“La guardia costiera! (Kor. 2002) di Kim Ki-Duk

Che significa vivere in un Paese diviso in due

(marino demata) L’edizione 2021 del Firenze Korean Film Festival ci offre l’opportunità di una retrospettiva dedicata ad un dei più grandi registi coreani, Kim Ki-Duk, recentemente scomparso. E’ una retrospettiva molto utile per chi, come me, non ha avuto l’opportunità ancora di vedere tutte le opere del grande regista e quindi ha così l’occasione di riempire qualche vuoto. Va ricordato che il Festival si presenta, come molti altri di questi tempi, con una formula ibrida, dal vivo e anche online, grazie al servizio offerto da My Movie
(19th Florence Korea Film Fest – Tutti i film su MYmovies (21-28 maggio 2021) e La Compagnia
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La storia e i luoghi

La storia si svolge proprio sul braccio di mare che rappresenta parte della linea di confine tra le due Coree. Si tratta di una zona molto delicata che già ha offerta l’occasione di molte storie, alcune delle quali sono state oggetto di film di altri registi coreani. In questo film l’intera vicenda si concentra sulla parte sud-coreana della zona di confine. Una guarnigione è permanentemente di stanza lì per evitare sconfinamenti involontari, o, peggio, la presenza di spie. Il soldato Kang Sang-byeong (Jang Dong-gun) ha ricevuto lo specifico compito della sorveglianza della zona e soprattutto di scoprire eventuali spie. Kang svolge questo compito con grandissima serietà, al punto da esercitarsi durnate il giorno per poter essere pronto la notte ad impedire ogni infiltrazione abusiva.

L’incidente e la follia

Una notte si accorge che qualcosa si muove oltre la linea di mare adiacente alla costa e, senza pensarci neanche un attimo, apre il fioco e addirittura lancia anche una bomba a mano. In realtà si trattava solo di una coppietta alla ricerca di un luogo più distate dalla costa, per poter meglio proteggere la propria intimità.
L’incidente non solo causa la morte del ragazzo, un civile innocente, ma ha anche conseguenze pesanti nelle altre persone coinvolte. La ragazza, Mi-yeong impazzisce al punto da credere di vedere il suo ragazzo in qualsiasi soldato, il che la porta a tentare continuamente di sedurli. Da parte sua, Kang è evidentemente corroso dai sensi di colpa, per aver ucciso un ragazzo innocente. Anche se, in un primo momento, l’azione militare di Kang viene pienamente giustificata dalle autorità militari, ciò non impedisce al soldato di assumere atteggiamenti strani e, in breve di varcare il limite della follia.
Il film ci presenta una continua escalation nei comportamenti folli dei due personaggi, la ragazza e Kang, al punto che la situazione diventa incontrollabile e lo stesso Kang sarà giudicato dalle autorità mediche come non idoneo a proseguire la sua missione militare. E, naturalmente , tale decisione lo farà impazzire ancora ulteriormente.

Che significa vivere in un Paese diviso in due

La trama è apparentemente molto semplice. Ma come sempre nei suoi film, Kim Ki-Duk non si limita a descrivere i fatti: la sua sensibilità lo porta sempre a scavare al di là della storia, per individuare cause e conseguenze. E in questo caso, l’abilità del regista si focalizza sull’analisi della follia dei due protagonisti, di come essa cresca gradatamente, fino a generare modalità incontrollabili di approccio e interazione verso le cose e le altre persone. E in questa  abile analisi della psiche umana, il regista è bravo ad introdurre ulteriori elementi di complicazione che rendono più complessa e articolata la storia. C’è qualcosa di importante e di non  scontato che il regista vuole ricordarci: e lo fa attraverso le canzoni che canticchiano i soldati, che fanno continuamente riferimento alla tristezza di un Paese diviso in due, alla speranza di una riunificazione pacifica, ad un senso di fratellanza e di comuni radici che uniscono un popolo artificiosamente spaccato in due.

Il confine

E noi conosciamo bene, anche da situazioni storiche geograficamente più vicine, come è stata Berlino, cosa significa un confine che spacca in due un Paese, un popolo, o addirittura intere famiglie che si ritrovano divise, da una parte e dall’altra. Dalle frasi che alcuni soldati pronunciano e dalle canzoncine che cantano, verifichiamo che non c’è animosità o astio reciproco nella gente comune. Al contrario c’è solo desiderio di ritornare ad essere un unico Paese.
E dunque questo senso del confine, della  linea di mare che non va superata, della preoccupazione che ogni soldato ha, che le spie possano infiltrarsi e varcare l’artificiosa linea che separa le due realtà, crea elementi aggiuntivi. Essi sono ora di dolore, ora di preoccupazione, che non possono non alterare e condizionare la psiche e la vita di chi vive e lavora in quella realtà.

The net

Kim Ki-Duk, anni dopo aver girato questo film, ritornerà, in una delle sue ultime opere, si quegli stessi luoghi, in quello stesso braccio ndi mare, per descriverci con The net le vicende di uno sconfinamento involontario di un pescatore nordcoreano, nella zona di mare appartenente alla Corea del sud.  Al contrario che in La guardia costiera, in The net sono presenti molti elementi di interazione tra i personaggi delle due Coree e complicazioni personali dell’autore dello sconfinamento. Che viene considerato dalle autorità del Sud come una spia e visto da quelle del nord con molto sospetto. Diventando in tal modo, anche questo, un personaggio molto complesso e con un equilibrio alterato, che va ad arricchire la galleria di personaggi di Kim Ki-Duk su quali agisce negativamente la complessa situazione politica.

Film di Kim Ki-Duk recensiti si Rive Gauche – Film e Critica:
La guardia costiera (2002)
Time (2006)
Pietà (2012)
Moebius (2013)
The net (2016)