demme, regista di Filadelfia, The Manchurian candidate e del premio Oscar Il silenzio degli innocenti era un innamorato estimatore della Nouvelle Vague, della quale amava praticamente tutto, ma in special modo due film: Tirate sul pianista di Truffaut e La donna è donna di Godard. Gli piacevano soprattutto il realismo, la naturalità e l’alto livello di novità contenuto nella nuova onda che si era alzata in Francia negli anni Sessanta. E per quarant’anni ha sognato di girare un film in Francia, che in qualche modo diventasse un omaggio alla Nouvelle Vague.
Ma perché riprendere proprio Sciarada e rimodellarlo alla maniera del cinema francese degli anni ’60?
Ci sono alcune belle interviste al regista, che sono per lui l’occasione di chiarire le cose. Qualcuna l’abbiamo già citata nel nostro articolo su Tirate sul pianista, che potete ripescare nell’archivio di questo magazine.
Ma la spiegazione dei motivi che hanno spinto il regista a rifare Sciarada ce la offre in un’altra importante intervista, quella pubblicata nella rivista britannica MovieMaker,  che, parafrasando il titolo del suo film (La verità su Charlie) , è  spiritosamente intitolata ”La verità su Jonathan Demme”. Sollecitato dal giornalista Philip Williams, racconta: “una sera abbiamo proiettato Charade in ufficio per divertimento. Mentre il film si svolgeva, ho pensato che splendida opportunità [sarebbe stata] per andare a Parigi e fare un pezzo fresco e divertente basato su questo film,” E dunque, mentre rivedeva Siarada, di cui Demme apprezzava i lati innovativi (il passaggio da un genere all’altro, il thriller frammisto all’umorismo, il veloce cambiamento delle situazion)i, ne intuiva anche gli aspetti che lui avrebbe cambiato. Intanto gli piaceva molto l’idea che il personaggio femminile fosse interpretato da Thandie Newton, che così poteva prendersi una pausa “da corsetti stretti e abiti lunghi per giocare a persona moderna e a tutto tondo.”
E, aggiunge Jonathan Demme, siamo ai primi anni ’60 . “Stanley Donen ha girato Charade a Parigi nel 1963. A tre isolati di distanza, Claude Chabrol stava girando a qualcosa. François Truffaut era un paio di isolati nella direzione opposta. Erano tutti là fuori con le loro telecamere a mano che lo afferravano, in stile cinema vero. Così abbiamo pensato: facciamo finta di fare la versione New Wave di Charade “.

Ecco, questo in realtà voleva fare il regista: eliminare l’artificiosità e tutto quanto risulta finto in Sciarada. Rivoltarlo come un guanto e fare, praticamente un altro film con lo stesso soggetto. Si realizzava il suo antico sogno: girare a Parigi un film Nouvelle Vague.
La trama non si discosta per nulla da quella di Sciarada e questo ci consente di sorvolarla. Chi volesse ulteriori particolari può andare alla recensione esattamente precedente a questa, perché solo l’altra sera abbiamo parlato di Sciarada. Così abbiamo il tempo per ulteriori interessanti riflessioni. Intanto gli attori. Con tutto il dovuto rispetto ad Audrie Hepburn, spero che non sia contro la legge affermare che Tandy Newton finalmente è una Regina Lambert non ingessata negli abiti del grande stilista francese che ha fornito il guardaroba alla Hepburn e con una dose di espressività sicuramente maggiore. Certo si può discutere sulla scelta da parte di Demme del protagonista maschile: Mark Wahlberg non è certo Cary Grant, ma pochi potrebbero esserlo. Nel film ci sono comunque altri attori molto validi, primo tra i quali Tim Robbins in un ruolo insolitamente brillante e spiritoso che segue quello simile in Alta fedeltà, di due anni prima.
Il film non è piaciuto alla maggioranza della critica americana. Pesa molto sul giudizio negativo, a mio giudizio, la convinzione che Demme, con questo film si sia macchiano di una sorta di “lesa maestà” e di mancanza di rispetto di fronte a quello che veniva considerato uno dei capolavori sfornati da Hollywood. E la convinzione, inoltre, che la Nouvelle Vague non fosse dopotutto un fenomeno che meritasse tutta quell’enorme ammirazione che le aveva riconosciuto Jonathan Demme. In questo coro di voci conformiste fanno eccezione due dei migliori e più obiettivi critici americani, James Berardinelli, che afferma che la Parigi descritta da Demme è “più grintosa, più vera di quella idealizzata in tanti film”; e conclude affermando di apprezzare molto  il film di Demme. Dal canto suo Roger Ebert dice non trovare una profanazione nel fatto che il regista volesse rifare Sciarada, soprattutto se la protagonista si chiama Thandy Newton, della quale mostra di avere un’ammirazione infinita. E soprattutto mi sembra significativa l’affermazione che tutti i personaggi sembrano avere la positiva funzione di spingere la protagonista via dai turistici Champs Elysses e dirottarla verso il più proletario e umano mercato delle pulci di Cligancourt.
Si dirà che La verità su Charlie non è, dopotutto, un grandissimo film. Questo è vero. Ma, come ho cercato di spiegare da due giorni, non è questo io punto. Il punto è un altro: è bello che un grande regista, che ha vinto tutto nel mondo del cinema, voglia riconoscere la grandezza di un movimento innovativo come la Nouvelle Vague e voglia dimostrare la sua ammirazione girando un film senza alcun timore di “profanarne” un altro e di suscitare un vespaio di critiche. E in aggiunta chiama anche a partecipare al film due mostri sacri della stessa Nouvelle Vague, Anna karina e Charles Aznavour, affidando, per giunta, a quest’ultimo il compito di chiudere i film con una sua celebre canzone.