Da Casablanca a Londra come due film diversi: “Allied” (Usa 2016) di Robert Zemeckis

A una prima metà brillante, segue, nella seconda parte del film, il regno dell’inverosimile

(marino demata) Il film, del 2016, è presente in streaming in vari portali, tra i quali il più famoso è https://www.primevideo.com di Amazon. Marion Cotillard è bellissima in questo film, ma lo sarà molto di più in quell successivo: I fantasmi di Ismael.

Il regista

Robert Zemeckis è un veterano della vecchia Hollywood, da dove non si è mai mosso né fisicamente né ideologicamente. E avendo filmato quello che di volta in volta gli veniva proposto, h casaa avuto una incredibile alternanza di risultati positivi, in termini di buoni film (Forrest Gump, Cast away) , e di risultati negativi, in termini di film estremamente convenzionali (la stucchevole saga dei Ritorno al futuro I, II e perfino III).

Da Casablanca a Londra come due film diversi.

Allied è proprio come la carriera del suo regista. Ha aspetti piacevoli e positivi, ma ha anche momenti di caduta di stile e di credibilità. La cosa un po’ sconcertante è che gli aspetti positivi e gradevoli sono tutti concentrati nella prima parte, mentre quelli più discutibili sono tutti nella seconda parte. Ne viene fuori un film disuguale, che potresti definire un collage di due film messi in sequenza l’uno dopo l’altro. Ciò che unisce le due parti sono le due star del film, Brad Pitt, nei panni di Max Vatan, un agente dell’Intelligence canadese e Marion Cotillard, che interpreta il personaggio di Marianne Beauséjour, legata alla resistenza francese.

Dal deserto a Casablanca.

Nella prima sequenza vediamo Max arrivare sul suolo del Marocco con un paracadute che lo lascia in pieno deserto. Max, seguendo evidentemente un copione già sperimentato, non si preoccupa della solitudine che lo avvolge in un mare di sabbia, come sarebbe accaduto ad un comune mortale, ma comincia camminare su una strada sterrata, finchè non appare l’auto destinata a prelevarlo. Una unica parola intercorre fra lui e l’autista, allorchè quest’ultimo consegna a Max, seduto dietro, un piccolo astuccio, dicendo: gli anelli!
Direzione: Casablanca. Il nome decisamente non ci è nuovo. All’arrivo in un locale ti immagini di poter vedere Humphry Bogart. E invece è sempre Brad Pitt, che, secondo ordini ricevuti dall’Intelligence degli alleati, deve incontrarsi con Marianne in un bar della città.

I due finti sposi

I due non si conoscono se non attraverso le foto e le dettagliate descrizioni ricevute, ma devono fingere di essere marito e moglie, per dare inizio ad una missione che deve portare all’uccisone dell’ambasciatore tedesco.
Marianne ha lavorato bene nelle settimane precedenti per entrare nelle grazie dello stato maggiore tedesco di Casablanca, al punto da essere ufficialmente invitata alla festa organizzata proprio dall’ambasciatore in questione. Ovviamente porterà al suo fianco il marito da poco ritornato.
È la parte più gradevole del film, con qualche aspetto anche umoristico legato al fatto che Max ha un accento parigino pessimo, essendo la sua una inconfondibile cadenza del Quebec. Oppure legata al fatto che la strana coppia deve fare di tutto per far credere ad amici e vicini della autenticità del loro legame, con serate sdolcinate sul tetto di casa, come sorta di rappresentazione privata, ad uso dei vicini, di tenere effusioni.

Verso una storia d’amore vera.

Inoltre, a complicare piacevolmente le cose, ci sono i tentativi reali (e non per finta) di Marianne di sedurre Max, che più volte la respinge invitandola ad essere professionale. Ma alla fine come dire di no alla bellissima Marion Cotillard? La resa di Max offre al regista l’occasione per quella che è forse la migliore scena del film: i due, che evidentemente non riuscivano più a restare nella professionalità, fanno l’amore in auto in una scena molto credibile e mentre all’esterno infuria una tempesta di sabbia.
La missione politica riesce (non è uno spoiler perché è nell’ordine delle cose di un film che deve durare due ore con la presenza di entrambi protagonisti vivi e vegeti). Anche questa circostanza, legata alla festa organizzata dall’Ambasciata tedesca, offre l’occasione di una bella sequenza, dove la coppia dimostra di essere stata ben addestrata all’uso dei fucili mitragliatori.

I confini tra inverosimile e ridicolo,

Il periodo di Casablanca e la prima parte del film, purtroppo si concludono. La nostra coppia vola verso Londra dove decide di sposarsi. Avranno una bella bambina, mentre infuriano i bombardamenti tedeschi.
Il fulcro della storia londinese è che il felice matrimonio dei nostri protagonisti è seriamente messo in discussione dai superiori di Max, che hanno più di un sospetto che Marianne sia una spia tedesca, e che hanno i mezzi per verificarlo nel giro di un fine settimana. E qui possiamo dire che il film cade a pezzi, finendo nel regno dell’inverosimile. Allo spettatore il compito di capire o di verificare nelle sequenze se Marianne è una spia o meno. A noi invece il compito di sottolineare che i confini tra l’inverosimile e il ridicolo sono ampiamente varcati, con Max che, per accertarsi dell’identità della moglie, vuole incontrare un soldato francese che conosceva Marianne.

Enough is enough!

La piccola difficoltà, tra quelle che solo il cinema può superare, è che il soldato francese in questione si trova a Dieppe, in territorio occupato dai tedeschi. Ma nulla fermerà Max: in una notte riesce a trovare un aereo militare, atterrare a Dieppe, parlare col soldato francese che nel frattempo era stato arrestato per ubriachezza, entrare e uscire dalla prigione e tornare a casa, sorvolando di nuovo la Manica. Zemeckis: è troppo. Questa non è verosimiglianza. È Hollywood. Cioè è troppo!
Comunque, l’ultima ora del film riesce a trasmetterci anche un messaggio didascalicamente positivo: ci fa capire come un film non deve essere fatto e come non ci si dovrebbe permettere di utilizzare due splendidi attori per far fare allo spettatore un salto spericolato nel regno dell’inverosimiglianza. E come il sistema hollywoodiano dello spettacolo a tutti i costi, in dispregio della realtà e del buon senso, è veramente duro a morire. Anche nel nuovo millennio!


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