Senigallia: verso la conclusione dell’8° Corto Circuito Festival

Un ricco programma tra sensibilizzazioni e laboratori

(marta mancino). Il festival Corto Circuito di Senigallia volge al termine. L’evento è stato organizzato da Confluenze, associazione che ha festeggiato il 25 esimo anniversario quest’anno. Corto Circuito cura la proiezione, in varie sedi, di lungometraggi e cortometraggi, legati al sociale. Una delle particlarità è la proiezione dei vincitori di altri festival.Tra questi, ad esempio, il film Anna vincitore della settima edizione del Firenze FilmCorti Festival. Il cortometraggio sopracitato tratta di una madre in età avanzata, senza marito, che, nello sfondo dell’Ucraina Orientale distrutta dalla guerra, desidera dare una svolta radicale alla sua vita. Anna è stato proiettato l’8 luglio al Teatro La Fenice di Senigallia insieme ad altri cortometraggi che si sono distinti in altri festival.

L’origine del nome.

Perché il nome corto circuito ? Fondamentalmente perché un corto circuito è quello che si determina, appunto, tra pubblico ed autori di cortometraggi e perchè le opere proposte siscitano attenzione e coinvolgimento.
Il 3 luglio, sulle sponde del fiume Misa, è avvenuta l’anteprima del festival che già di per sé ha riscosso un grande successo. L’evento è poi iniziato ufficialmente il 5 luglio al Teatro la Fenice di Senigallia. Centrale il genius loci degli autori dei corti proiettati in questa serata che evidenzia la loro volontà e caratteristica di tornare a stabilire un rapporto col territorio.

5 è il numero perfetto.

Il 6 luglio è stata proiettata, ancora presso il Teatro La Fenice, l’opera prima 5 è il numero perfetto del regista Igort. 5 è il numero perfetto è un film tratto da una graphic novel realizzata dallo stesso regista. Narra di Peppino Lo Cicero, un sicario camorrista in pensione, che prova a tornare al lavoro dopo l’omicidio di suo figlio. Lo Cicero è interpretato da Toni Servillo, attore sorrentiniano per eccellenza. Igort dimostra di essere in possesso di una forte abilità a rendere protagonisti gli spazi e anche gli edifici, in ogni inquadratura, come in una tavolozza. Da non perdere.

Corti di fiume.

Al centro dell’azione del festival c’è sempre il fiume Misa e le questioni ad esso connesse come si vede anche dal fatto che esiste una sezione legata esplicitamente al corso fluviale sopra citato. A questo proposito, il 15 luglio si è tenuta la sezione corti di fiume con quattro cortometraggi con protagonista di sfondo il fiume Misa e mostrati in prima assoluta agli spettatori del festival: Non ho più acqua di Federico Pergolesi, Flumen di Lorenzo Cicconi Massi, I fiumi non tornano indietro di Simone Francescangeli ed il documentario Andante di Stop2.

Il fiume Misa e l’ambiente.

In quest’edizione Corto Circuito mostra anche una forte attenzione e sensibilità alle tematiche ambientali nella sezione dedicata all’ambiente con i seguenti film: La soledad de los cipreses chilenos di Simone Francescangeli, Deforestazione Made in Italy di Francesco de Augustinis nota anche per essere stata consigliata da Fridays For Future  Italia viaggi e inchieste sulla deforestazione in atto tra Italia e Brasile.

L’atipicità del festival.

In questo festival atipico sono stati realizzati anche, dal tredici al venti luglio, laboratori cinematografici, cosa insolita per un festival in modalità presenziale, sotto la supervisione della regista di cortometraggi Giulia Casagrande, per adolescenti e non dai tredici anni in su. I laboratori sono stati realizzati sia nella biblioteca comunale che vicino al fiume Misa. Sono state messe in opera in più fasi, tipiche della realizzazione di un lungometraggio o di un cortometraggio ovvero riprese, sopralluoghi (al fiume sopra citato) e scrittura delle idee.

Tra cinema e cene.

Il laboratorio cinematografico inserito nel contesto di un festival è, a mio parere, un modo ulteriore per far appassionare anche i più giovani alla Settima Arte e magari portarli a partecipare alle proiezioni dei cortometraggi del festival.
La particolarità di questo festival è stata anche quella di ospitare a casa degli organizzatori, in numero contingentato, proiezioni di film anticipati da cene. Questo è stato ad esempio il caso di Semina il vento opera prima firmata da Danilo Caputo. Altri titoli: Gueros, Tagliare le parti in grigio di Vittorio Rifranti e il documentari Anthropocene.