“Lulu femme nue” (2015) di Sólveig Anspach: Inizio promettente…

Ma il seguito è scontato. Troppo.

(marino demata) Dall’ inizio promettente, Lulu femme nue  è il penultimo film di Solveig Anspach, la regista di origini islandesi prematuramente scomparsa ad appena 54 anni. La regista si è fatta notare, all’interno del cinema francese, per opere di ottimo interesse, tra le quali ricordiamo soprattutto Haut les coeurs! del 1999 e il suo ultimo film  Effetto acquatico uscito nel 2016. Il film che qui iniziamo a commentare ha un inizio positivo, ma poi si perde in una serie di situazioni che sono esattamente quelle che tutti si aspettano di vedere. Il che significa assenza di sorprese, di colpi di scena e di novità. Inoltre, non mi è piaciuto l’impianto esageratamente buonista e ottimistico, dove tutte le situazioni si incastrano nel migliore dei modi possibile, costruendo attorno alla protagonista…il migliore mondi possibile. Ma procediamo con ordine.

Inizio promettente.

Lucie (o Lulu) (Karin Viard in una ottima interpretazione) è una donna che ha superata la cinquantina e che, una volta cresciuti si suoi tre figli, decide di voler trovare un lavoro per dare un senso alla propria vita, grigia e monotona.  Anche perché òla vita è intristita dalla presenza di un marito che la considera un suo oggetto personale e la priva di  ogni considerazione. Un colloquio di lavoro per diventare segretaria di un capo ufficio molto supponente e decisamente maschilista finisce ovviamente nel peggiore dei modi. Il boss si limita a raccomandarle di aiutare il marito nella sua officina e di vestire meglio: conserverà il suo curriculum per un’altra occasione. Va peggio quando Lulu comunica al marito i risultati del colloquio. Il marito si lascia andare alle sue (a quanto pare usuali) considerazioni sulla mediocrità della moglie e sulla inevitabilità del fallimento del colloquio. Capita però che Lulù perda il treno che deve riportarla a casa. E lei lo prende come un segno del destino. Decide d prendere un altro treno e di abbandonare momentaneamente casa e famiglia.

Scelta coraggiosa.

L’atto di coraggio di Lulu, di rompere i ponti con una vita insopportabile è sicuramente il momento più felice del film. Anche se tale evento non è nuovo nel cinema al femminile. Personalmente ricordo almeno altri due film che contemplano decisioni coraggiose come questa. Ma, dopo tutto, ripetere dei concetti che significano il desiderio di libertà, di vivere diversamente, di autonomia e di riscatto da parte della donna, non è mai male. E anche le difficoltà che incontra Lulu per sopravvivere con pochi soldi nella borsa, con la carte  di credito bloccata, al punto che qualche notte viene trascorsa sui sedili di legno di una stazione ferroviaria, sono il corollario della sua scelta coraggiosa.

…Ma il seguito è troppo scontato.

Poi però che cose iniziano a girare bene. Forse troppo bene, in barba addirittura al concetto di veridicità. Tanto che ci chiediamo: è mai possibile che d’ora in poi Lulu incontri solo persone giuste e mai più una persona sbagliata? Non solo. Certo è credibile che si possano incontrare persone per bene, persone serie, magari provate dalla vita e che quindi solidarizzino con la protagonista. Ma che tutti ti diano amicizia, amore, sesso, felicità, senza nessun intoppo o contrattempo sembra un po’ troppo e magari lascia presagire finali – di cui non vogliamo parlare – magari troppo da…”vissero felice e contenti”. Una delle prime persone che Lulu incontra è un uomo, Charles (Bouly Lanners). Ha un carattere dolce e mite pur avendo recentemente scontato due anni di carcere. Pur avendo due fratelli invadenti (e anche inutili ai fini della storia), stringe amicizia con Lulu. I due si confidano di non fare più l’amore da due anni, per ragioni ovviamente diverse. Andranno a letto insieme come nella più facile e scontata delle previsioni.

Altri due personaggi.

Lulu fa conoscenza anche di una simpatica vecchina (Claude Gensac), che dapprima ha cercato di borseggiare presa dalla disperazione per la mancanza di danaro. Le due donne diventeranno inseparabili. E qui abbiamo effettivamente, nel buonismo imperante, qualche squarcio di buon cinema. La terza conoscenza è una giovane cameriera di un bar, continuamente tartassata dalla sua padrona, ben oltre i limiti del bullismo. Segnaliamo una battuta significativa tra Lulu e la ragazza. La prima chiede come fa a sopportare la sua padrona. Beh, qui è inevitabile chiedersi “da quale pulpito viene la predica”! E si sente rispondere: “ma perché hai qualche lavoro migliore da offrirmi?”

In conclusione…

Le conclusioni vere le tireranno gli spettatori che non hanno ancora visto questo film, che rimane ancora per pochi giorni sulla piattaforma mubi.com. Mi riferisco naturalmente alle conclusioni che ognuno può tirare dopo aver visto l’ultimo quarto d’ora del film. Da parte mia affermo solo che il film, nel suo insieme, mi sembra un’occasione sprecata per parlare in maniera più decisa , meno prevedibile e soprattutto meno banale della ribellione di una donna stanca del tran tran delle propria mediocre e umiliante  vita quotidiana.