“Deadlock” (Ger. 1970): un regista da “riabbracciare”, Roland Klick

Un vero e proprio “caso” nel Nuovo Cinema Tedesco

(marino demata) Deadlock – in francese Impasse – è un film che  divide in due la critica cinematografica , allorchè esce nelle sale nel 1970. Il film, proprio come in generale il suo regista, Roland Klick, ancora oggi viene o eccessivamente osannato o condannato con giudizi sommari. Oggi però viene rivalutato anche grazie alla riscoperta che ne sta facendo MUBI (Roland Klick – Movies, Bio and Lists on MUBI), che ha iniziato, su questo Autore, una interessante retrospettiva.

Il regista

Roland Klick è un po’ schiacciato dalla statura di altri Autori del Nuovo Cinema Tedesco, come Wim Wenders, Werner  Herzog, Volker Schlondorff,  Rainer Werner Fassbinder, Alexander Kluge e tanti altri ancora. Tanto che non è riuscito a ritagliarsi uno spazio proprio nella considerazione della critica, cadendo presto, e ingiustamente, nel dimenticatoio. E invece Klick ha molto da dire e da trasmettere ed è giusto oggi riscoprirlo o, come dice Mubi, riabbracciarlo. Non fosse altro perché ha subito, nel suo percorso artistico, vari incidenti, che hanno resa più amara, accidentata e complicata la sua carriera.
Proprio il film di cui pariamo questa sera, Deadlock, è andato a sbattere, in una sorta di incidente frontale, contro il Festival di Cannes. Festival che, per la verità, nella sua storia, ha conosciuto parecchi incidenti del genere che poco o nulla dovrebbero avere a che fare con il cinema.

Un vero e proprio “caso” nel Nuovo Cinema Tedesco

Si tratta di questo: Deadlock fu invitato al Festival di Cannes del 1970 tra i film in concorso. Come talvolta accade in questo Festival (e in altri) la scelta non era passata attraverso i canali ufficiali, ma dall’interno del Festival stesso. Quella scelta suscitò proteste e riprovazioni da parte di chi affermava di avere i titoli per rappresentare il Nuovo Cinema Tedesco. La cosa grave è che il Festival, supinamente accolse tale protesta e revocò l’invito che era stato già recapitato a Klick. Al posto di Deadlock fu invitato Malatesta, storia dell’anarchico italiano per la regia di  Peter Lilienthal.

I brutti precedenti a Cannes

C’erano stati dei precedenti nella storia del Festival, di natura più smaccatamente politica. Nel 1956 l’ambasciata tedesca aveva fatto sapere di non gradire la proiezione del film Notte e nebbia di Alain Resnais, perché non rispecchiante le posizioni della politica tedesca. Con possibilità quindi di incidenti diplomatici! E il Festival si adeguò ai dettami politici. E pochi anni prima, nell’edizione del 1954, il Presidente della giuria, Jean Cocteau e Luis Bunuel (altro autorevolissimo membro della Giuria), e tutti i giurati avevano già decisa la vittoria finale e il primo premio assoluto per il capolavoro di Carlo Lizzani, Cronache di poveri amanti, dal romanzo di Vasco Pratolini. La notizia arrivò subito in Italia ai dirigenti governativi democristiani. Essi si recarono immediatamente dal direttore del festival Jean Cocteau, chiedendo che il film non venisse premiato perché… sarebbe stato una vittoria dei Comunisti. Cocteau ebbe l’ingrato compito di comunicare a Pratolini che il film non sarebbe stato premiato, pur meritandolo, per non creare un incidente diplomatico.

Spaghetti western alla tedesca

Per giustificare la sostituzione del film di Klick, invece, fu scomodato il carattere eccessivamente popolare di Deadlock e i suoi chiari riferimenti al filone italiano degli “spaghetti western”. E dunque tutti coloro che, con somma autoreferenzialità, si erano proclamati rappresentanti del nuovo cinema d’arte tedesco, trovarono pretestuosi, ma sufficienti argomenti, per farlo eliminare. Riassumendo: troppo popolare, poco tedesco, poco artistico.
Il film viene giustamente rivalutato: il film ha dalla sua splendide interpretazioni dei tre personaggi principali: un grandissimo Mario Adorf, in un ruolo decisamente insolito di ex cercatore d’oro e attuale cercatore comunque di danaro, Anthony Dawson e Marqaund Bohm. Si avvale inoltre della fotografia di un notevole Direttore come Robert Van Ackeren. E infine, come sostiene il critico cinematografico di Die Welt, Friedrich Luft, nel film traspare una “poesia delle cose perdute che non sempre hanno i western classici. E Klick sa creare la tensione…conosce l’ironia , l’umorismo e perfino una certa poesia del male”.

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