Tra esoterismo, mistero e magia: “Il segno del comando” (It. 1971) di Daniele D’Anza

Uno dei più famosi sceneggiati della Rai.

(nicola raffaetà) Su Raiplay è possibile vedere una delle più interessanti produzioni Rai di sempre, uno sceneggiato che esce fuori da tutti gli schemi dell’epoca, ma non solo, anche dagli attuali schemi produttivi della nostra Tv di Stato, in particolar modo, per quanto riguarda la tematica trattata; si tratta de Il Segno del Comando,uno sceneggiato Rai in bianco e nero andato in onda nel 1971. 

La trama

Lancelot Edward Forster (Ugo Pagliai) è professore di letteratura inglese presso l’Università di Cambridge. Dopo aver scoperto un diario inedito di Lord Byron scritto durante il suo soggiorno romano nel 1817, e dopo averne pubblicato già la prima parte in una importante rivista letteraria inglese, viene invitato a Roma da George Powell (Massimo Girotti), addetto alla cultura dell’ambasciata inglese a Roma, per tenere una conferenza presso il British Council in occasione della settimana byroniana. Il Professor Forster, più che attirato dalla conferenza però, si reca in Italia grazie anche a una foto misteriosa ricevuta da un certo Marco Tagliaferri, pittore.

La foto.

La foto ritrae una piazza che Byron cita nel suo diario: «21 aprile 1817, notte, ore 11. Esperienza indimenticabile, luogo meraviglioso, piazza con rudere di tempio romano, chiesa rinascimentale, fontana con delfini, messaggero di pietra, musica celestiale, tenebrose presenze». Il pittore lo sfida a trovarla. Così appena arrivato a Roma, il Professore si reca da questo Calcaferri, ma gli apre la porta una giovane e bellissima donna di nome Lucia, che tenendolo sulla porta, rimanda l’incontro con il pittore in una locanda di Trastevere, suggerendogli nel frattempo di alloggiare presso l’Hotel Galba. Di qui si innesca una trama lineare ma che gioca moltissimo sulle impressioni del protagonista, con salti temporali tra passato e presente, in una Roma perlopiù notturna, irriconoscibile, magica ed esotericamente intrigante.

Tra esoterismo, mistero e magia.

Il tema era all’epoca tabù, difficilmente in una produzione mainstream, soprattutto in Tv, certi argomenti erano trattati. La Rai in questo caso compie un grandioso lavoro produttivo, cosa comune per tutti gli sceneggiati che per lo più produceva, ma in questo caso, come anche per A come Andromeda, di cui parleremo un’altra volta, va oltre i parametri consentiti, introducendo l’esoterismo, la magia, l’occultismo, lo spiritismo, addirittura la reincarnazione. Di fatto tutta la trama gira attorno alla ruota karmica che coinvolge il protagonista, il professor Forster, in pericolo di vita, andando incontro a una data certa di morte. Ma non solo, antichi manoscritti, un oscuro orafo e una musica maledetta di un musicista romano del ‘700, un pittore (Calcaferri) e un poeta (Byron) dell’800, e oscure presenze che vogliono prendere possesso di un segreto che, a quanto pare, solo il Professor Forster può trovare.

Il successo

Lo sceneggiato ebbe un notevole successo, trasmesso tra il 16 maggio e il 13 giugno del 1971 in cinque puntate domenicali, Il Segno del Comando inchiodò milioni di italiani davanti alla Tv, intrigando e impaurendo il pubblico, con un ascolto medio di 14.800.000 spettatori, rimanendo negli annali della Tv italiana. Nel 2000 lo sceneggiato fu distribuito prima in vhs poi in dvd, e fu ridistribuito nel 2019 tra gli sceneggiati Rai nelle edicole italiane. Non solo, nel 1987, uno degli sceneggiatori, Giuseppe D’Agata, rielaborò la sceneggiatura da cui ne trasse un romanzo per la Rusconi Libri e nel 1994 fu di nuovo pubblicato nei tascabili economici da Newton Compton Editori.

Il remake e il gruppo musicale.

Nel 1992 la Fininvest fece un remake dello sceneggiato con Robert Powell (attore britannico noto sopratutto per aver interpretato il ruolo di Gesù nel Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli) nei panni del Professor Foster, e Elena Sofia Ricci nel ruolo di Lucia. Infine, nel 1995 viene fondato a Genova il gruppo musicale Il Segno del Comando, che nel 1997 pubblica un omonimo album per la Black Window Records, ispirato al romanzo di Giuseppe D’Agata, che contiene brani con testi e pezzi a esso legati (La Taverna dell’Angelo, Messaggero di pietra, Tenebrose presenze). La band è considerata un vero e proprio gioiello del prog italiano degli anni ’90, che riprende  la tradizione rock prog degli anni ’70 non solo dal punto di vista musicale, ma anche per quanto concerne tematiche e testi, strettamente legati al mondo esoterico e magico.