“L’età giovane” (Bel. 2019) dei F.lli Dardenne – Tra adolescenza e religiosità.

La convivenza, nella stessa persona, dell’adolescenza e della religiosità vissuta in modo estremo.

(marino demata) I fratelli Dardenne hanno girato un altro film come i precedenti, di tipo problematico, che si occupa della realtà del Belgio di oggi e della vita quotidiana delle persone. La problematicità del film ,  come vedremo, ha al suo centro la convivenza, nella stessa persona, un ragazzo di 13 anni, dell’adolescenza e della religiosità vissuta in modo estremo.  Per questo film i fratelli Dardenne hanno ottenuto un nuovo premio a Cannes, dove sono ormai di casa: il premio per la migliore regia. Il film è in programmazione sulla piattaforma https://Mubi.com .

Adolescenza e religiosità.

Diciamo subito che questo film ci appare molto più complesso e meglio riuscito di quello precedente della celebre coppia di fratelli registi. Ci riferiamo a La ragazza senza nome, storia un po’ contorta che ci porta da una dottoressa troppo ligia agli orari di visita, ad uno spaccato del mondo dell’immigrazione. Il film è stato da noi recensito su questo magazine. Invece la complessità del film di cui trattiamo oggi, L’età giovane è data dalla difficile convivenza, nello stesso personaggio, della prorompente età adolescenziale e di una fede religiosa vissuta in modo totalizzante.

La metamorfosi di Ahmed.

La famiglia di Ahmed (Idir Ben Addi), formata dalla madre sola (Claire Bodson), dal fratello maggiore e una sorella, è tutta di fede musulmana. La fede è da tutti vissuta con serenità e convinzione e i due fratelli registi, in questa parte introduttiva, manifestano grande rispetto per le diversità, come già manifestato in altre opere. Quando però Ahmed comincia a vedere con notevole frequenza l’Iman locale, Youssof  (Othmane Moumen) resta fortemente suggestionato dal modo radicale col quale quest’ultimo vive la religione islamica. Egli comincia a convincersi che l’Islam prevede dei precetti cha vanno seguiti con grande attenzione e dei quali ci si convince attraverso lo studio serrato e la preghiera. La metamorfosi di Ahmed è chiaramente avvertita dagli altri membri della famiglia. Il ragazzo ha rinunciato ai videogiochi e ai manifesti sui muri della propria camera e si rende conto che gli altri membri della sua famiglia non sono buoni musulmani: la madre perché a tavola beve il vino e  il fratello e la sorella perché hanno molti interessi futili.

La svolta narrativa

La vera e propria svolta narrativa del film è costituita dalle considerazioni che l’ l’Iman Youssof  esprime sulla professoressa di Ahmed, Ines (Myriem Akheddiou), rea, secondo lui di avere strane idee, come quella di insegnare la lingua islamica attraverso le canzoni e non attraverso il Corano. La riprovazione dell’Iman è totale e  Ahmed ne rimane profondamente colpito. Non solo non vuole avere più nessun contatto con la professoressa, e neppure stringerle la mano, perché non bisogna avere contatti con le donne, ma addirittura tenterà di ammazzarla con un coltello. L’Iman dichiara di essere in totale disaccordo con questo gesto (“non ti ho incitato ad andare ad ammazzarla”) e la conseguente sanzione da parte del Magistrato sarà un periodo di costrizione legale al recupero attraverso il lavoro in una fattoria, integrato da colloqui con una psicologa. Naturalmente viene concesso ad Ahmed di pregare e studiare il Corano.

Il corpo del film.

Inizia qui il corpo vero e proprio del film, allorchè lo spettatore comincia  chiedersi se il soggiorno forzato del ragazzo presso la fattoria  e le sedute dalla psicologa creino qualche cambiamento nel suo animo. C’è anche un episodio significativo: la figlia adolescente del proprietario della fattoria manifesta il suo interesse verso Ahmed e lo invita a baciala. Ahemd non appare indifferente: l’adolescenza comincia a farsi sentire. Ma il ragazzo ancora una volta, dopo aver baciato la ragazza, razionalizza il tutto e furiosamente lava la sua bocca…peccatrice. E’ un episodio raccontato con delicatezza e con la consueta maestria dal Fratelli Deardenne, che in questo film dimostrano ancora una volta il possesso di una capacità di raccontare i sentimenti più che le storie e i fatti, con capacità superiore alla media. E, come si è accennato, anche il modo di trattare le diversità all’interno della medesima religione, è  rispettoso e senza condanne sommarie. Gli Autori ci mostrano le due versioni diverse dell’Islamismo come dati di fatto esistenti senza condanne o giudizi sommari.

L’esempio de Il sentiero di Jasmila Zbanic

Le due versioni dell’Islamismo richiamano alla mente il bellissimo film di Jasmila Zbanic, Il sentiero, che abbiamo recensito qui su Rive Gauche-Film e critica. E’ la storia di una coppia bosniaca: sono entrambi musulmani e conducono una vita felice. Lui però comincia a frequentare amici di religione islamica di tipo radicale, le cui concezioni hanno ricadute soprattutto nei giudizi sul mondo femminile. la regista vuole mostrarci quale è la differenza tra una persona che è di fede musulmana, come Luna, la donna, e un’altra che ne ha abbracciato una versione più integralista. Si tratta di un film che indubbiamente ha un’intensità drammatica e dialettica superiore a quello dei Fratelli Dardenne, perché la regista entra nel vivo delle questioni come parte in causa e non con lo sguardo lieve che notiamo in L’età giovane.