“Franco Battiato: il Maestro disvelato” di Francesco Mattonai

Invito alla riflessione su tanti aspetti del Maestro, che non tutti conoscono.

Quattro persone diverse?

La raccolta Le nostre Anime  del 2015, nella versione deluxe, presenta sulla voluminosa costola quattro foto di Franco Battiato: una da bambino, una del suo periodo sperimentale, la terza del periodo pop e infine una degli ultimi anni. Se non fosse per i lineamenti ben marcati, sembrerebbero quattro persone diverse.
Da questa presa d’atto di quanto l’uomo e l’artista Battiato siano stati disposti al cambiamento inizia questo mio racconto.

Franco Battiato. Il più giovane.

Il più giovane, anche se ha in sé i tanti semi di una vita così variegata, paradossalmente è quello che ha meno a che fare con gli altri tre, addirittura porta un nome diverso!
Infatti, Battiato nacque in provincia di Catania, per la precisione a Ionia nel 1945, col nome di Francesco; mancino, con la linea del naso dolce come il resto dei lineamenti. Tranne l’anno di nascita e il cognome, tutte le altre informazioni che vi ho dato sono destinate a cambiare, a partire dal nome del paese d’origine divenuto Riposto, per giungere al nome d’arte Franco, che gli fu suggerito a Milano all’inizio della sua carriera per distinguersi dall’allora emergente Francesco Guccini. Un nome che attecchì subito, perfino in famiglia.

Un artista irrequieto.

Da allora fu per tutti Franco Battiato, un artista irrequieto che irrompeva all’inizio degli anni ‘70 nella scena più sperimentale della musica e dello spettacolo italiano, col suo sintetizzatore.
Un periodo turbolento in cui il pubblico si avvicinava e si distanziava da lui con grande volatilità, per via delle sue performance così strane, al limite dell’accettabile non solo per qualità, ma anche per come Franco approcciava il pubblico. Spesso si dimenticava che ci fosse, suonando ad occhi chiusi e completamento immerso in quei suoni disturbanti. Quando li riapriva la sorpresa: era rimasto solo. Oppure nessuno più badava a lui. “Il pubblico non aveva rispetto di me perché io non lo avevo per lui” ricorda Battiato anni dopo, sottolineando il suo bisogno quasi totalizzante di suonare in assoluta libertà, rispetto a quello di farsi apprezzare e persino di guadagnare dai suoi lavori artistici.

Isolarsi!

Franco seguiva la musica e il pensiero degli anni Settanta, ma non gli bastava e certamente non sentiva il bisogno di emularlo. Col sintetizzatore, grande compagno di quegli anni, passava nottate intere a sperimentare suoni nuovi e che manifestavano il suo bisogno di distacco, isolamento, in ascolto di qualcosa che andasse oltre anche la musica stessa.
“All’epoca quando salivo su un autobus non riconoscevo più le persone” confessò anni dopo “mi sembravano tutti alieni, dovevo scendere. Non stavo bene”.
Dove neanche la musica più intima che riuscisse a produrre lo aiutava, arrivò la meditazione. Iniziata a praticare da autodidatta, ne trasse subito dei benefici e questo lo spinse ad approfondire il tema, nel quale si immerse completamente.

L’era del cinghiale bianco. La meditazione.

Questo cambio ebbe come conseguenza del tutto inaspettata la sua svolta pop, o di musica leggera, a inizio anni ‘80. Dall’era del cinghiale bianco in poi in cui ritrova il pubblico, con esso il successo, pur mantenendo la sua impronta di originalità. Stavolta nei testi che sembrano macedonie di frasi e riferimenti apparentemente senza senso. Invece nella sua testa tutto appare chiaro: i rimandi sono proprio a quel mondo di fini pensatori, mistici e viaggiatori che ha conosciuto tramite letture sulla meditazione. Concetti che per pudore e insicurezza non si sente di esporre apertamente, ma preferisce criptare, tra gli accordi ballabili dei suoi grandi successi.
Però se si legano insieme le canzoni dei suoi LP e si cerca di leggere oltre l’evidente si spalancano veri propri viaggi, sia attraverso deserti e porti esotici e inaspettati; sia interiori.

Franco Battiato. Mondi lontanissimi.

Il successo cercato a fine anni ‘70 già gli è diventato un fardello a metà anni ‘80  (La voce del padrone vende da solo oltre un milione di dischi) e Franco Battiato sente il bisogno di non adagiarsi, di non fermarsi: così alza il tiro, fino a quei mondi lontanissimi evocati nell’album omonimo. Viaggio che lo porta al quarto e ultimo dei profili da cui sono partito. Quello che tutti definiscono Maestro. Caratterizzato pure da una folta barba scura che si farà crescere per alcuni anni, il maestro non cambia discorso rispetto a quello che aveva iniziato con l’Era del cinghiale bianco (che indica appunto l’era del richiamo alla spiritualità), né tanto meno si estranea dalla meditazione che ormai lo accompagna da venti anni, all’opposto, agli inizi degli anni ’90, rende tutto ciò chiaro e conclamato.

La pittura.

L’incertezza si è persa per strada e lo scopo della sua musica diventa esplicito: indagare il divino (o il metafisico, se preferite). Alla musica leggera si affianca un percorso nella musica classica e operistica con vere e proprie orchestrazioni. Come qualche anno dopo il cinema e la pittura. Per quest’ultima Battiato usa lo stesso metodo con cui aveva affrontato la meditazione: da autodidatta. Racconta di giornate intere passate a dipingere nella sua villa a Milo, alle pendici dell’Etna, per poi alla sera, insoddisfatto, distruggere la tela stessa. Per innumerevoli giorni. Finché infine realizza una splendida sagoma di un derviscio (quelli che danzano sulle spine dorsali) che gli procura una gioia indescrivibile.

L’assenza e il silenzio.

Quello stato che ascende alla gioia al quale ha dedicato sempre più spazio nelle sue opere recenti, scritte assieme al filosofo Manlio Sgalambro; gioa che doveva sempre abbinarsi alla contemplazione e al silenzio, nel quale si è calato sempre più col passare degli anni, anche per via dell’avanzare dell’età, fino alla totale assenza dalla vita pubblica.
Il maestro Franco Battiato avrebbe commentato: “L’assenza è presenza”.

Per approfondire ulteriormente il percorso di Franco Battiato, Francesco Mattonai ha realizzato un podcast dal titolo Voli imprevedibili per la web radio Elments Radio che potete ascoltare gratuitamente a questo indirizzo. www.elementsradiostation.com/mondi-vicinissimi

(Francesco Mattonai nasce a Firenze nel 1983 e da sempre vive nel Chianti. Si occupa di narrazione sotto vari aspetti, in particolare come autore teatrale. Ha collaborato anche per la realizzazione di sceneggiature e racconti e tiene un corso di tecniche narrative, confluito nella recente esperienza radiofonica avviata con Radio Elements.)

Sito web: https://tommasolagi.it