“Vita per vita” (Pol. 1991) di Krzysztof Zanussi

Un impianto dialettco ben costruito tra un uomo che fugge e un santo che resta.

(marino demata) Con questo film, Vita per vita, Zanussi ci porta al tempo dell’occupazione nazista della sua Polonia e nel luogo che rappresenta simbolicamente l’epicentro di quel tristissimo periodo, Auschwitz.
La storia ci mostra il durissimo lavoro cui erano sottoposti i prigionieri polacchi, a trasportare, scarpe nel fango e nella melma, grandi massi o a spingere giganteschi rulli. Proprio nelle scene iniziali assistiamo alla rocambolesca fuga di uno dei prigionieri, Jan (Christoph Waltz)  che si lascia cadere sul suo capo e sull’intero corpo un notevole quantità di terra, dalla quale resta completamente coperto. L’occasione è buona per aspettare nascosto il termine della giornata di lavoro e il ritorno al campo dell’intera squadra, per poi scrollarsi di dosso la massa di terra umida cadutagli sul corpo e fuggire verso il più vicino centro.
Quando i responsabili del camp si accorgono della scomparsa di un prigioniero iniziano le ricerche con il solito rituale: i cani addestrato ai quali si fa annusare qualche straccio del prigioniero, le ricerche per terra e nel fiume. La ricerca è vana: Jan evitando il più possibile di chiarire la sua posizione in paese,  cerca un lavoro e viene aiutato nel vicino convento francescano, dove può dare una mano come falegname.
Il comando tedesco ad Auschwitz però non lascia passare la cosa: dieci prigionieri scelti a caso vengono condannati ad essere rinchiusi in una stanza ed a morire di fame. Padre Maksymilian Kolbe, responsabile del convento francescano, con l’accusa di aiutare i fuggitivi, viene rinchiuso ad Auschwitz, dove, dopo aver assistito alle scene strazianti dei dieci prigionieri condannati alla morte per fame, chiede di prendere il posto di uno di essi. In tal modo potrà salvare una vita, e confortare le altre nove fino al momento della morte.
La storia di padre Kolbe è vera: si tratta di uno dei martiri, poi santificato, del cattolicesimo polacco. Naturalmente più romanzata, almeno nei particolari, è la storia di Jan, che è il personaggio che nel film, con la sua fuga e responsabilità nell’uccisione di ben dieci persone, fa da contraltare alla figura di Padre Kolbe (Edward Zentara).
Il film indugia pure, in alcuni flashback, sul passato di Padre Kolbe, sulla su attività per edificare il monastero. L’indugiare troppo su questo aspetto fa correre al film il rischio dell’agiografia del santo.
Ma, fortunatamente, Zanussi è cineasta troppo esperto e qualificato per cadere in queste trappole nascoste della storia: dall’altra parte c’è la storia di Jan che è, rispetto a Kolbe, personaggio ben più complesso e non così lineare come il santo, che mai si smuoverà dai suoi convincimenti e dalle ferree regole di vita che si è imposto.

La figura di Jan è proprio quella che conferisce vivacità dialettica alla pellicola. Egli attraversa tutta una prima fase dinamica e attiva, alla ricerca di un lavoro e poi alle prese con la sua attività di falegname. Riesce in qualche modo anche a costruirsi un tessuto di conoscenze alle quali non rivelerà mai fino in fondo la sua storia, resa non raccontabile a causa del suo epilogo: l’uccisione nel modo più atroce possibile di dieci uomini per sua colpa. Ma, dopo la gioia iniziale del successo della fuga,  il carattere di Jan si incupisce e cresce dentro di lui la malinconia e affiorano sempre più prepotentemente i sensi di colpa.
In Slesia, sua regione di origine, viene a sapere che la sua famiglia è stata sterminata dai nazisti e solo suo fratello è riuscito a mettersi in salvo fuggendo in America. Il tormento interiore di Jan, contrapposto alla serena determinazione di Kolbe a morire al posto di un altro uomo, è il vero asse dialettico che conferisce vivacità e bellezza a questo film.
Jan è magistralmente interpretato da Christoph Waltz, attore tedesco molto stimato in America, dove ha girato alcuni film con Quentin Tarantino. Di Walz riordiamo in particolare la l’interpretazione molto efficace nel film da camera di Roman Polanski Carnage.
Vita per vita si avvale anche della  meravigliosa colonna sonora di musica sacra di Wocjiech Kilar.
Probabilmente solo Zanussi poteva girare un film del genere senza cedere al pericolo di fare un film da oratorio. La vita dei santi lo interessa fino ad un certo punto. Zanussi ci ha invece abituati a film che hanno al loro centro i conflitti morali, le contrapposizioni tra diversi stili di vita (si pensi al suo film di esordio, La struttura del cristallo, che vive proprio di questa opposizione), e a tutti i film seguenti che portano sempre alla ribalta dubbi e contrasti di ordine eminentemente morali, l’ultimo dei quali che abbiamo trovato è quello presente nel film.

Film di Zanussi recensiti da Rive Gauche – Film e critica:

La struttura del cristallo (1969)https://wp.me/p3zdK0-4Xy
Family life (1971)https://wp.me/p3zdK0-4Z2
Illuminazione (1973)https://wp.me/p3zdK0-50v
Camouflage (1977)https://wp.me/p3zdK0-525
La costante (1980): https://wp.me/p3zdK0-540
Vita per vita (1991): https://wp.me/p3zdK0-56s