“Supermarket” (Ger. 1974) di Roland Klick: Una vita in fuga.

Un grande film poliziesco e di azione

(marino demata) Dopo aver girato il western all’italiana Deadlock (Ger. 1970): Roland Klick cambia decisamente e definitivamente registro. Deadock, infatti, si presenta come un film con scarso movimento, dove ognuno dei tre i protagonisti è impegnato ad evitare la fuga degli altri. Ne viene fuori un film anche piacevole a vedersi per come sono delineati i tre personaggi, ma che non sfugge ad una certa dose di monotonia e di debolezza di azione. Al contrario Klick qui, con Supermarket, crea un film che nell’azione spesso frenetica e irrefrenabile ha la sua costante e il suo elemento chiave. Un film di azione dunque ispirato alla tradizione dei film polizieschi, con grande ricerca di originalità, rispetto alla ricerca di autorialità che caratterizza gran parte del Nuovo cinema tedesco.

Il regista Roland Click

Amburgo

Ma abbiamo notato già nel primo film di Klick la tendenza a non seguire la tentazione del film di autore che caratterizza e in certo senso unifica tutta la prima linea del Nuovo Cinema Tedesco. Klick si colloca spontaneamente in una seconda linea, dove si sente evidentemente più ispirato e al sicuro, e gira il “suo” cinema. Non disdegnando di sporcarsi le mani negli ambienti più luridi di una città, Amburgo, mai apparsa così sporca ed esclusivamente ritratta nei suoi quartieri a luci rosse o nelle sue realtà più infime. Privando così l’immagine della città di ogni possibile attrattiva. Lì il giovane Willy (Charly Wierzejewski) trascorre la sua vita alla giornata, tra piccoli furti, imbrogli e accattonaggio quando possibile. Supermarket (in italiano con l’incomprensibile titolo – ci risiamo! – Razza padrona), prima di entrare nella storia vera e propria, ci offre alcuni squarci di questa vita fatta di furti e di fughe soprattutto dalla polizia.

Un piano per cominciare a vivere.

Willy, quasi come per principio, come vede la polizia fugge. Il che significa che lo vediamo in fuga nei due terzi del film. Perché fugge anche se in quel momento magari non ha fatto proprio nulla id strano? Perché ci può essere sempre un motivo per il quale la polizia li posa ricercare e casomai incarcerare. E in effetti Willy ha ragione. Ma, sembra chiedere il regista, si può vivere in questo modo? Che vita è questa? Ma, come succede per tutti i gangster o per tutti i fuorilegge che siano, a sorreggere la vita c’è sempre la speranza riposta in un piano decisivo capace di cambiarti la vita definitivamente. Ed è proprio questo che sorregge Willy nelle sue scorribande notturne, spesso perfino alla ricerca di un posto dove dormire, che non è mai garantito dalla sua non fissa dimora. Il piano alla fine riesce ad organizzarlo. E trova anche una partner, Monika (Eva Mattes), con la quale si crea un rapporto di affetto profondo, che coinvolge anche il figlio della ragazza. E’  la speranza di un futuro insieme.

Finti benefattori

Prima di arrivare a questo assistiamo ad una sorta di discesa agli inferi di Willy, sballottato da amici o presunti tali, che in realtà vogliono solo ricavarne qualcosa. Tutti sembra che lo vogliano aiutare, ma, anche quando è in compagnia, Willy è da solo a combattere contro il suo destino che sembra segnato da sempre.
E, come sempre, la sua unica arma è la fuga. Da tutto e da tutti. Klick riesce a mettere insieme, in un fortunato e abile casting, uno straordinario ed efficace panorama di finti  benefattori, dai quali Klick istintivamente diffida due minuti dopo averli incontrati. Segnaliamo una scena che fa una certa impressione: dopo una giornata fatta di fughe nei luoghi più luridi, Willy entra in un bar e tutti si fanno da parte perché Willy si porta addosso una puzza insopportabile e nessuno vorrebbe stargli vicino. Ma il regista è lì: vuole sporcarsi le mani assieme ai suoi personaggi.

C’è materiale per una pesante critica sociologica su come una società possa consentire che un certo strato di cittadini possa finire così in basso. E sicuramente qualche altro autore del NCT avrebbe colto al volo questa occasione. Ma non è questo il cinema di Klick. Il quale non si ferma a riflettere sul timbro perbenista della società, che non sa dare altre risposte all’emarginazione se non la violenza della polizia. Click tira avanti nella sua storia disperata e il film continua sul medesimo binario senza speranza.
Queste considerazioni credo che debbano dimostrarci che non c’è la necessità di attingere all’analisi sociale per fare un bel film. E, in effetti, Supermarket è più di un bel film. E tutto il marcio che circonda Willy, tutto lo sporco di Amburgo, alla fine ricrea un’autentica e particolare atmosfera. Klink non la osserva mai dall’alto, ma ci vive dentro, assieme ai suoi personaggi, seguendoli da vicino.

“Celebration”: il rock di Marius Westernhagen.

E l’abilità di Klinck è  quella di coniugare le atmosfere e le immagini raccapriccianti con una scelta di brani musicali assolutamente perfetta di un rock  che si impone con la forza una acustica che, ascoltata in modo a se stante, sarebbe eccessiva. Ma qui non lo è. Anzi le note fortissime hanno, per il pubblico, un effetto catartico e liberatorio per scelta deliberate del regista. Le note violente di Celebration, cantate da Marius Westernhagen, un autore rock amatissimo in quei tempi in tutta la Germania, aggiungono atmosfera ad atmosfera e stanno a testimoniare l’abiità del regista di curare tutti gli aspetti di questo dilm che è, secondo me, decisamente superiore alla media. Consigliamo al lettore di non perdere il pezzo da noi scelto da You tube del film. Nella parte finale del filmato potrete ascoltare la bellissima Celebration, anche se qui suonata in modo più soffusamente dolce rispetto ad altri momenti del film. Tra l’altro anche le parole sono meravigliose.
Ha perciò sicuramente ragione la nostra piattaforma MUBI (www.mubi.com  ) a portare avanti una operazione rivalutazione di questo regista, tenuto lontano dall prima fila del NCT, che invece deve essere non solo rivalutato, ma “riabbracciato”.

Film di Roland Klick recensiti qui:
Deadlock (1970)
Supermarket (1974)

Sito web: https://tommasolagi.it