“L’evoluzione della specie”: un racconto di Giulio Natali

Terzo appuntamento coi racconti di Giulio Natali

Occhi ->Azzurri. Anzi turchesi. Fatto.
Capelli à-> Biondo cenere. Fatto.
Corporatura -> Minuta ma al contempo prestante. Bacino non eccessivo. Fatto.
Genere -> Possibilità di farsi sessualmente concavo o convesso all’esigenza. Fatto.
Carattere -> Amabile, ma non troppo. Fatto.
Peluria -> Assente, retaggio di antenati a quattro zampe. Fatto.
Predisposizione -> Approccio meccanicistico-utilitaristico, l’unica che conti. Fatto.
Religione -> Culto di se stesso. Fatto.
Segni particolari ->Tatuaggio maori sul bicipite destro, ovviamente muscoloso come quelli che anni prima andavano in luoghi chiamati palestre. Fatto.

Vittoria è la prima!

Vittoria dovette muoversi in fretta per essere la prima perché, anche se era fallito l’esperimento australiano sull’orangotango, il tizio del Kentucky era ancora un avversario temibile. Lui, poi, avrebbe avuto ben più risonanza. Il primo, non la prima. Gli sponsor, i media, la grancassa che ne sarebbe seguita probabilmente avrebbero preferito occuparsi di Jimmy. Ma ci teneva troppo e riuscì nell’intento. Partorì un avatar 3D a cui diede il nome di Ferruccio sette minuti in anticipo rispetto alla nascita, dall’altro lato dell’oceano, di The Iron Thing.

Le tecniche più evolute

Utilizzò tutte le tecniche più evolute della medicina e della tecnologia; il seme cibernetico con tutti i comandi prescelti venne impiantato all’interno dei suoi organi, così da garantire la venuta alla luce ventiquattr’ore dopo il concepimento. Nel giro di pochi minuti Vittoria vide il suo corpo cambiare. Il seno aumentò di due taglie e anche la pancia si gonfiò in modo impressionante. La pelle del mento iniziò ad afflosciarsi mentre ai polpacci esplosero capillari bluastri. Al contrario di Jimmy, che avrebbe espulso il figlio per via rettale e si trovò quindi con il deretano grosso come una mongolfiera per tutta la notte precedente all’evento, scelse di dar alla luce la creatura, configurata sullo schermo grazie all’aiuto di un ingegnere, come si faceva una volta con i figli di carne

Un microchip per Ferruccio

Aveva però sentito raccontare i dolori che quelle contrazioni chiamate doglie provocavano, e pensò che nessun vivente avrebbe potuto sostenere uno sforzo del genere. Erano decisamente il retaggio di un mondo analogico, arcaico, non ancora plasmato nei tempi e nei modi secondo l’unica volontà sovrana, quella dell’individuo. Così optò per farsi iniettare i codici di un microchip che protesse la cosa di lì a poco denominata Ferruccio e, istruendola alla perfezione mediante connessione diretta con il cervello che via via acquisiva i gigabyte di memoria necessari, l’aiutò a scivolare fuori dal suo corpo senza danneggiarne tessuti e membrane. “Mammina cara”, disse l’avatar 3D alla donna emozionata appena fuoriuscì dal corpo di lei, pronta a verificare la corrispondenza dei tratti somatici con quelli preselezionati.

Il futuro della specie

Dai sorrisoni che la cosa faceva pensò di aver ecceduto sull’amabilità del carattere – era già compito del levriero afghano fare le feste e portare buonumore nel loft – ma nel complesso rimase soddisfatta del risultato. Ce l’aveva fatta. Era la prima a garantire futuro sulla terra alla specie, da quando era diventato troppo faticoso e complicato procreare e crescere bambini, portatori di cacca, pipì, muco, allattamento, notti insonni. E poi di compiti a casa, brufoli e ormoni instabili. Non ne nasceva uno da ventun’anni, anche perché da tempo l’aggettivo “fluida” era usato per descrivere l’inclinazione sessuale e non più la sostanza opalescente e biancastra che i nonni chiamavano sperma.

Nascita senza fastidi

Pian piano la sua qualità si era ridotta, fino a quando quella idonea al concepimento era diventata introvabile, come una sorta di Sacro Graal contemporaneo. Ferruccio nacque dunque senza i fastidi che i neonati di una volta avrebbero arrecato, già pronto a parlare correttamente tre lingue e a gestire l’economia di casa come un ometto. Aveva già l’hardware necessario a decidere da solo cosa diventare. Non avrebbe tollerato visioni del mondo diverse da quella definita nella fase di configurazione ed era prevedibile che sarebbe diventato un alfiere della libertà obbligatoria e della pace assoluta, princìpi non negoziabili e da imporre con ogni mezzo coercitivo. Pochi minuti dopo essersi fatta ritrarre per le pubblicazioni a cui aveva garantito l’esclusiva, Vittoria era già pronta ad uscire dalla clinica insieme all’avatar 3D.

Cambiare un parametro

Scendendo dal terzo piano, le venne però in mente che dieci giorni dopo compiva sessantadue anni. Di lui avrebbe visto solo una parte dell’esistenza. Questo non era accettabile, neppure economicamente. Allora telefonò all’ingegnere che controllava i parametri di Ferruccio domandando se potesse ancora cambiarne uno. Alla risposta affermativa, ordinò immediatamente una modifica.
Velocità della vita -> Rapidissima. Fatto. In un’ora Ferruccio nacque, crebbe, si fece grande, invecchiò e morì.E Vittoria, che vendette seduta stante i diritti del funerale, se ne andò dalla clinica piangendo dietro il carro funebre della cosa.