Spargere adrenalina a piene mani: “La donna alla finestra” (UK 2021) di Joe Wright

Una strana congiuntura promuove questo film.

(marino demata) In tempi di auspicata fine della pandemia, che vanno a coincidere con la sospirata riapertura delle sale cinematografiche, e con le recentissime sentenze emesse nella notte degli Oscar, assistiamo a un momento di crisi per i grandi portali streaming come Netflix, Amazon e tanto altro ancora. Sicché mentre le sale hanno il loro meritato momento di gloria “sparando” i vincitori degli Oscar, a Netflix.com abbondano, almeno per il momento, le mediocrità, salvo improbabili e improvvise sorprese. Alla fine, in questo strano maggio ’21, il promesso e fortemente annunciato. La donna alla finestra resta una delle poche ancore di salvezza per chi ancora non si fida delle sale, dei distanziamenti e delle mascherine.
E allora la frase chiave sembra essere “spargere adrenalina a piene mani”.

La lezione di Hitchcock

E il regista inglese, spesso compassato e classicheggiante, Joe Wright, dalla filmografia ampia, ma anche ambivalente e contraddittoria, ce la mette tutta.  Per qualche brivido in più da offrire al suo pubblico. Dopo tutto non è difficile: prendere uno dei soggetti più famosi del grande Hitchcock, adattarlo all’epoca presente e far ruotare attorno alla protagonista personaggi che diventano presto inaffidabili, almeno quanto lei stessa, col su mix di pasticche e alcool. La psicologa infantile Anna (AmyAdams) non può muoversi di casa. È affetta da agorafobia, che le impedisce anche di scendere le scale e aprire la porta. La somiglianza della situazione nella quale si trovava James Stewart in uno dei più celebri film di Hitchcock La finestra sul cortile, immobilizzato con una gamba ingessata, è così trasparente che il regista ce la butta subito in faccia. Per un attimo appare il volto di Stewart con gli occhi pieni di terrore. In questo caso Wright fa bene a tagliare subito la testa al toro. Così non ci sarà nessuna caccia al film che ha ispirato La donna alla finestra!

Spargere adrenalina a piene mani?

Certo non mancano le occasioni per spargere adrenalina a piene mani. Proprio di fronte alla finestra di Anna si svolge un trasloco. Arriva una nuova famiglia e questo di per sé promette giornate meno noiose per la nostra solitaria psicologa, che, a sua volta, riceve le visite di uno psicologo, che non ha molto successo nel tirarla via dalla situazione nella quale si è cacciata. C’è da dire  che, all’insaputa del suo dottore, Anna aggiunge alle pasticche un frequente bicchiere di vino, che rende meno pesanti le sue giornate. Dove l’unico diversivo è la molto saltuaria presenza del suo inquilino che vive a piano terra e che presenta molti lati oscuri. Li conosceremo poco alla volta. Essi fanno parte del cosiddetto “accumulo” di situazioni che ogni thriller che si rispetta deve propinare agli spettatori.

Giurare sulla sanità mentale di Anna?

Dunque, questo è il quadro generale, sul quale hanno lavorato A.J. Finn, che ha scritto il romanzo e  Tracy Letts, che lo ha adattato per lo schermo.  A questo punto cii vuole poco a spargere ancora adrenalina grazie ai  comportamenti assolutamente strani dei nuovi vicini di casa. Lui (Gary Oldman) sembra del tutto ambiguo e inaffidabile e si comporta in modo poco rassicurante nei confronti della moglie. Per fortuna quest’ultima (Julianne Moore) va a casa di Anna a farle visita. E finalmente sembra arrivato un momento di pausa per poter tirare il fiato da parte dello spettatore. Ma, neanche il tempo di rilassarsi un attimo,  ecco che lo spettatore, con gli occhi di Anna, assiste all’uccisione della donna. A nulla servirà chiamare la polizia. Il suo dirimpettaio sembra che abbia un’altra moglie da esibire (Jennifer Jason Leigh). Quanti saranno a questo punto in grado di giurare sulla sanità mentale di Anna? Lei stessa comincia a vacillare. La stessa polizia non riesce a credere ad altro che alla evidenza dei fatti.

Geometrie

C’è una scena molto geometrica dove sono concentrati tutti i personaggi della storia, come in una sorta di esagono o qualcosa del genere. Al vertice c’è lei, Anna, che si volta di scatto e vede tutto il resto del mondo di fronte a lei: in una prima linea la coppia dei vicini e il loro figlio. In una linea successiva il suo inquilino e i due ispettori di polizia. E’ una scena ben orchestrata dal regista che sta in qualche modo a significare l’isolamento e l’inaffidabilità di Anna. Ma anche la sua solitudine e le sue paure. A questo punto bene avrebbe fatto il regista ad andare avanti su questa falsariga e ad insistere sullo scavo del personaggio principale e su una maggiore attenzione anche agli altri personaggi. Invece il regista preferisce andare avanti con il corposo intreccio adrenalinico che la storia gli offre, anche al prezzo di decapitare la psicologia dei personaggi proprio quando sta per diventare decisamente interessante. Peccato. Il film risente negativamente di molte di queste occasioni mancate.

Il regista

 C’è da dire che Joe Wright è un regista poco avvezzo al genere thriller, che si trova per la prima volta davanti. Lo abbiamo definito un regista classicheggiante, almeno per i soggetti che spesso si è trovato per le mani e che ha tradotto in film con una frequente brillantezza. A cominciare da Orgoglio e pregiudizio, passando per Espiazione, tratto dal romanzo di Ian McEwan, per poi arrivare a Il solista, all’adattamento di Anna Karenina e a L’ora più buia, basato sulla figura di Winston Churchill.

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