“Per Andy Warhol. Scene dalla vita” (Usa 1970) di Jonas Mekas

Scenes from the Life of Andy Warhol: Friendships and Intersections

(marino demata)  Siamo in presenza di un film per la prima volta rimodificato e riordinato dal Jonas Mekas per un totale finale di 38 minuti. Un lavoro che parte dalla morte di Warhol e che dura alcuni mesi Attraverso di esso Mekas vuole presentarci le immagini e i suoni raccolti in un arco temporale abbastanza vasto non come istantanee da rivedere così come erano, ma come ricordi rielaborati.

Le amicizie di Warhol e di Mekas.

D’altro canto, questa rielaborazione, dettata dall’occasione della morte dell’amico, non inficia la spontaneità delle immagini e la sua ispirazione, che nessuna rielaborazione potrebbe alterare.
La premessa di questo film è che noi comprendiamo che ormai Mekas era entrato in un giro di amicizie molto importanti. Nelle scene lui è uno egli amici del gruppo. Ove tutti volentieri si lasciano riprendere dal loro amico e confidente. Gli amici di Warhol sono anche i suoi. E viceversa. Il film ha dunque degli interpreti illustri. Oltre a Warhol e Mekas alla camera, ritroviamo gli amici con i quali entrambi amavano ritrovarsi: John Lennon e Yoko Ono, Mick Jagger o Allen Guinsberg, fino ad arrivare ai Velvet Underground e alla donna che li ha portati a Warhol, Barbara Rubin.

Per Warhol. Immagini dei momenti amicali.

La varietà e l’eterogeneità del tutto sono dati dall’estensione del periodo ripreso: dal 1966 al 1982. Mentre il riordino del materiale e la sua pubblicazione che vediamo oggi, risale all’anno della morte di Warhol, il 1987. Probabilmente per scelta sia di Warhol che di Mekas, le immagini non ritraggono granché delle opere dell’artista. Vogliono invece indugiare sui momenti amicali: andare in vacanza, uscire con gli amici, ridere per una battuta, divertirsi. Naturalmente l’arte compare sempre, ma non è mai celebrata e non è considerata mai l’oggetto principale delle riprese, È dunque la vita di Warhol. E nella vita, come per ogni artista o per ogni uomo famoso, c’è il momento di firmare autografi sulla copia di un’opera e c’è il momento di farsi due risate, mentre mostra un suo lavoro.  

Le didascalie.

Questa volta è un Mekas attento a quello che lui riprende e che poi organizza realizzando questo piccolo film. Non lo avevamo mai conosciuto così. Ci sono perfino delle didascalie che descrivono dove provengono le immagini e la data precisa, fornendo così un senso del contesto storico. Anche se alcune di quelle didascalie sono allusive e a volte incomprensibili per chi non è stato protagonista, assieme a Warhol, delle serate a cui si riferiscono. E quindi c’è una sensazione di intimità e di gruppo, che danno il senso di un home film. Proprio come i filmini girati da una famiglia in vacanza, dove situazioni e allusioni possono essere pienamente capite solo dai protagonisti stessi di quelle vacanze.

Per Warhol. I diari a cura di Pat Hackett.

A cosa potremo paragonare queste immagini girate con il pieno consenso e la totale partecipazione del grande artista? È un vedere squarci della sua giornata e della sua vita. Sarei tentato di paragonare questa piccola opera ad un’altra ben più ampia e ponderosa: i diari di Andy Warhol. Perché questo paragone? Perché proprio come per il piccolo film di Mekas, anche i Diari, a cura di Pat Hackett, sono istantanee, flash partiti dalla voce di Wahol attraverso le telefonate quotidiane e poi ordinate con tenera affettuosità dalla sua collaboratrice in una sorta di montaggio. Dove, in questo caso, ad essere organizzate non sono le immagini, come per Mekas, ma le parole di Warhol fedelmente registrate per volere dell’artista. 

11 anni di confidenze e di cronache.

Sono 11 anni di confidenze, di cronache, di racconti delle sue giornate e nottate. Emergono le gioie, le sofferenze, le paure, le superstizioni, la voglia di vivere e la tristezza e il presentimento che qualcosa non debba andare bene. Warhol raccontava a Pat, nella sua telefonata mattutina, che cosa aveva fatto il giorno e la notte precedenti, chi aveva incontrato e cosa si erano detti. Magari alcune delle cose raccontate a Pat erano le stesse già filmate sul posto da Mekas. Pat ascoltava, registrava e poi scriveva a macchina. E faceva fedelmente rileggere il tutto a Warhol per la sua approvazione. Non è un grande sforzo immaginare che anche Mekas facesse vedere a Warhol alcune delle sequenze da lui girate.

Per Warhol. La macchina da scrivere e la macchina da presa.

Ecco: a Warhol piaceva circondarsi di amici. Ma piaceva anche che ci fosse qualcuno che potesse raccogliere le sue parole e le sue immagini. Comprendiamo allora che riprodurre i suoi diari quotidiani e riprodurre le immagini degli incontri con i suoi amici, facevano parte dello stesso rituale. Che tutto insieme crea la cronaca e le scene di una vita che valeva la pena di essere vissuta e raccontata. Attraverso la macchina da scrivere e attraverso la macchina da presa.

Opere di Mekas recensite su Rive Gauche – Film e critica:

I fucili degli alberi (1962)
Reminscenze di un viaggio in Lituania (1972)
Lost, lost, lost (1976)
Per Andy Warhol. Scene dalla vita (1970)

Sito web: https://tommasolagi.it