“I’m Not There”/”Io non sono qui” (Usa 2007) di Todd Haynes

Bob Dylan: sei storie che so di lui.


Il regista

Todd Haynes è sicuramente un vero regista indipendente. La sua carriera è stata ed è ancora un percorso accidentato e vario. Osannato da chi ama il cinema. Quelli ai quali piace un regista che affronta personaggi scomodi e problemi che fanno inorridire i benpensanti legati ai vangeli di Hollywood. Ad Haynes piace utilizzare spesso gli stessi attori per le sue opere. Attori che diventano poi suoi amici. Perché Haynes è così: o lo detesti perché non condividi nessuna delle sue idee e non ti piace nessuna delle immagini che ritrae, oppure lo adori perché ti ritrovi nel suo modo di ragionare e di fare cinema. Per darvi un’idea del personaggio vi ricordo che il suo primo film, Poison/Veleno (1991) fu violentemente attaccato da cristiani e conservatori americani e da lor etichettato come pornografico. Quel film vinse però il gran premio della giuria al Sundance Film Festival, cioè il tempio del cinema indipendente. Safe del 1995, interpretato dalla sua cara amica Julianne Moore, nella parte di una donna affetta da grave malattia forse metafora dell’AIDS, fu poi giudicato come uno dei migliori film dei disastrati anni ’90. In Velvet Goldmine (1998) si manifesta il suo amore per la musica rock. Argomenti scabrosi vengono trattati in Lontano dal paradiso (2002), dove una casalinga (Julianne Moore) scopre che il marito (Dennis Quaid) è gay ed ha una relazione col giardiniere nero. In questo caso i benpensanti furono garbatamente messi da parte e il film ebbe ben quattro Oscar e grande successo di critica. Successo che ha avuto anche il più recente Carol, che trovate tra le nostre recensioni, interpretato da un’altra sua grande amica, Cate Blanchett.

La storia. Anzi le storie.

Potresti avere li dubbio se il film di oggi, I’m Not There / Io non sono qui, sia un film “su”, oppure “per” Bob Dylan, oppure  “ispirato” da lui. Di certo è “autorizzato” da lui, dopo aver esaminato il progetto ed averlo pienamente gradito. È evidente che il progetto di Haynes si sintonizza perfettamente sulla medesima lunghezza d’onda del musicista, che in esso si riconosce. Cerchiamo di capire perché si riconosce nel progetto. Perché esso non ci dice chi è e come è Bob Dylan. È un personaggio che sfugge ad ogni definizione e viene presentato nel film come persona in possesso di personalità multiple. E poiché il film segue una abbastanza rigorosa scansione cronologica, viene l’interrogativo se le varie personalità siano il frutto delle diverse epoche della vita, oppure siano radicate in lui a prescindere dalle epoche. Probabilmente i due modi di vedere la cosa si intrecciano a tal punto da influenzarsi a vicenda un una sorta mix camaleontico, nel quale è difficile rintracciare punti fermi. Per questi motivi, il film non è la storia di Bob Dylan, ma è l’insieme delle storie dei vari Bob Dylan, che cambiano col passare del tempo, eppure convivono negli stessi tempi.

Sei storie che so di lui.

Per questi motivi, la geniale idea del regista è stata quella di affidare a sei attori diversi il compito di mostrarci altrettante sfaccettature dell’artista, radicandole anche cronologicamente. Sei attori che si travestono da Bob Dylan per interpretarne alcuni aspetti e alcuni momenti particolari. I primo clamoroso travestimento consiste nel presentarlo sotto le spoglie di un giovane ragazzo afroamericano, (Marcus Carl Franklin), che dichiara di essere il celebre cantante Woody Guthrie. E questo è un indizio certo perché Dylan ha amato Guthrie. Salta su vagoni vuoti dei treni in corsa con una chitarra sul cui fodero è scritto che è un’arma che uccide i fascisti. Il secondo Dylan è Jack, un cantante del Greenwich Village interpretato da Christian Bale. Il terzo è interpretato da Robbie (Heath Ledger), , che si sistema, si sposa e ha figli. Segue poi  l’unica donna dei vari Dylan, Cate Blanchet, che è poi quella che più somiglia all’originale, con gli stessi  capelli e la medesima espressione del viso. E, per inciso, senza alcun rischio di cadere nell’imitazione o, meno che mai, nella parodia. Discute del suo passaggio dalla chitarra acustica a quella elettrica e dal folk al folk rock. Il quinto è Richard Gere, in sella ad un cavallo nello scenario del West, a ricordarci che Dylan ha partecipato al film “Pat Garrett & Billy the Kid” di Sam Peckinpah. E infine si ritorna al personaggio di Christian Bale, per chiudere in un certo senso, il cerchio.

Musica e attori

l film ha una colonna sonora ricca della musica di Dylan, che aveva dato via libera all’utilizzo delle proprie canzoni. Per fortuna Todd Haynes aveva ricordato di chiedere specificatamente anche questo. Ma a Dylan l progetto e il modo col quale sarebbe stato portato avanti piacevano molto. Dunque, nessun problema ad utilizzare in colonna sonora sue canzoni cantate da lui o da altri cantanti.  Al contrario di quanto era accaduto col film Velevt Goldmine, dove David Bowie non aveva dato alcun permesso per l’utilizzo della sua musica.
Tra gli attori utilizzati ricordiamo anche Julianne Moore, che, da quello che dice, ci riporta a Joan Baetz, e Charlotte Gainsbourg.

I premi

Nel 2007, a Venezia, Todd Haynes ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria.
Dei sei attori, che interpretano le varie umoralità di Bob Dylan, non c’è alcun dubbio che Cate Blanchet si staglia su tutti, per la misura e la credibilità della sua interpretazione, con la quel ha raccolto messe di premi, compreso il Golden Globe.

Film di Todd Haynes su Rive Gauche – Film e critica:

I’m Not There – Io non sono qui (2007): https://wp.me/p3zdK0-59z
Carol (2015): https://wp.me/p3zdK0-1bz

Website: https://tommasolagi.it