“Foxcatcher” (Usa 2014) di Bennett Miller

Stravaganza e arroganza del potere economico

(marino demata) Foxcatcher è un film attualmente visibile su Amazon Prime (https://www.primevideo.com)

Il regista

Bennett Miller è arrivato tardi alla regia e, a parte qualche documentario e film corti o pubblicitari, ha girato finora solo tre lungometraggi, ma di notevole peso e successo. Si tratta infatti di Truman Capote del 2006, che ha all’attivo una nomina all’Oscar, e che, come il successivo Moneyball (l’arte di vincere), ha come attore il compianto Philip Seymour Hoffman. Il film che trattiamo oggi è il terzo e, per il momento, ultimo lavoro, ed ha ricevuto anche una nomination all’Oscar . Tutti e tre i film si relazionano a storie realmente accadute. Riesce a dirigere bene gli attori, visto che in soli tre film ne ha portati ben sei alla nomination all’Oscar.

La storia

Foxcatcher potrebbe sembrare appartenere al genere di film di sport, ma in realtà non lo è, anche se ci sono molte scene di incontri di wrestling e molte riprese di atleti in allenamento. La verità è che il film prende subito una direzione che lascia in certo senso lo sport e il wrestling sullo sfondo, per occuparsi invece del rapporto tra i vari protagonisti: due fratelli atleti, già consacrati campioni in patria, cioè Mark (Channing Tatum in una interpretazione superba) e Dave (Mark Ruffalo), uno strano ultramiliardario (Steve Carell) e l’arcigna madre di quest’ultimo (Vanessa Redgrave). Mark si allena con caparbietà per non essere escluso dalla squadra che parteciperà alle Olimpiadi di Seul del 1988. Il fratello maggiore Dave gli fa da allenatore. Ma la svolta quasi immediata nella prima parte del film è rappresentata dall’offerta del ricchissimo miliardario e appassionato di wrestling John Du Pont (Carell), che gli offre di ospitarlo nella propria lussuosa tenuta,  chiamata Foxcatcher,  per farlo allenare, offrendogli anche un lauto assegno. Steve accetta (e come potrebbe rifiutare?). Du Pont però vorrebbe portare nella sua tenuta anche il fratello , che inizialmente rifiuta, perché legato alla sua famiglia e al lavoro. Si lascerà convincere in seguito.

Il personaggio di Du Pont

John Du Pont è il personaggio chiave della storia: attorno a lui ruota tutta la vicenda. Qualcuno si chiederà  innanzitutto come un miliardario possa aver voglia di ospitare e stipendiare due fratelli per consentire ad uno di loro di andare a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi.  Beh, se ci meravigliamo di questo, vuol dire che siamo lontani anni luce da una certa mentalità americana. Una mentalità che definire semplicemente “repubblicana” non dice tutto. È la mentalità conservatrice di chi considera gli Stati Uniti l’epicentro dell’universo e la forza che ha il diritto di dettare legge su tutta l’umanità. Gli sforzi di Du Pont sono quelli di chi vuole che un atleta americano possa primeggiare sugli atleti del resto del mondo e che ritiene, per questo, doveroso investire una somma di danaro che, per quanto importante, è un nulla per un miliardario. La sua soddisfazione personale consisterà nell’esporre i trofei conquistati nella stanza dei trofei.
Dove ci sono anche quelli della madre, appassionata di cavalli, che Du Pont invece detesta (“sanno solo mangiare e cacare”). Il rapporto tra Du Pont e la madre non è sufficientemente analizzato nel film, perché, evidentemente, il regista considera questo versante una sorta di sotto-storia che potrebbe distrarre lo spettatore dal problema principale. Ma noi intuiamo che è un rapporto basato su un rispetto dovuto, ma pur sempre un rapporto conflittuale.

Trailer in lingua italiana

I due fratelli

Indubbiamente non è facile conservare un rapporto di amicizia con un personaggio come Du Pont, che ritiene di poter comprare tutto con  i suoi soldi, compresa l’amicizia. Sembra inevitabile che il rapporto con Mark si incrina gradatamente. Ed è a questo punto che Du Pont si convince che occorre la presenza dell’altro fratello, Dave, per dare nuova carica a Steve se si vuole che vinca le Olimpiadi. E per questo Du Pont non esita a mettere  sul piatto una proposta veramente irrinunciabile e ottiene il trasferimento del fratello con l’intera famiglia. Si riuscirà a ristabilire un equilibrio che consenta a Du Pont di ottenere il sospirato nuovo trofeo da mettere in bacheca?
Mark è interpretato da Channing Tatum, un attore che è cresciuto sotto la guida di Steven Soderbergh, col quale lo abbiamo ammirato in ben tre film: Effetti collaterali, Magic Mike e Logan lucky. Di Mark Ruffalo ricordiamo invece due ottime interpretazioni in Zodiac e in Il caso Spotlight

Una omosessualità latente

Il personaggio di Du Pont è il più complesso e difficile da un punto di vista psicologico. Schiacciato da una madre possessiva, decisionista e oppressiva, coltiva dentro di sé una evidentissima forma di latente omosessualità, che non avrà mai modo di liberarsi e manifestarsi pienamente. I rapporti con Mark sono inizialmente affettuosi in senso paterno, ma mai del tutto corrisposti. Mark ha la testa alle Olimpiadi  e la sua presenza dai Du Pont è esclusivamente in funzione di tale obiettivo. Un obiettivo che è condiviso pienamente da Du Pont. E però, ugualmente, il rapporto tra i due non può funzionare. Non si crea quella “chimica” sufficiente perché il tutto possa andare avanti.

Valore politico del film

La storia narrata nel film è vera ed abbastanza fedele agli avvenimenti. Non tutti i lettori li conosceranno o li ricorderanno anche se all’epoca hanno fatto scalpore nel mondo dello sport. Ci asteniamo quindi da ogni commento in merito. Ci soffermiamo invece sul significato politico del film, uscito in un’epoca in cui sembrava profilarsi all’orizzonte una ripresa delle forze economiche legate alla destra repubblicana, che avrebbero poi portato alla elezione di Donald Trump. Du Pont è la metafora di quelle forze, di quell’1% (o forse meno ) di americani che possiedono il 99% delle risorse dell’intero Paese. Di quell’1% Du Pomt ha tutta l’arroganza del potere economico. Ha tutta la convinzione che nessuno glia possa mai, in nessuna occasione, dire di NO. Ha la certezza di essere, con lo strapotere dei suoi soldi, una grandiosa persona in un Paese che deve ritornare grandioso.