“La banda Baader Meinhof” (Ger. 2008) di Uli Edel-Trailer italiano

Gli anni di piombo in Germania

(marino demata)

Il regista.
Uli Edel è un regista tedesco molto impegnato, con all’attivo decine di film, alcuni dei quali sono entrati nella storia del cinema non solo tedesco, ma internazionale. Una delle sue prime opere, Christiane F. Noi ragazzi dello zoo di Berlino ha fatto epoca, per la sua cruda analisi della dipendenza dal LSD. Nel 1989 gira un film interessante e di successo, Ultima fermata: Brooklyn, che va ricordato per la straordinaria interpretazione di Jennifer Jason Leigh. Altro film notevole è stato Body of evidence del 1993 con Madonna e Willem Dafoe.
Di ancora maggiore successo è il film di cui parliamo questa sera, The Baader Meinhof Complex del 2008, nel quale Edel porta avanti un’ analisi del fenomeno della lotta armata contro lo Statointrapresa dal gruppo Baadel Meinhof (dai nomi dei più famosi protagonisti del gruppo). Si tratta di un film inchiesta che ha qualche aspetto in comune con il filone portato avanti dal nostro grande Francesco Rosi. Lo stile ha molti aspetti in comune, perché, come Rosi, Edel si sforza di ricostruire il mosaico degli avvenimenti che hanno portato un gruppo di intellettuali di sinistra a ritenere, nelle condizioni della Germania Ovest del 1969, che la lotta armata fosse l’unica possibilità lasciata da uno Stato che veniva giudicato fascista. Edel, usa appunto il metodo di Rosi: più che parteggiare per uno dei due contendenti, cerca di capire e di ricostruire la storia, partendo da una domanda: come è possibile che un ampio numero di intellettuali e di militanti di sinistra possa aver coltivato l’illusione di portare avanti una lotta armata contro lo Stato sperando di vincere?

La storia.
Partendo da tale domanda, e basandosi su una accurata documentazione, Edel ci mostra le condizioni di cieca violenza che lo Stato della Germania Ovest perpetrava nei confronti di qualsivoglia manifestazione dell’opposizione. E, come esempio, Edel inizia il film con le visita a Berlino dello Scia di Persia, che passa per i viali di Berlino, scortatissimo e tra due ali di folla festanti e con cartelli di plauso. Dietro questa folla c’è l’opposizione con cartelli di ben altro tenore, che denunciano le condizioni di miseria nella quale viene mantenuta la popolazione persiana e i legami col capitalismo degli USA e della stessa Germania Ovest.
In un attimo la folla che applaudiva lo Scià si accorge degli oppositori, rei di urlare contro il sovrano della Persia, e si scaglia contro di essi con i bastoni che reggevamo i cartelli. La polizia poco distante non interviene contro gli assalitori, e dopo un po’ sceglie di intervenire violentement, ma contro l’opposizione, lasciando anche uno studente morto per la strada.

La giornalista Ulrike Meinhof (la bravissima Martina Gedeck) denuncia nei suoi articoli la violenza della polizia e, in genere, dello Stato tedesco. Il suo avvicinamento al gruppo dell’opposizione è graduale, ma evidente e convinto. Dal canto suo, l’opposizione è guidata da un personaggio che a quell’epoca comincia già diventare un simbolo, Andreas Baader, che capeggia un gruppo di contestatori, capaci creare grandi preoccupazioni ai dirigenti tedeschi, che possa succedere anche a Berlino quello che già era accaduto sulle barricate di Parigi. La cronaca che ci racconta Edel non tralascia nulla e forse è fin troppo minuziosa, fermandosi anche su alcuni fatti collaterali, ma ugualmente brucianti, come le uccisioni da parte di esaltati di estrema destra, di singole importanti figure dello schieramento dell’opposizione.
Sull’altro versante Edel lascia a Bruno Ganz il compito di costruire il personaggio di Horst Herold, il capo delle forze di polizia tedesche, ostile alla equazione “violenza chiama violenza” e più propenso all’idea che per catturare i terroristi c’è bisogno di pensare come loro, immedesimarsi nelle loro problematiche, capire le loro motivazioni e obiettivi.
Il film non manca mettere in mostra ingenuità e  debolezze dei due schieramenti. Dopo la cattura di Baader (Moritz Bleibtreu), il gruppo elabora un  piano per la sua evasione e organizza una intervista al di fuori della prigione, in una sorta di scuola privata. La cosa assolutamente incredibile è che le autorità accettano questa intervista e mandano Baader scortato da appena due agenti in un terreno solo apparentemente neutro. Lì si svolge la finta intervista della Meinhof, che non aveva mai lasciato intendere di appartenere al gruppo. ri Il piano era che la Meinhof dovesse rimanere al suo posto per continuare a fingersi una giornalista “neutrale”. Ma, dopo la sparatoria e l’uccisione dei due agenti, fugge anche lei con Baader. Da quel momento in poi è come se si fosse dichiarata membro a tutti gli effetti del gruppo terrorista.
La Meinhof è certamente il personaggio più complesso dell’intera storia. Sposata e con due figlie, abbandona la famiglia e il suo lavoro per vivere a stretto contatto col gruppo terroristico in una drammatica, irrinunciabile, per lei, scelta di vita.

Note di recensione.
Molte sono le altre scene significative. Non possiamo enumerarle tutte. Dal campo di addestramento in Palestina, dove il gruppo entra anche in conflitto con la mentalità islamica, alle continue rapine in banca per finanziare il gruppo stesso, fino ad arrivare al rapimento del presidente Confindustria Schleyer, ex nazista e democristiano. La Germania vivrà i suoi anni di piombo nella maniera più tragica possibile e con responsabilità che non vedono esenti lo Stato e le autorità di governo.
La cattura dell’intera cellula terroristica porterà a morti misteriose in carcere per molti aderenti. Per alcuni di loro sarà palese e dichiarata l’intenzione suicida, Ma per altre morti la storia ci ha lasciato con un grande punto interrogativo, ovvero con certezze di vere e proprie esecuzioni sommarie, per le quali non verranno mai alla luce le prove.
Il rigore del film ha conquistato perfino gran parte della critica americana, malgrado la reiterata condanna  nel film della guerra del Vietnam e le immagini dei bombardamenti a civili vietnamiti. Proprio in America il film ha ottenuto i più ampi riconoscimenti: la candidatura all’Oscar come migliore film straniero,  e la nomination ai Golden Globe.