Intervista esclusiva a Claudio Gubitosi, Direttore del “Giffoni”.

Tutto il nuovo che inauguriamo oggi, fra tre anni sarà preistoria“.

(Malgrado le entusiasmanti, ma anche faticose, giornate di questo inedito incontro con un centinaio di Festival, rappresentativi di circa 1500 iniziative simili, Claudio Gubitosi, Direttore del “Giffoni”, è lieto di rispondere alle nostre domande in una intervista esclusiva rilasciata a Rive Gauche – Film e critica).

Rive Gauche – Film e Critica:

Come sai, in questo momento siamo qui non in rappresentanza del nostro 8° Firenze FilmCorti Festival, ma del nostro magazine cinematografico Rive Gauche – Film e cirtica e ti ringraziamo per voler dedicare del tempo per questa intervista esclusiva. Siamo nel cuore delle tue frenetiche giornate, nelle quali stai dando consigli e speranze ai cento e più festival presenti ed anche agli oltre mille festival assenti.
L’altro giorno abbiamo visto un bellissimo film che è una sorta di cavalcata lungo i 50 anni dalla nascita del Festival di Giffoni, che,  di volta in volta ha anche cambiato denominazione fino a chiamarsi oggi semplicemente “Giffoni”. È questa una giusta identificazione dell’incredibile lavoro svolto col luogo, che è il teatro di questo miracolo. Nel film abbiamo rivisto decine e decine di personaggi di grande spessore del mondo dello spettacolo e non solo. La prima domanda si riferisce appunto alla straordinarietà di queste presenze, da Truffaut a Julianne Moore, da Richard Gere a Meryl Streep, da John Travolta a Gian Maria Volontè, fino ad arrivare a Gorbaciov. Se ne contano centinaia. Tutti sono andati via da Giffoni entusiasti per aver ballato, sorriso e pianto di gioia assieme alle migliaia di bambini e ragazzi invitati. Ricordi qualcosa di questi personaggi che ti ha colpito di più?

Claudio Gubitosi:

Molti mi hanno chiesto: come hai fatto a portare a Giffoni premi Oscar, premi Nobel, ecc? La risposta è semplice: abbiamo fatto leva sempre su una relazione umana. Come mai Gorbaciov si è interessato al nostro Festival? Abbiamo scritto una bella lettera e lui ci ha risposto. La corrispondenza è andata avanti sul piano umano al punto che lui ha voluto vedere da vicino le cose che gli scrivevo e che altri gli raccontavano. Di episodi se ne potrebbero raccontare a centinaia. E le nostre impressioni sarebbero parimenti da raccontare. Ma non abbiamo tanto tempo. Dico solo che , per esempio, vedere la bellezza straordinaria di Meryl Streep, o di Julianne Moore, che si commuovono a vedere la gioia di centianaia di bambini radunati qui è già una bellissima risposta ai nostri sforzi e alle nostre fatiche. Io ho conosciuto Angelina Jolie: suo padre, l’attore John Voigt è stato un appassionato di Giffoni. Un giorno mi disse: “devi venire in America e ci devi portare il festival di Giffoni”. Io risposi: “non se ne parla nemmeno. Ma poi perché? Voi, con vostri mezzi, se ci credete, potete fare da voi qualcosa di simile”. Marino, sai cosa mi ha risposto? “Sì, noi possiamo fare tutto, ma una cosa ci mancherà sempre, lo spirito, col quale voi andate avanti. Quello non possiamo comprarlo da nessuna parte, neanche se offriamo migliaia di dollari”.

Rive Gauche – Film e Critica:

E Truffaut? C’è un rapporto speciale con lui. Vedo qui fuori grandi gigantografie. Gli avete dedicato una sala meravigliosa con 800 comode poltrone che avete inaugurato ieri con la nostra presenza.

Claudio Gubitosi:

A quell’epoca non esistevano email, messaggini o altro. Noi gli scrivemmo, perché lo abbiamo sempre ammirato. Il suo primo film, I 400 colpi è dedicato ai ragazzi meno fortunati, come era lui da ragazzino. Ricordo che aspettavamo allora con trepidazione l’arrivo della  posta, sperando che arrivasse una risposta positiva all’invito. Sapevamo che in quel tempo lui non andava da nessuna parte. Ti immagini la gioia quando ci ha detto di sì ed è venuto ed è rimasto a lungo qui da noi? Credeva nel nostro progetto. Sperava che anche in Francia si realizzasse qualcosa di simile. È venuto, così come tutti gli altri, non per fare una passerella, ma per unirsi a noi, per darci il proprio contributo umano e di idee per migliorarci.

Rive Gauche – Film e Critica

Ma cinquanta anni fa, quando hai comiciato a radunare bambini e ragazzi davanti ad una vecchia sala cinematografica, come si vede nel film che ci hai mostrato, potevi mai immaginare che oggi quello che hai fatto si chiama Cittadella del cinema?

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Claudio Gubitosi:

Non è questo il punto. Io non ho elaborato dei progetti concreti. Non sono un tecnico. Chiamami piuttosto un visionario. Perché di volta in volta ho avuto delle intuizioni. Le ho fatte innanzitutto vivere qui, in questo luogo. È nata una bella storia, che è storia di questo paese, Giffoni. Poi ho sognato e intuito che la storia potesse diventare una storia della Campania. E poi è diventata una meravigliosa e unica storia italiana.
Io da solo non potevo fare niente. Potevo solo tentare di far capire agli altri, alle istituzioni, che c’era la possibilità che quello che io avevo in testa si potesse realizzare col loro aiuto.

Rive Gauche – Film e Critica:

E la pandemia?

Claudio Gubitosi:

La pandemia ci ha fatto capire tante cose. La parola d’odine è stata ed è: FRAGILITA’. Di fronte a tutte le cose che siamo riusciti a realizzare fino allo scorso anno, la fragilità è stata un segnale di  umiltà per tutti noi.

Rive Gauche – Film e Critica:

Per te cosa è il passato? Cosa sono i cinquanta anni dalla fondazione del Giffoni? E cosa pensi che sarà il futuro?

Claudio Gubitosi:

Guarda, Marino: il passato è passato. Ci dà soddisfazione, slancio. Ma è passato. Guai se ci mettiamo ad ammirare quello che abbiamo fatto. Noi vogliamo andare avanti. Abbiamo tanti progetti ancora da realizzare nel presente e nel futuro. Il tempo lo ho sempre concepito come alleato e non come un nemico.

Rive Gauche – Film e Critica:

Hai ragione! Mentre inauguravi quel gioiello che è la Sala Truffaut, io consideravo che qui fuori, a pochi passi, ci sono le ruspe. Se ritorno tra due o cinque anni, cosa trovo? Che novità vedrò?

Claudio Gubitosi:

Molte novità. Io sono consapevole che ho un’età e che il tempo passa. Ma so anche che mio figlio si è appassionato a questi progetti. Anzi a queste idee. Ho fiducia. E ho fiducia nei miei collaboratori di oggi e di domani, che sapremo reclutare e fare appassionare. Cosa troverai fra qualche anno se torni qui? Troverai la consapevolezza che quello che hai visto oggi è la preistoria. Stiamo andando ancora avanti: troverai una grande arena, un teatro all’aperto, un campus universitario, un museo e tanto altro ancora. Questo è il futuro, che, quando ritorni, troverai come presente, come meravigliosa attualità.