“Real fiction” (Kor. 2000) di Kim Ki-Duk. Da vittima del bullismo ad angelo vendicatore

Metamorfosi di un artista di strada. Un film sperimentale pieno di metafore.

(marino demata) Real fiction è forse il più sperimentale dei film di Kim Ki-Duk. E’ stato realizzato con numerose camere che lavorano contemporaneamente, delle quali una digitale. Più di una persona che ha lavorato in questo film ha affermato che l’intera lavorazione è durata poco più di tre ore. Un vero record per un lungometraggio!
il film si racconta facilmente. Ma, attenzione, il regista ci ha abituato all’uso di simboli, specialmente in questa parte iniziale della sua carriera. E pertanto lo spettatore deve fare attenzione al significato immediato delle immagini e al loro contemporaneo significato metaforico. In realtà sono del parere che il metaforico decisamente prevale ed a volte è del tutto evidente come vedremo.

Uno street artist maltrattato e preso in giro.

La prima scena ci mostra uno street artist che dipinge ritratti alle persone che vogliono farsi ritrarre. E’ un’usanza antica ed ancora abbastanza frequente in alcune piazze di Parigi e di molte atre località. Ma c’è qualcosa che non va. Prima, durante e dopo il suo lavoro di elaborazione della sagoma di una sua cliente, l’artista viene continuamente preso in giro non solo da ragazzi, ma anche da adulti. Una sorta di bullismo quasi di massa si abbatte su di lui. E tutto lascia supporre che non si tratta di un fenomeno occasionale di quella giornata, ma di un tormento perenne. Ma proprio quella giornata, cui il film si riferisce, diventa decisiva per la sua vita.

La ragazza e il guru.

Di fronte all’artista c’è una ragazza che lo riprende. E poi, al primo cenno di insofferenza dell’artista, lo invita a seguirla. Lo porta all’interno di un teatrino: alla ribalta c’è una sorta di guru che declama sulle rovine del mondo, sulla cattiveria umana e sulla necessità di farla finita. Ha una pistola in mano che regala all’artista. E nel dargli la pistola lo invita ad ammazzare tutti coloro che gli procurano sofferenze.
il primo che l’artista ammazza è lo stesso guru. E qui la metafora appare evidente. Il guru è la parte di se stesso che ha finora sopportato le violenze che la vita gli ha presentato e che d’ora in poi non intende più sopportare.

Il concetto di vendetta nel cinema coreano.

Noi potremmo aspettarci che il nostro artista si proponga di usare la pistola ed ammazzare tutti coloro che, d’ora in poi, lo prenderanno in giro. Ma non è così. Kim Ki-Duk qui introduce un concetto  per noi poco usuale, ma del tutto diffuso nella mentalità orientale: la vendetta. L’operazione preliminare che l’artista decide di fare e quella di scavare nel proprio passato e uccidere tutti coloro che gli hanno fatto del male.
Il sentimento della vendetta, se non è una costante, è però una presenza molto frequente nel cinema coreano. Basti pensare all’altro grande regista Park Chan-wook, autore addirittura di una famosa trilogia della vendetta, formata da Mr Vendetta, Old boy (il più famoso dei tre e vero capolavoro) e Lady vendetta.

Un antieroe implacabile,

Da questo momento in poi il film diventa una sorta di caccia spietata a tutti coloro che hanno in passato infastidito il nostro artista. Tutti vengono uccisi nei modi più svariati e crudeli. Basti pensare che l’artista uccide un uomo infilandogli la testa in un sacco pieno di serpenti famelici. Il nostro artista non risparmia nessuno e in poche ore si rifà di tutto quello che ha subito nella sua vota. Questa sorta di antieroe colpisce implacabilmente. Ma alla fine le varie camere sbaraccano e vanno via. A simboleggiare che, dopo tutto, è stato solo un film, una finzione.
Naturalmente le sole tre ore di lavorazione sono del tutto evidenti nella povertà del film, nella sua semplicità e pochezza. Si dirà che questo non è un involontario risultato del lavoro del regista, ma è esattamente ciò che lui voleva. E che in realtà non avrebbe voluto fare di più e meglio. È uno squarcio di vita di chi passa da vittima del bullismo ad esecutore delle più atrici delle vendette. La vera vena artistica di Kim Ki-Duk avra modo di esercitarsi più avanti, con tutti quei titoli che lo consacreranno come un grande regista.