L’aria delle nuove ondate: “Gueros” (Mex. 2014) di Alonso Ruizpalacios – il 22/07 Corto Circuito

22 luglio Corto Circuito 8 – Opere prime internazionali – Ingresso su prenotazione riservato ai soci di Confluenze – a casa di Lorena e Gabriele, Str. di S. Bonaventura 309, Senigallia 20.00 Cena 21.30 Proiezione

(Marco Chiani – Mymovies) Tomás è un adolescente a suo modo turbolento. O almeno così pensa la madre, che decide di spedirlo da Veracruz, dove abitano, nel caseggiato popolare di Città del Messico in cui il figlio maggiore vivacchia in attesa di laurearsi. A casa del fratello Fede, Tomás arriva con una musicassetta di Epigmenio Cruz, musicista commercialmente sfortunato e geniale, autore di una canzone che, si dice, una volta ha fatto piangere persino Bob Dylan. Informati da un trafiletto di giornale della convalescenza in ospedale del misterioso cantautore, Tomás, Fede e il coinquilino Santos scelgono di andare a cercarlo.

L’aria delle nuove ondate

L’aria delle nuove ondate: rivive il cinema anni ’60.

Fa piacere notare quanto Alonso Ruizpalacios, navigato regista di teatro nonostante la giovane età, riesca a licenziare un film che più cinematografico non poteva essere. In Güeros si respira l’aria delle “nuove ondate” che furono e saranno, la voglia di scardinare, rinnovare e riscrivere con una macchina da presa mobilmente inventiva, magari anche compiaciuta, eppure sempre capace di stupire. C’è il cinema degli anni Sessanta in quest’opera prima messicana, che canta note stonate per il coro degli “autori rurali” e scandalosi della stessa generazione di Ruizpalacios. Ritrovato piacere nel racconto per il racconto, una voglia fuori dal normale di mettere in scena un’avventura strampalata che è soprattutto momento formativo e di maturazione.

Gueros

Il musicista misterioso.

Il bianco e nero, dopo poco che si entra in contatto con Tomás e con le sue incertezze, smette di essere un vezzo così come si percepiva nella prima “sequenza ad effetto”, diventando l’unica soluzione possibile per un film che mastica il primo Kassovitz e Godard, Jarmusch, Kaurismäki, qualcosa del Coppola “minore” e le commedie americane degli anni Ottanta. La vita universitaria di Fede (detto Sombra), e Santos, il loro essere “in sciopero contro lo sciopero” organizzato dai loro stessi compagni di studio, l’incertezza di una vita che sta per affacciarsi all’età adulta, tutto concorre a dipingere l’ultimo rigurgito di fanciullezza prima della crescita. In questo, le dinamiche famigliari dei due fratelli, la memoria del padre, i ricordi di un’infanzia di cui conosciamo poche tracce, hanno come esito naturale l’incontro con il musicista misterioso.

Il passaggio alla vita adulta.

Un film piccolo e sorprendente.

Che solo apparentemente si risolve in una specie di nulla di fatto, di delusione annunciata, ma comunque cercata per voltare pagina: anche se Epigmenio aveva le carte in regola per salvare dalla rovina la scena rock messicana e non è riuscito nell’obiettivo per la poca attenzione delle masse. Forse Tomás e Santos riescono a salvare se stessi, soltanto mettendosi sulle sue tracce e guardandolo negli occhi. Di un’originalità a suo modo classica, anche nei pezzi di bravura in cui la scelta dei quadri e gli stacchi di montaggio lavorano insieme per stupire lo spettatore. Güeros è un altro racconto sulla crudeltà del passaggio alla vita adulta, una cronaca familiare condotta con leggera profondità. Un film piccolo, a suo modo sorprendente, che richiede spettatori romanticamente sgangherati. Premiato con l’Orso d’oro come migliore opera prima al Festival del Cinema di Berlino 2014.