“Una morte di troppo” (Fr. 1985) di Claude Chabrol. Chabrol-Lavardin accoppiata vincente.

Il primo film col famoso ispettore interpretato da Jean Poiret

(marino demata)  Una morte di troppo rappresenta li primo film nel quale Claude Chabrol utilizza l’attore Jean Poiret, costruendogli un personaggio a tutto tondo, che gli darà grandi soddisfazioni, l’Ispettore Lavardin. La cosa un po’ strana è che solo il secondo film, girato l’anno successivo, e che noi abbiamo già recensito su questo magazine, prende il titolo L’ispettore Lavardin. Mentre il primo film di cui parliamo questa sera, si intitola Poulet au vinagre (in italiano Una morte di troppo). E forse ci vorrebbe proprio uno come l’ispettore Lavardin per capire la logica che ha utilizzato Chabrol nella scelta dei due titoli e nel riservare il suo bellissimo personaggio come titolo soltanto del secondo film. Fatto sta che si confermano ancora una volta alcune costanti dei film di Chabrol, e se ne crea una nuova: Chabrol – Lavardin: accoppiata vincente. Queste sono le parole chiave da cui partire questa sera.

Un’immobiliare  speculativa.

In una piccola cittadina della Normandia tre persone che contano, il dottor  Morasseau (Jean Topart), il signor Lavoisier (Michel Bouquet) e il macellaio Filiol  (Jean-Claude Bouillaud), decidono di fondare una società immobiliare per riedificare alcuni vecchi edifici e trasformarli in residenze di lusso per vacanze. Insomma, una classica e per niente originale operazione speculativa. Per fare andare avanti la speculazione c’è bisogno che i proprietari delle vecchie abitazioni del paese siano d’accordo a venderle alla nuova società immobiliare al prezzo da quest’ultima fissato. Gli affari potrebbero procedere bene se non ci fosse un serio intoppo costituito da una delle proprietarie, una signora paralitica. Madame Cuno (Stephane Audran) e da suo figlio Luis Cuno (Lucas Belvaux), il postino del paese, che è  come se si fossero messi per traverso sulla strada degli affari della losca società e rifiutano categoricamente di vendere.

Una festa di compleanno.

Durante la festa all’aperto per il compleanno di una tale Delphine (Josephine Chaplin), c’è mezzo paese presente: ovviamente i tre organizzatori dell’affare immobiliare e molte delle loro potenziali vittime, ingolositi dalla possibilità di ricavare qualche soldo dalla vendita delle proprie catapecchie.  Mancano, naturalmente all’appello i Cuno, mamma e figlio postino. Poco dopo questa scena che ha il sapore un po’ di presentazione degli attori e degli schieramenti organizzata dal regista, iniziano alcuni eventi misteriosi: a partire dalla improvvisa scomparsa di Delphine, che è solo l’inizio di altri fatti misteriosi, incluso alcuni omicidi.

Chabrol – Lavardin: accoppiata vincente.

Ed è a questo punto che fa il suo ingresso in scena e nell’universo di Chabrol l’ispettore Lavardin, al secolo Jean Poiret, attore bravo, brillante e consumato. La cosa strana (proprio alla Chabrol), è che Lavardin appare solo dopo 40 minuto dall’inizio del film. È come se il regista avesse voluto prima far ingarbugliare al massimo la matassa, per poi lanciare il suo deus ex machina per risolvere le cose. Lavardin avverte subito la puzza di affari loschi che si celano dietro la società immobiliare. Ma deve anche fare i conti con lo strano giovane postino che si dà a sua volta da fare per creare problemi ai tre affaristi con metodi ben oltre i limiti della legge. Tra le bravate del postino non manca la lettura segreta della posta in arrivo ai tre boss immobiliaristi. Lettura  che avviene di norma in compagnia della madre, esperta nell’aprire le lettere col vapore. La madre del postino, Madame Cuno, è molto possessiva e il ragazzo deve darsi il suo da fare per avere il tempo di soddisfare le voglie amorose dell’impiegata delle poste.

Chabrol e Hitchcock.

In questo film emergono alcune costanti del cinema di Chabrol. Parliamo innanzitutto del debito verso il grande maestro Alfred Hitchcock. Nella generale rivalutazione di un certo cinema americano portata avanti dalla Nouvelle Vague Hitchcock ha un posto notevole soprattutto grazie a Chabrol e a Truffaut. In questo film appare molto hitchcockiano l’accumulo di eventi, sopraffazioni e delitti, da parte della società di malaffare creatasi in Paese, prima che compaia appunto l’ispettore Lavardin. Il quale, più ritarda a comparire, più lavoro avrà da svolgere per risolvere gli strano delitti accaduti.

Chabrol e la provincia francese.

Un’altra costante dei film di Chabrol, specialmente dei cosiddetti “polar” come questo, è l’ambiente della provincia. Quasi tutti i thriller, gialli o polizieschi che siano, hanno come teatro piccoli paesi di provincia. È convinzione di Chabrol – ma forse ne abbiamo parlato in altre occasioni – che nell’ambiente provinciale, dietro l’apparente tranquillità e serenità di una vita che sembra scorrere sempre allo stesso modo,  si celano in realtà, misteri, segreti, affari loschi inconfessati, che rendono più complicata la strada a chi voglia raggiungere la verità. Infatti è più difficile squarciare il velo di convenzioni e menzogne che rende omertoso e solidale in negativo l’ambiente della provincia. Per chi voglia approfondire questo tema c’è solo l’imbarazzo della scelta, visto che tutti i “gialli” di Chabrol si svolgono in provincia. Suggeriamo un paio di film che i nostri lettori troveranno nell’archivio del nostro magazine: Il volto segreto (forse un po’ macchinoso) con Philippe Noiret e soprattutto Il colore della menzogna, uno dei miei Chabrol preferiti, vero capolavoro tardivo (1999) del grande regista.

Film di Claude Chabrol recensiti su rivegauche-filmecritica.com:

La moglie infedele, 1968
Una morte di troppo, 1985
L’ispettore Lavardin, 1986:
Il volto segreto, 1987
L’inferno, 1993
Il colore della menzogna, 1999
La damigella d’onore, 2004