Metafora e premonizione del nazismo: I turbamenti del giovane Törless (Ger. 1966) di Volker Schlöndorff

Il bene e il male: tutte le cose possono apparire diverse se guardate con una seconda vista.

(marino demata) Ho visto questo film, che inseguivo da tempo, su https://primevideo.com , anche se sono rimasto molto deluso dal fatto che l’unica versione disponibile è quella doppiata in italiano. Non è la prima volta che succede, soprattutto con i film classici. Mi sembra impossibile che una struttura come Amazon Prime Video non riesca a fornire agli spettatori una versione in lingua originale sottotitolata. Credo che sia l’unico portale faccia questo pesante “sgarbo” al suo pubblico infliggendo le deludenti versioni doppiate.  Da non credere!

Il regista

Volker Schlöndorff arriva al cinema che conta dopo un utilissimo apprendistato in Francia, dove era stato aiuto regista di alcuni mostri sacri della Nouvelle Vague, come Louis Malle, Alain Resnais, Jean-Pierre Melville e dopo avere frequentato il gruppo che gravitava attorno ai Cahiers du cinema. E’ fin troppo nota la battuta di  Schlöndorff alla domanda di un cronista di Le Cahiers su quali fossero i suoi piani nel prossimo futuro. Il ventunenne Schlondorff rispose: “Ritorno a fare del cinema nel mio Paese, dove non esiste.” E l’anno successivo, il 28 febbraio 1962, Schlöndorff sarà uno dei ventidue giovani registi tedeschi che apposero la loro firma sul manifesto redatto ad Oberhausen, in occasione delle giornate del cortometraggio, cioè uno dei pochi appuntamenti di qualche valore che era rimasto nel cinema tedesco.

Crisi profonda del cinema tedesco.

Nelle affermazioni rilasciate da Schlondorff al redattore dei Chaiers c’era la consapevolezza delle crisi profonda che aveva attanagliato il cinema tedesco dopo il nazismo e la catastrofe bellica. Eppure, negli altri due Paesi Alleati della Germania nazista, il dopoguerra aveva riservato piacevoli sorprese: una fioritura di un nuovo cinema giapponese, e profonde novità, soprattutto autoriali, del cinema italiano.

La storia

Schlondorff era innamorato della storia contenuta nel romanzo di Musil e lottò per acquisirne i diritti. Il libro presentava uno svolgimento molto interiorizzato e Schlondorff, col suo collaboratore alla sceneggiatura Herbert Asmodi, portò avanti un duro lavoro per tradurre il romanzo in immagini che lui voleva molto dirette e realistiche.
Il film ci porta all’inizio del secolo, all’interno dell’impero austro-ungarico. Torless, per decisione della famiglia, viene portato in un collegio asburgico per completare la sua fase educativa. Fa amicizia con due coetanei, Reiting e Beimberg. Una notte l’allievo Basini, per poter pagare un debito di gioco  nei confronti di Reiting ruba dei soldi nell’armadietto di Beimberg. Una volta scoperto, implora di non essere denunciato ai superiori.

Metafora e premonizione del nazismo.

La  moneta di scambio per questo favore sarà però molto pesante: dovrà sottomettersi completamente ai voleri di Reiting e Beimberg, ai quali si affianca anche Torless, più che altro per curiosità e per vedere come andranno a finire le cose. Anche se, in un primo momento, avrebbe voluto che Basini fosse denunciato alle autorità del collegio. 
Da questo momento in poi, però, l’atteggiamento di Torless sarà quello di osservare lo svolgimento degli eventi e ricavare alcuni principi da tale esperienza. In altri termini, pur non condividendo le violenze fisiche e psicologiche che si scatenano sul povero Basini, Torless è pienamente consapevole di poter trarre alcuni utili insegnamenti e principi.

Esiste un limite tra il bene e il male?

La figura più complessa e proprio quella di Torless, perché la sua ripulsa per le violenze che un giovane studente come lui è costretto a subire, viene smorzata dall’interesse verso lo sviluppo che potrà avere la storia alla quale assiste. È uno scenario nuovo e inconsueto: verificare cosa può portare un uomo a rendersi completamente schiavo di altri. E soprattutto, davanti agli insegnanti, Torless cerca di spiegare cosa gli è rimasto di quella storia di degrado e di violenza: “L’uomo non viene creato una volta per tutte buono o cattivo, ma cambia continuamente. Ma se indifferentemente ci è dato essere carnefici o vittime, tutto è possibile allora. Non esiste un muro tra un mondo buono e uno cattivo…Anche persone normali possono fare cose orribili… Ciò che sembra terribile e così inconcepibile, succede e basta.”

I numeri immaginari.

In una scena molto significativa, Torless allibisce vedendo su una lavagna il simbolo della radice quadrata di -1.  Si tratta di entrare nel campo dei numeri immaginari. È un campo che lo sconvolge al pari di quanto sta accadendo a Basini. È uno sconvolgimento in un settore che lui riteneva assolutamente immune da ogni manipolazione. Se anche la matematica non riesce a fornire certezze, tutta la realtà diventa in balia della casualità. E invece ci sarebbe bisogno di canoni fissi e sicuri. C’è una strana analogia, in questo passaggio, col film di Zanussi, La costante, da noi recensito qualche settimana fa. Anche il protagonista di quel film non può concepire che non esistano principi costanti e certi a cui aggrapparsi nella vita. E che la vita stessa sia solo il regno di una totale casualità.