Cos’è la vera amicizia? “First cow” (Usa 2019) di Kelly Reichardt

All’uccello il nido, al ragno una tela, all’uomo l’amicizia (William Blake, proverbi infernali).

(marino demata) Cos’è la vera amicizia? Ce lo spiega subito la regista di First Cow, Kelly Reichardt, attraverso una citazione dai “Proverbi infernali” di William Blake: “All’uccello il nido, al ragno una tela, all’uomo l’amicizia.” Ecco spiegato in pochissime e semplici parole il senso del suo film: paragonare il bisogno di amicizia tra gli uomini alle esigenze del tutto naturali che hanno altri esseri. L’uccello deve fare il nido e il ragno è spinto dal suo istinto e dalla sua natura a tessere la tela. Con una esigenza simile, l’uomo manifesta il suo bisogno di entrare in contatto con altri uomini in un rapporto di sincera amicizia. Questo meraviglioso film è proprio la storia di una grande amicizia, narrata con la cadenza lenta propria di Kelly Reichardt e perché l’amicizia non ha bisogno di correre, ma vive di tempi lenti per rinsaldarsi e diventare più vera.

My own private Oregon.

Il film, tratto da The half life di John Raymond, è interamente ambientato all’inizio dell’800 sulla frontiera dell’Oregon. In un’intervista alla regista realizzata da https://MUBI.com , che detiene l’esclusiva nella distribuzione del film, Reichardt ci spiega perché il film doveva per forza essere realizzato in quei luoghi, nel suo “private Oregon” (per parafrasare il titolo di un grande film di Gus Van Sant, My own private Idaho). Tutto il film si riferisce ai primi dell’Ottocento. Tranne un prologo iniziale che ci porta ai nostri tempi, scanditi da un inizio e una fine rappresentati da una inconfondibilmente moderna imbarcazione per trasporto merci sul grande fiume Columbia. L’imbarcazione  attraversa un pezzo di fiume lungo l’intera larghezza dello schermo costruito poi in formato classico 4:3. Quell’imbarcazione moderna apre e chiude il prologo ambientato ai nostri giorni.

Cos’è la vera amicizia?

In questa breve sequenza iniziale un cane scopre qualcosa nel terriccio fangoso di quelle terre. La padrona del cane prende a sua volta a scavare e scopre due scheletri che dovevano trovarsi lì da decenni. Le ossa della mano destra dell’uno sono strette a quelle della mano sinistra dell’altro. Reichardt non ha null’altro da aggiungere che portarci all’inizio della storia, nell’Ottocento della frontiera, dei cacciatori  e degli esploratori, in quelle stesse terre. Il primo uomo che incontriamo è Otis “Cookie” Figowitz (John Magaro) un cuoco al servizio di una squadra di cacciatori. È lui ad incontrare King-Lu (Orion Lee), un immigrato cinese che si nasconde nudo nei boschi per sfuggire ai russi che vogliono vendicare l’uccisone di uno di loro. Le provenienze dei due non potrebbero essere più distanti ed eterogenee. Cookie viene dal Maryland, mentre King-Lu viene dalla Cina.

La mucca.

Cookie fornisce allo spaventato e spaesato cinese vestiti e riparo nella sua capanna. Si incontrano di nuovo nel bar del centro commerciale e nasce una bellissima amicizia che si consolida ad ogni occasione. Un paio di volte i due si perdono di vista e si ritrovano dopo essersi cercati. I due amici condividono i sogni di spostarsi un giorno a san Francisco e impiantare lì delle attività redditizie. Ma, tra un sogno e l’altro, arriva al forte una mucca (la vera star del film). È sola perché i toro e il vitellino sono morti lungo il tragitto. Allora il furbo cinese ha un’idea geniale: mungere di notte la mucca e consentire in tal modo a Figowitz, il suo amico cuoco, di fare delle ottime frittelle. Sarà un successo travolgente che in breve procurerà un discreto quantitativo di danaro ai due amici.

Il capitalismo.

Perfino il proprietario della mucca, il ricco proprietario terriero Chief Factor (Toby Jones), trasparente metafora del capitalismo, impazzisce per il sapore di quei dolci. Il successo convince i due amici che forse è stato trovato il mezzo per poter andare a San Francisco! Ma il capitalismo ha ben altre risorse. E, tra i tanti significati palesi o riposti di questo film, c’è sicuramente uno squarcio di storia del capitalismo americano: la dialettica tra chi ha tutto e chi non ha niente, se non il tesoro di una grande, infinita amicizia.

Cos’è la vera amicizia.

Cos’è la vera amicizia? Ed è possibile che esista in una realtà, quella del Western  che noi siamo abituati a vedere nella sua brutalità? E qui sta il grande lavoro della Reichardt: la destrutturazione del tradizionale film western, col suo machismo e la sua perenne violenza. Reichardt lentamente distrugge gli stereotipi del film western e  nell’intervista li definisce “duri a morire”. L’amicizia, quella grande e sincera, vince. E a perdere una volta tanto è John Wayne.