Joaquin Phoenix grandissimo in “Two lovers (Usa 2008) di James Gray

Fantastico ritratto di un “disturbato” che non perde mai la serenità nei contatti col resto del mondo

( scritto da marino demata)

Il regista: James Gray.

James Gray è un regista newyorkese un po’ atipico, rispetto a quelli che, nei nostri film e nelle nostre recensioni, siamo soliti frequentare. È lontano mille miglia dagli ambienti un po’ civettuoli e politically “democrat” dei vari Woody Allen e, più recentemente, dei Noah Baumbach e simili. Più che stare nel cuore di Manhattan, preferisce rifugiarsi nella più proletaria e problematica Brooklyn. Anche i suoi personaggi hanno seri problemi psicologici, ma oltre a questi, e, forse, prima di questi, hanno problemi materiali con la vita di tutti i giorni. Il capo famiglia di questo film, Two lovers, Reuben Kraditor (Moni Moshonov) porta avanti con difficoltà una lavanderia. Sua moglie Ruth (una impeccabile Isabella Rossellini, con molta bravura e molto mestiere, nel senso positivo del termine) è eternamente preoccupata per il loro figlio Leonard (Joaquin Phoenix). Ed ha ragione di esserlo.



Joaquin Phoenix and
Gwyneth Paltrow

Tentati suicidi.

Il personaggio interpretato da Joaquin Phoenix, Leonard, infatti, è il più problematico. E, come tale, ci riporta di più alla tradizione dei film di Allen e di Baumbach. Nella prima scena lo troviamo sommerso dall’acqua del fiume, nel quale si è gettato nell’ennesimo tentativo di togliersi la vita. Ma poiché le indecisioni e i tentennamenti sono tra le caratteristiche salienti della sua natura psicologicamente instabile e bipolare, già un attimo prima di arrivare a toccare il fondo del fiume, decide di voler continuare a vivere. I suoi tormenti interiori sono facilmente rintracciabili e i segni sui polsi e sulle braccia sono altre inequivocabili testimonianze di  sue vocazioni suicide. In più Leonard si porta dietro un rapporto amoroso fallito e, quasi per continuare a farsi del male, guarda mille volte a giorno la foto della sua ex fiamma collocata in un tavolino accanto al divano.

Un carattere mite.

Eppure questi aspetti contraddittoriamente tempestosi sono depositati sotto una scorza di reale mitezza di carattere. Non assistiamo mai ad uno scatto di Leonard verso uno dei suoi genitori, che comunque lo adorano. Ha di buon grado accettato di dare una mano all’azienda paterna, facendo in pratica il fattorino della lavanderia. E’ rispettoso e accetta di buon grado di partecipare alle cene organizzate dai sui genitori con i loro amici. Questi ultimi sono in genere ebrei, come i genitori di Leonard, e  come una coppia di amici, titolari di un’altra lavanderia. A cena si discuterà anche di affari: della possibile fusione delle due aziende.
E il massimo, per le  due anziane coppie, sarebbe suggellare la fusione delle rispettive aziende con il matrimonio di Leonard con la bella figlia dei due amici, Sandra (Vinessa Shaw).

La chimica giusta?

Un possibile matrimonio tra Leonard e Sandra sembrerebbe la soluzione ideale non solo per l’equilibrio e il benessere delle due famiglie, ma anche perché i due giovani sembrano fatti l’uno per l’altro. Hanno entrambi un carattere mite, si piacciono e hanno modo di dimostrarselo attraverso attraenti incontri. Sembra che tra loro si stia formando la chimica giusta. Ma vien fuori presto un terzo incomodo: la bionda e avvenente Michelle (Gwyneth Paltrow), nuova vicina di casa di Leonard. Michelle dalla sua finestra può vedere la camera da letto di Leonard. La ragazza porta con sè problemi e misteri che affascinano Leonard.
Ha una relazione con un uomo sposato (Elias Koteas) e con famiglia, ha qualche problema con la droga si sente in una situazione di instabilità che attrae Leonard, che sembra fatto apposta per soccorrerla.

La nuova missione.

Il personaggio interpretato da Joaquin Phoenix sembra improvvisamente girare pagina. Salvare la sua vicina dal precipizio nel quale sembra sempre più destinata, darle tutto il suo amore, costruire una nuova vita con lei. Nella testa di Leonard c’è ora solo questo. Per il momento Sandra, con la qual continua a mostrarsi cortese e premuroso, viene riposta in un punto più decentrato dei suoi pensieri. Dopo tutto Michelle merita qualcosa di meglio che le briciole di vita di un uomo che ha una sua famiglia. Ma Michelle, pur non essendo del tutto insensibile, non si fa coinvolgere del tutto dall’entusiasmo di Leonard.  Sembrerebbe uno scontatissimo triangolo. Ma non è così. La domanda non è “chi sposerà, alla fine, Leonard?” Oppure “non prenderà nessuna delle due?”. Lo spettatore che si pone queste domande è fuori strada. La vera domanda è “cosa succederà ora non nella realtà, ma nella testa di Leonard?” Perché, dal punto di vista della vita esterna, in questo film non succede quasi nulla. Tutto quello che accade è nella testa dei personaggi. E scusate se è poco!

Joaquin Phoenix grandissimo.

Semplificazione della realtà.

E in Leonard, attraverso il suo  bipolarismo, troviamo la grande semplicità e naturalità con la quale riesce a passare da una situazione all’altra. C’è una scena realmente emblematica, quella nella quale Leonard supera un momento di disperazione e sconforto, riuscendo ad adattare, con la massima semplicità, i regali acquistati per una delle sue due donne, all’altra. Così. Senza scomporsi e senza drammi. Come giudichiamo questo atteggiamento? Superficialità? Indifferenza? No. Finché continueremo ad adoperare le solite, normali categorie che descrivono i nostri più usuali (e convenzionali) comportamenti, resteremo ai margini di questo bellissimo film. Senza riuscire a superarne l’apparente banalità e senza capire la complessità del personaggio, che è uno dei più riusciti e meglio articolati di Joaquin Phoenix.

Joaquin Phoenix

Sì, perché crediamo che sia a questo punto abbastanza chiaro che siamo di nuovo d fronte all’ennesima grande interpretazione di questostraordinario attore. Forse l’interpretazione meglio riuscita in assoluto.  Assecondata da una regia, quella di James Gray, col quale c’è ormai una consuetudine forte di ben tre film girati insieme. Semmai proprio come per il personaggio che qui interpreta, quello che preoccupa è ciò che passa per la testa di Phoenix, che, da questo momento in poi, si è lasciato andare a dichiarazioni che parlano di abbandono del lavoro di attore, di voglia di dedicarsi alla musica e ad altro. Dichiarazioni alle quali non sono seguiti, finora,  fatti concreti. Per fortuna. Perché Phoenix ha moltissimo da dare ancora al cinema.