La rivoluzione musicale in Ungheria: “Don’t cry, pretty girls” (Ung. 1970) di Marta Meszaros

Una full immersion nella musica rock ungherese.

(marino demata) Il film è oggi visibile grazie al portale MUBI (https://mubi.com/it/films/ ), che sta dedicando una retrospettiva alla regista Marta Meszaros. Il film è del 1970 ed è il terzo lungometraggio  della regista (la prima regista ungherese a girare un lungometraggio!), incentrato, questa volta, sulla rivoluzione musicale, dopo i due film che abbiamo già recensiti su questo sito: The girl e Sentimenti vincolanti.

La rivoluzione musicale in Ungheria

Siamo nel 1970 e gli studenti e i giovani di molte città europee hanno da poco lasciato le barricate attraverso le quali hanno tenute impegnate le autorità in molti Stati. In Ungheria assistiamo, con qeusto film, ad un’altra forma di rivoluzione, che si esprime soprattutto attraverso la piena appropriazione, da parte dell’universo giovanile, della musica soprattutto rock. E, al contrario e che in Francia, la rivoluzione non ha come protagonisti gli studenti, ma i giovani operai, che non vedono l’ora che finisca l’orario di lavoro per andare a  suonare i propri strumenti da qualche parte o semplicemente per ascoltare la musica.
Nasce così questo film, così diverso dalle due precedenti opere della regista, dove è proprio la musica la protagonista incontrastata. Il film, infatti, è susseguirsi di musica e di canzoni dall’inizio alla fine. Vediamo folle di giovani invadere gli spazi aperti dove di esibiscono band naturalmente di dilettanti appassionati, che sembrano anche molto bravi.

Le parole delle canzoni

Apprendiamo dai discorsi che fanno i giovani, che, fino a poco tempo prima, le parole delle canzoni erano la semplice traduzione delle parole delle canzoni dell’occidente. E invece ora le parole, adattate alle canzoni, sono quelle delle poesie dei poeti ungheresi. Anche questa è una sorta di rivoluzione. E noi, attraverso la puntuale sottotitolatura, di cui è fornito con grande cura il film, restiamo ammirati dalle parole tratte dalle poesie ungheresi, ricche di significati. Spesso poesie d’amore o rime ricche di riflessioni profonde sulla vita, o semplici, ma efficaci incitamenti alla gioia di vivere.

Un matrimonio combinato

La presenza piacevolmente permanente della musica non è l’unica caratteristica di questo film, che altrimenti sarebbe visto come un unico lunghissimo videoclip: la regista accende il suo spot sulla storia di due giovani, Savanyu (Márk Zala) e Juli (Jaroslava Schallerova). Quest’ultima, col suo sguardo e le sue movenze, trasmette un’alta dose di sensualità, soprattutto quando è vicino al suo ragazzo.  del quale è infatuata. Il matrimonio non sarebbe necessariamente l’esito di questa storia, ma lo diventa. Perché è un matrimonio quasi obbligato e combinato dalle famiglie. E su questo punto la regista è brava a creare una decisa contraddizione tra l’emancipazione musicale e anche di vita associata che caratterizza l’universo giovanile, con le usanze arretrate di una società ancora maledettamente conservatrice. Il matrimonio viene combinato e addirittura il ragazzo acquista anche le fedi.

Una scelta di emancipazione

Si crea un ulteriore elemento di contraddizione allorchè Juli, con una improvvisa scelta di libertà, decide di seguire un ragazzo visto per la prima volta, Geza, che fa parte di un gruppo pop. Geza la invita a ballare e Savanyu non lo può impedire. Quindi i due fuggono insieme e raggiungono un’abitazione dove si ameranno.
Si tratta del momento più alto della storia raccontata da Marta Meszaros, che, improvvisamente diventa storia di emancipazione femminile.  È uno strappo che  la regista inserisce volutamente proprio per accreditare una fiducia nelle giovani ragazze e la speranza che proprio partendo dal mondo femminile possano crearsi profonde contraddizioni nella società ungherese. Come quella del comportamento libertario di Juli di fronte ad un prossimo matrimonio già combinato e di fronte ad una società patriarcale e arretrata.

L’occupazione delle case

L’altro elemento emancipativo che il film ci mostra avviene nella scena nella quale un gruppo di giovano, tra i quali Juli e Savanyu, decidono di occupare alcuni appartamenti abbandonati. Ad intervenire contro l’occupazione sarà un solo poliziotto, che inviterà i ragazzi ad uscire, con la larvata minaccia di una denunzia e di guai seri. I ragazzi prima non si arrendono di fronte alle minacce, ma poi, quando la guardia concede loro un’ora di tempo per poter uscire, non insistono nella loro azione sovversiva. La scena è significativa perché ci mostra un senso di moderata permissività e perfino bonarietà da parte del potere e, d’altra parte,
l’assenza di uno spirito veramente oppositivo da parte dei giovani ungheresi.

I film di Marta Meszaros recensiti su Rive Gauche – Film e Critica

The girl (1968)
Sentimenti vincolanti (1969)
Don’t cry, pretty girls (1970)

Web site: https://tommasolagi.it