“Madame Claude” (Fr. 2021) di Sylvie Verheyde

Ma chi è Claude? Di lei in realtà si sa pochissimo.

(antonia del sambro) Al numero 32 di Rue de Boulainvilliers, nel costoso 16° arrondissement di Parigi,c’è un appartamento che in realtà è un bordello per uomini facoltosi; uomini che in quelle mura lasciano soldi e segreti. Si dice che una brava entraîneuse riesca a far dire qualunque cosa all’uomo che in quel momento è a letto con lei e le ragazze di madame Claude sono bravissime in questo. Soprattutto sono state educate dalla “migliore”. Ovvero dalla padrona di bordello più abile ed esperta di tutta la città, anzi, probabilmente della Francia intera e sicuramente tra le più famose del suo tempo. Ma chi è Claude? Di lei in realtà si sa pochissimo e quel poco che si conosce è ottenebrato dalle innumerevoli bugie che la stessa signora ha imbastito alla perfezione sulla sua persona, mescolando realtà e finzione, veridicità e imbroglio, storia contemporanea, come la Resistenza francese a storia personale, dove una educazione rigida e religiosa ha prodotto, inesorabilmente, gli effetti contrari. Sulla vita della entraîneuse più famosa di Francia sono state scritte biografie romanzate e sceneggiature per lungometraggi, e sono stati realizzati documentari chiacchieratissimi come quello trasmesso dalla televisione francese nel 1993. Perché madame Claude, nata Fernande Grudet, la prostituta l’ha fatta il tempo necessario per capire come andava davvero il mondo e, in particolare, l’ambiente di Parigi tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta. Ed è allora che ha deciso di fare di quel mestiere così orribile e degradante, il grimaldello perfetto per entrare nei giri che veramente contavano. Quelli con tanti soldi e pieni zeppi di pericoli

L’ex ragazza educata in un convento di suore, o forse no, l’ex combattente durante l’occupazione tedesca, o forse no, l’ex prostituta di alto bordo, forse l’unica cosa vera, ora è il capo di sé stessa e di un gruppo di ragazze bellissime e perdute con le quali è riuscita a diventare una imprenditrice di successo, a fare soldi a palate tanto da potersi permettere di abitare nel luogo più in di Parigi e di portare le “sue” ragazze una volta l’anno a fare una vacanza in posti lussuosi. Ma questa è la storia del personaggio, narrata e raccontata da più parti. Il film prodotto da Netflix nel 2021, la cui visione è già disponibile sulla piattaforma, è molto di più e molto altro della semplice storia di una entraîneuse che ce l’ha fatta. È cinematografo allo stato puro. È settima arte. È pathos e narrazione filmica. La pellicola scritta e diretta da Sylvie Verheyde ricorda molto da vicino la nouvelle vague dei grandi cineasti francesi, con gli stessi tempi, lo stesso ritmo del racconto, le stesse pause nei dialoghi e una ricostruzione vintage della fotografia che da sola meriterebbe tutti i premi possibili. Madame Claude targato Netflix non ha nulla della cinematografia commerciale degli ultimi tempi, è un film “puro” per addetti ai lavori e per gli amanti e i cultori di questa arte, con movimenti di macchina ragionati, usati come un crayon per raccontare attraverso le immagini. La Verheyde, però, va oltre e presenta una Fernande/Claude profondamente e tragicamente donna, che soffre per amore e di dispera per la solitudine. Lei che nella sua alcova ha ricevuto gli uomini più famosi e potenti del mondo. Questo è cinema, da guardare e da apprezzare. Buona visione rivegaucherini!